Rubrica — Mostre

“Acqua alta - High tide “di Fabio Viale torna visibile da oggi alla Galleria Poggiali

Dalla Biennale di Venezia alla Galleria Poggiali di Firenze, dai Giardini della Laguna, a via della Scala. L’artista piemontese Fabio Viale torna a Firenze con una personale alla Galleria Poggiali.La mostra dopo la sosta forzata di oltre due mesi dovuta alla quarantena, proseguirà fino al 4 ottobre 2020, sempre con con ingresso libero.


Nella nuova esposizione fiorentina Viale propone due diverse installazioni: una per la sede di via della Scala, che arriva direttamente da Venezia, e l’altra, davvero monumentale, allestita nello spazio in via Benedetta 3r, dove sono state collocate ben 18 tonnellate di marmo a formare una ripida “cascata” di pietrisco.

Per l’occasione è disponibile un catalogo con un saggio di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze.

Gli spazi di via della Scala sono occupati dal gruppo di sculture che l’artista ha realizzato appositamente per il Padiglione Venezia (ai Giardini) della 58a Esposizione internazionale d’arte – La Biennale di Venezia, conclusasi lo scorso novembre e che ha visto la presenza di un gran numero di visitatori.

Si tratta di una dozzina di monoliti in pietra che replicano a misura reale quei pali in legno di rovere o di castagno alti tre metri e oltre che affiorano nella laguna di Venezia. Questi oggetti sono denominati “bricole”, e servono da segnali per la navigazione. Quelle realizzate da Viale imitano il legno in maniera così stupefacente da far credere che queste sculture siano in realtà dei calchi.

L’allestimento odierno ricorda quello veneziano, cui si è aggiunto un dato di cronaca che ha trasformato disgraziatamente il virtuale in reale. Nel Padiglione ai Giardini, infatti, il paesaggio originale, cioè quello dei canali e della laguna veneziana caratterizzati dalle bricole, veniva evocato con una installazione multisensoriale che immergeva i visitatori in una ambiente realistico grazie a un pavimento immerso in un tappeto di acqua bassa e a una nebbia realizzata con teli di plastica leggermente opachi, che separavano i visitatori dai pali in pietra.

Il dramma dell’acqua alta, da cui il titolo della mostra odierna, ha cambiato tutto, a riprova che la realtà supera molte volte la nostra immaginazione. L’acqua alta che ha invaso tutta Venezia, è penetrata anche nel Padiglione dove si trovavano ancora le sculture di Viale, ora trasportate a Firenze sane e salve. Un motivo in più per spingere Viale a mantenere l’idea originale in questa esposizione di via della Scala. Ovvero per sottolineare in fondo l’emergenza che stiamo attraversando, quella dell’innalzamento del livello del mare, dei cambiamenti climatici e del progresso incontrollato che ha stravolto equilibri naturali e il paesaggio in ogni parti del mondo. La galleria è disseminata di “bricole” in un percorso dove i lunghi pali talvolta solitari, tal altra “abbracciati” da strette catene, diventano dei moniti.

L’allestimento, così risolto, assume un aspetto drammatico e serve a collegare gli inquietanti eventi di questi giorni, conseguenza dei cambiamenti climatici, a quanto vissuto a Firenze nell’autunno del 1966, quando l’Arno superò gli argini, e con tutta la sua furia devastatrice il fiume invase il centro cittadino, raggiungendo l’altezza di molti metri in certi quartieri, come quello di Santa Croce. Ancora oggi, una lapide ricorda la linea dell’acqua in via della Scala e in Piazza Santa Maria Novella, dove furono superati i due metri, deturpando alla base affreschi preziosi e marmi pregiati.

Root'la: dalle cave di Colonnata alla Galleria di via Benedetta Il tono così drammatico dell'allestimento in via della Scala si accentua nello spazio di via Benedetta, dove Viale ha rovesciato 18 tonnellate di pietrisco e sculture di marmo compresse nella quasi totalità dei 15 metri della galleria occupandone tutta l'altezza, trasposizione dell'azione Root'la realizzata alle Cave di Goia di Colonnata lo scorso lunedì 3 febbraio.

La performance ha avuto inizio nella mattinata e si è sviluppata nella sezione della cava di marmo indicata come "ravaneto", dal quale vengono storicamente scaricate a valle le pietre non più utilizzabili, scartate durante la lavorazione, che creano uno scivolo di forte pendenza.

Ripetendo un gesto meccanico compiuto ormai da millenni, Viale ha fatto precipitare alcune sculture di marmo precedentemente acquistate, determinando un'azione di carattere concettuale. Le sculture hanno subito così fratture e lesioni che ne hanno sbozzato la forma, mutilando delle parti. Durante la caduta a valle, l'artista ha accompagnato la discesa, aiutandone il rotolamento fino al raggiungimento del fondo valle. I manufatti, copie sfigurate e rese parzialmente informi, sono stati quindi recuperati e ritoccati per essere protagonisti di un monumentale allestimento.

La genesi del progetto nasce dalla passione che Viale nutre nei confronti delle cave, la stessa dei grandi artefici del passato. Alla Storia appartiene l'intenzione di usare il ravaneto come utensile di scultura: da Michelangelo ad Arturo Martini è un'idea comune quella di capitombolare le sculture a valle con lo scopo di purgarle dai difetti, come se ogni colpo, anziché distruggere, riesca a potenziarle. Ora, l'artista non si limita a immaginare, ma agisce.

Redazione Nove da Firenze