Acqua e Amianto in Toscana: la sinistra chiede di sostituire i tubi

I consiglieri: "In 33 comuni toscani i prelievi hanno registrato presenza di fibre di amianto nell’acqua". Miriam Amato (Potere al Popolo): “Tubi vetusti, bisogna partire da quelli in cemento amianto, come richiesto da associazioni e movimenti fin dal 2014”


A seguito di numerose iniziative, portate avanti da comitati locali, gruppi consiliari fra cui anche Firenze Riparte a Sinistra e Sì Toscana a Sinistra, l’Autorità Idrica Toscana ha dato il via ad un monitoraggio per verificare se tali condutture liberano fibre di amianto, e nel report del Febbraio 2018 è emerso che ben 59 prelievi, in 33 diversi comuni, hanno registrato la presenza di fibre di amianto disciolte nell'acqua. "Gli acquedotti toscani versano in pessime condizioni, con perdite elevate o elevatissime, scarsa manutenzione, bollette salate e pochi investimenti: tutti i frutti della gestione privatistica della risorsa idrica, in spregio ai risultati del referendum sull’acqua", affermano Trombi, Grassi e Verdi (Firenze Riparte a Sinistra - Comune di Firenze), Fattori e Sarti (Sì Toscana a Sinistra - Regione Toscana). Negli acquedotti "ci sono quasi 2.000 km di tubi che contengono amianto, ormai vetusti e spesso in cattive condizioni, che portano l’acqua potabile nelle nostre case. Abbiamo deciso di avviare una campagna regionale, coinvolgendo i comuni, la Regione e la cittadinanza, all’interno della quale avanziamo alcune domande e richieste".

Le domande: "In due casi, a Marina di Pisa e ad Agliana, ove la concentrazione di fibre per litro è stata rispettivamente di 881637 e 707250, è stato deciso di procedere alla sostituzione dei tubi a monte del prelievo e di sospendere i prelievi, e vorremmo capire chi ha preso tale decisioni e soprattutto su quali basi".

Le richieste: "è nostra intenzione che venga applicato il principio precauzionale, e si fissi a zero la soglia massima accettabile di fibre di amianto nell’acqua potabile, si sostituiscano con urgenza tutte le tubature a monte dei prelievi che hanno registrato presenza di fibre di amianto disciolte in acqua e si programmi la sostituzione, nel breve periodo, di tutte le tubature contenenti amianto ancorché integre. Crediamo che sia necessario tali sostituzioni vengano realizzate attingendo agli utili generati dalle partecipate che gestiscono la risorsa idrica. Vogliamo una vera e completa ripubblicizzazione della risorsa idrica attraverso enti di diritto pubblico, svincolando l’acqua dalla logica di mercato e del profitto, e in tal senso chiediamo che non si rinnovino né proroghino le concessioni in essere. Infine, crediamo sia opportuno avviare uno studio regionale sugli effetti dell’amianto disciolto in acqua sulla salute umana. Sulla base di queste domande e di queste richieste stiamo depositando una mozione ed una interrogazione ad hoc al Comune di Firenze e ci auguriamo che atti analoghi vengano presentati in tutti i comuni della Toscana" concludono Giacomo Trombi, Tommaso Grassi, Donella Verdi (Firenze Riparte a Sinistra) e Tommaso Fattori e Paolo Sarti (Sì Toscana a Sinistra).

“L’acqua tornerà pubblica solamente se gestita da un organismo di diritto pubblico e non da una holding, che né consente la speculazione col fine di lauti dividendi per i soci. Ogni anno, al Comune di Firenze – spiega la consigliera dio Potere al Popolo Miriam Amato – entrano nelle casse circa 4 milioni di euro. Inoltre, il prolungamento della concessione a Publiacqua equivale a negare che sia stata fallimentare: ha accumulato penali per ben 1.661.792 euro nel biennio 2015/2016 per non aver rispettato gli obblighi di comunicazione e non ha realizzato 3.689,938 euro di investimenti, da tariffa (netti) previsti, a cui possiamo aggiungere le perdite diffuse di rete ed i disagi denunciati dai lavoratori. Apprezzo il tempismo del Sindaco nell'annunciare che non aumenteranno le bollette, proprio mentre stanno arrivando delle segnalazioni con un addebito maggiorato di almeno 7 mc a conguaglio, a utenza. Siamo abituati a sentir parlare di investimenti, peccato che poi non vengono mai tutti realizzati. Per la sostituzione dei tubi vetusti, ricordiamo al Sindaco la necessità di partire da quelli in cemento amianto, visto il potenziale pericolo per la salute pubblica. Nella nostra città si tratta di 6 km di tubature, ma sono condotte principali, in altre parole tubi che portano l’acqua dagli impianti di prelievo ai rami secondari. In Toscana l’area interessata è servita da una rete idrica lunga circa 225 chilometri e realizzata interamente con tubazioni di eternit o cemento-amianto. Dal 2014 organizzazioni, associazioni e movimenti promotori* hanno lanciato la campagna No Amianto Publiacqua: obiettivo, chiedere l’eliminazione dei 2000 km di tubature in amianto o cemento amianto, che fanno parte dall’acquedotto che serve Firenze, Prato, Pistoia e Medio Valdarno. Tutti insieme siamo riusciti a raccogliere più di 3.000 firme. Un utile contributo – conclude Miriam amato di Potere al Popolo – è stato dato anche dal libro “Amianto dal rubinetto può bastare una fibra” di David Mattacchioni e Maurizio Marchi, entrambi militanti di Medicina democratica. E’ una raccolta sistematica di documenti, spesso sconosciuti agli stessi attivisti dell’ambiente e della salute, di valenza generale, con un occhio particolare al problema dei tubi di cemento amianto negli acquedotti della Toscana”.

Redazione Nove da Firenze