Acquario di Livorno: la tartaruga Caretta caretta ritrovata al largo Isola di Capraia il 22 agosto

E' stata ribattezzata Camilla


E’ giunta ieri mattina, intorno alle 8.00, presso l’Acquario di Livorno “Camilla” – l’esemplare di tartaruga marina Caretta caretta che era stata recuperata ieri da un diportista nelle acque fuori dal porto dell’Isola di Capraia (Livorno), dopo essere stata trovata in evidenti difficoltà natatorie, e consegnata subito alla Capitaneria di Porto dell’isola.

La tartaruga “Camilla” – questo il nome scelto per lei da chi le ha prestato i primi soccorsi - è da questa mattina nelle mani dello staff biologico e veterinario dell’Acquario di Livorno – gestito da Costa Edutainment S.p.A. – che se ne prenderà cura fino al momento del rilascio.

“Camilla” – un esemplare femmina di circa 5 anni di età stimata – al momento pesa circa 15 kg; il suo carapace ha una lunghezza di 52cm.

Oltre all’Acquario di Livorno, sono stati coinvolti nelle operazioni di recupero della tartaruga marina “Camilla” i seguenti organi competenti: ARPAT TOSCANA, la Capitaneria di Porto di Livorno, l’Istituto Zooprofilattico di Pisa, il Corpo Forestale dello Stato, l’ASL 6 di Livorno, l’ Osservatorio Toscano dei Cetacei nell’ambito della rete toscana degli spiaggiamenti, coordinata dalla Regione Toscana.

Tartaruga marina Caretta caretta

La Caretta caretta, specie tipica delle regioni temperate, è sostanzialmente carnivora. Vive in mare aperto, ma ritorna alla terraferma per il fondamentale e delicato momento della riproduzione. Nel periodo della deposizione predilige spiagge in prossimità di coste rocciose, con fondali sufficientemente sicuri e ricchi di risorse alimentari.

Tutte le tartarughe marine sono tutelate dalla Convenzione di Washington (C.I.T.E.S, la convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione), la cui applicazione è affidata e coordinata a livello nazionale dall’organo Corpo Forestale dello Stato – servizio C.I.T.E.S.

Questi animali, infatti, spesso subiscono danni e sono sottoponibili a ricovero per varie cause, tra le principali:

interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali);

ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili;

impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove);

patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria);

inquinamento con petrolio.

Ogni volta che una tartaruga viene soccorsa, la cosa migliore da farsi è informare subito le autorità competenti (Corpo Forestale dello Stato, Capitaneria di Porto), contattando la centrale operativa della Guardia Costiera al numero telefonico 0586/826.070 le autorità stabiliranno a quale istituto affidarla per le eventuali cure.

Per l'emergenza in mare è attivo il numero blu 1530 gratuito sul tutto il territorio nazionale ed attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno.

Redazione Nove da Firenze