Allenatore aggredito ad Arezzo: a Radio Fiesole Antognoni sul fair play

Allenatore colpito da un genitore con un pugno in faccia per la mancata convocazione del figlio


 L'aggressione avvenuta ad inizio maggio su un campo di calcio che vedeva impegnati atleti giovanissimi, tra Bucine e Montevarchi in provincia di Arezzo, è rimbalzata in tutta Italia. 
L'episodio ha riacceso l'attenzione sul comportamento tenuto sugli spalti da parte dei genitori e sul fair play.

A Radio Fiesole alcuni ospiti sono intervenuti sull'argomento durante il programma condotto da Benedetta Rossi ed Alessio Nonfanti. 

Giancarlo Antognoni, club manager della Fiorentina, capitano storico e bandiera della squadra viola è anche testimonial del fair play "Si tratta di un gesto che non può essere giustificato, purtroppo sono cose che accadono. Ai miei tempi i rapporti erano diversi, c'era forse più rispetto per le persone in generale. Spiace soprattutto perché si è verificato in un ambiente in cui dovrebbe regnare la serenità di divertirsi; un giovanissimo deve giocare, poi se diventerà un campione tanto meglio per lui. Questo episodio è negativo per il calcio. Il genitore deve dare il buon esempio ed andrebbero educati anche i genitori. Colpire un allenatore è eccessivo, istruiamo un po' i genitori ed alla fine speriamo di ottenere il risultato migliore. I bambini sono quelli che ci rimettono di più, perché perdono la serenità del divertimento del calcio che è anche lo stare assieme. Certo la comunicazione è cambiata, ad esempio con i telefonini ed i messaggi a distanza, meglio avvicinare le persone, perché conta il campo ma anche il prima e dopo.. quello che accade fuori".
I primi passi di Antognoni nel calcio. "Il primo gol in Serie A l'ho segnato nella Fiorentina al Cagliari, da giovanissimo non ricordo le reti... ricordo però che a 15 anni sono andato via di casa e sono stato fortunato perché i miei genitori non hanno mai interferito.. certo loro erano a Perugia ed io ad Asti, ma devo dire che anche dopo il mio arrivo a Firenze sono stati tranquilli".

Interviene sull'argomento anche Marcello Bianchi, istruttore presso la Società del Galluzzo, esperto di calcio giovanile "Sono istruttore nel senso che istruisco a vivere: stare in gruppo, cadere e rialzarsi. Vincere e perdere, perdere e perdere.. In qualche decennio di esperienza sul campo con i bambini sono stato molto fortunato, è normale che sui grandi numeri le cose cambiano. Le incomprensioni ci sono e quella che si chiama Scuola Calcio dovrebbe valere anche per i genitori, partecipando e facendo esperienze per imparare ad accettare il risultato. Ho tanti bambini al Galluzzo e soprattutto nei primi anni giocano poco, a volte sono solo 10 minuti di partitina dopo due ore di viaggio. E' difficile fare giocare tutti: c'è sempre chi riesce a segnare e chi non ce la fa, ma occorre essere tranquilli. Occorre essere molto responsabili per stare con i bambini; un corso federale dovrebbe rilasciare un attestato dopo un corso, ma sfido tanti a dimostrare di avere alle spalle un corso di abilitazione. Spetta alla Federazione controllare e alle Società la responsabilità di affidarsi a professionisti. I bambini dopo 8 ore di scuola vogliono sfogarsi; è difficile spiegare i ruoli e le dinamiche di gioco, ma le regole invece devono essere conosciute da tutti, genitori compresi.  Il babbo magari voleva fare il calciatore, il bambino invece viene per giocare con gli amici: non conta, devono essere responsabilizzati entrambi. Il professionista deve essere capace di dire no, ed arrivare anche a consigliare di provare altri sport".

Antonio Lenoci