Quando Soffici e Rosai s'incontravano alle "Giubbe Rosse"
Nel libro postumo di un poeta-collezionista i retroscena dei più noti caffè otto e novecenteschi

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 marzo 2007 10:49
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Firenze, 13/03/2007 - "A Firenze un buon numero di pittori prendeva a riunirsi sul finire degli anni Quaranta al caffè 'Michelangelo' nell'allora via Larga, poi chiamata v ia Cavour. Mostravano bella sicurezza gli artisti affermati, i difensori appunto delle regole, gli altri facevano da corona, ma nel giro di qualche anno cominciarono a farsi notare giovani insofferenti che parevano affascinati da strane idee. Ma chi erano questi giovani ed a cosa miravano veramente?". Siamo nella prima metà dell'Ottocento, il caffè è il punto di ritrovo dei nuovi artisti, un luogo dove circolano idee, dove si può conversare, leggere e, per quei pittori perennemente senza un soldo in tasca, scroccare qualche pasto.

Dai locali parigini come il "Lapin Agile" e "Les Closeries des Lilas" si passa a quelli italiani, come i fiorentini "Caffè Michelangiolo" e "Le Giubbe Rosse"o il romano "Aragno". A raccontarci le storie che hanno visto questi luoghi protagonisti del nuovo fermento culturale e le curiosità più piccanti o insolite degli artisti che li hanno animati esce oggi il volume Artisti al caffè (Ed. Polistampa, pp. 448, col., euro 24), un libro di cronache sui pittori dell'Ottocento e del Novecento. Si va dai macchiaioli agli impressionisti, dai futuristi ai pittori metafisici, raccogliendo aneddoti e curiosità e soprattutto le vicende private dei protagonisti: l'amore per il proprio mestiere e quello per la donna, le difficoltà e le incomprensioni che gli artisti incontrarono con la società, insieme ai loro conflitti personali, mettendo in luce aspetti nascosti del loro carattere (l'infinita umiltà di Fattori, la tragica solitudine di Van Gogh, la sregolatezza di Modigliani). Un taglio insolito per un'opera che parla di arte, che però ben si spiega con la personalità del suo autore.

Di Fabrizio Misuri (Siena 2/6/1945 - Firenze 9/6/2002) sono noti solo pochi particolari: poeta, da sempre amante della pittura, è stato un grande collezionista e questa sua passione lo ha portato a indagare approfonditamente nella vita più intima dei suoi pittori prediletti. La narrazione, suddivisa per capitoli in base ai periodi di riferimento, è correlata e scandita da schede che approfondiscono via via i temi trattati ed è illustrata da sedici tavole a colori con alcune opere (di Baccio Maria Bacci, Giovanni Bartolena, Xavier Bueno, Niccolò Cannicci, Raffaello Gambogi, Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Llewelyn Lloyd, Plinio Nomellini, Guido Peyron, Alberto Pisa, Mario Puccini, Ottone Rosai, Adolfo Tommasi, Ludovico Tommasi) della stessa collezione Misuri.

Questo libro, frutto di ricerche durate anni, è uscito postumo e ne rappresenta l'eredità.


Francesca Leoncini

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