IRPET: stagnazione o declino?
Conferenza di fine anno questa mattina a Firenze
Bianconi: «Martini ci ha guidati allo sfascio economico»

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
19 dicembre 2005 19:35
IRPET: stagnazione o declino?<BR>Conferenza di fine anno questa mattina a Firenze<BR>Bianconi: «Martini ci ha guidati allo sfascio economico»

Firenze, 19 dicembre 2005- Dopo la lieve ripresa dell’economia nel corso del 2004, il 2005 chiude ancora con un calo, ancorché modesto (-0,2%), del prodotto interno lordo regionale: ciò fa sì che l’ultimo quadriennio possa considerarsi per l’economia toscana a “crescita zero”. Questo andamento accomuna la Toscana al resto del paese, anche se con toni più negativi, visto che il PIL nazionale è stimato in lieve crescita (+0,1%) rispetto al 2004 ed anche nel triennio precedente ha avuto andamenti meno negativi.
Le difficoltà sui mercati internazionali continuano ad essere alla base di tali dinamiche visto che le esportazioni continuano a diminuire, dopo la breve parentesi dello scorso anno.

Il commercio mondiale ha, in effetti, rallentato il proprio ritmo di crescita, ma è rimasto estremamente dinamico, ed il dollaro si è solo lievemente rivalutato; tuttavia, da un lato, la crescente concorrenza dei paesi asiatici (specie sui prodotti 2 toscani) e, dall’altro, l’aumento del prezzo del petrolio hanno frenato le possibilità di espansione della nostra economia.
L’industria manifatturiera è il settore che, più degli altri, avverte le difficoltà della fase attuale; nel 2005 alla persistenza di queste difficoltà nei settori tipici si affiancano anche quelle della metalmeccanica che pure, negli anni ‘90 era stato uno dei settori più dinamici della nostra economia.

Tiene solo in parte l’industria delle costruzioni che, tuttavia, rallenta il proprio ritmo di espansione, così come il terziario, alle prese con una domanda per consumi stagnante e, invece, una domanda di servizi da parte delle imprese in calo.
Il terziario -ed in parte anche le costruzioni- continua ad alimentare una domanda di lavoro, che è tuttavia, appena in grado di compensare le cadute occupazionali osservate nell’industria manifatturiera e nell’agricoltura: nel complesso la domanda di lavoro si stima possa essere aumentata, nel 2005, in Toscana di appena 2 mila unità.
Il 2006 e gli anni successivi: solo una debole ripresa Dopo un 2006 ancora caratterizzato da bassa crescita (le previsioni prevalenti indicano tassi ben al di sotto dell’1%), a partire dal 2007 l’aumento del PIL potrebbe ritornare attorno all’1,5% annuo, trainato dall’espansione sia delle esportazioni (ma le importazioni dovrebbero aumentare ancora di più) che dalla domanda interna, soprattutto per consumi privati e investimenti.

Crescita del commercio superiore al 7% e tasso di cambio euro-dollaro fermo sui livelli attuali con un ritorno del prezzo del petrolio su livelli più contenuti (anche se dopo il 2006), dovrebbe, da un lato, favorire una nuova ripresa delle esportazioni e, dall’altro, creare un nuovo clima di fiducia che dovrebbe operare sulle scelte di famiglie ed imprese spingendole ad accrescere consumi ed investimenti.
I lievi segnali di ripresa osservati nell’ultima parte dell’anno, assieme al già citato consolidamento dello scenario internazionale non troppo diverso da quello del 2005, lasciano presagire per la Toscana un 2006 in debole espansione, trainato da una nuova crescita delle esportazioni e da un cauto rilancio della domanda interna.
Il PIL toscano dovrebbe crescere dello 0,7% esattamente in linea col resto del paese e dovrebbe essere caratterizzato anche da un ritorno dell’industria a tassi di crescita positivi.

La moda dovrebbe arrestare la caduta della propria produzione, che ha connotato gli ultimi anni, e la meccanica dovrebbe tornare a crescere come negli anni migliori; tutto questo alimenterà anche una crescente domanda di servizi.
Gli effetti positivi dell’avvio di questa nuova -ma molto debole- fase espansiva dovrebbero accentuarsi negli anni successivi, specie se si realizzasse la attesa riduzione del prezzo del petrolio. I consumi delle famiglie potrebbero tornare a crescere in modo più evidente, affiancati anche da una crescita degli investimenti da parte delle imprese, frutto dell’affermarsi di un clima di maggior fiducia sul futuro.
In questo nuovo scenario la crescita del PIL toscano si attesterebbe attorno all’1,4%, in linea cioè con le previsioni di lungo periodo che avevamo formulato in “Toscana 2020”.

Si tratta di una crescita che sta al di sotto di quella media realizzata negli ultimi 25 anni (che è stata dell’1,8%) e che potrebbe pertanto essere insufficiente a garantire l’elevato livello di benessere raggiunto negli anni dalla nostra regione. Dal punto di vista territoriale questo scenario penalizza in modo particolare i sistemi distrettuali, aggravando una situazione che perdura da qualche anno. Livelli preoccupanti vengono raggiunti nel distretto pratese, dove negli ultimi 4 anni il PIL ha registrato una caduta media pari all’1% annuo.
La crescita della produttività del lavoro e, per questa via, il recupero della competitività sui mercati internazionali sta alla base di questa (e possibilmente anche di una maggiore) crescita; se questo accadesse, tuttavia non è escluso che nei prossimi anni vi sia addirittura una diminuzione della domanda di lavoro, invertendo la tendenza che si era affermata nell’ultimo decennio.

Vale tuttavia la pena di rimarcare che, in assenza di un adeguato ritmo di crescita della produttività, anche il modesto tasso di crescita qui previsto potrebbe non essere realizzabile.

«Anche quest’anno il pacco natalizio è servito. L’Irpet ha parlato: non solo la recessione economica della Toscana è più grave di quella nazionale, con un Pil che scende del -0,2% a fronte di una tendenza nazionale che è, seppure minimamente, all’incremento. E le previsioni per il 2006 non sono di gran lunga migliori, con una previsione di ripresa non lenta ma lentissima, oltre che incerta, attestabile attorno all’1,4%.

E’ uno stallo mai visto dal dopoguerra in qua, sia per consistenza che per durata dato che si tratta del diciassettesimo trimestre di flessione senza mai riprender fiato. I dati sono allarmanti, e ciò nonostante la Toscana abbia tutti i requisiti per fare meglio del resto d’Italia, non peggio. Sono evidenti le responsabilità politiche, certo, ma anche di quanti in nome della cosiddetta concertazione si rendono complici involontari della politica folle e disgraziata che ha lanciato in un precipizio l’economia toscana».
«L’export è in gravissima crisi, con una differenza di 5,2 punti percentuali tra la crescita nazionale (2,3%) e la flessione toscana (-2,8%).

Addirittura, ci sono aree territoriali investite da veri e propri tsunami nelle esportazioni, come nel caso di Massa Carrara dove si concentra il calo del -23,5% delle esportazioni nel comparto “Macchine e apparecchi meccanici”, a fronte di un dato italiano positivo per lo 0,8%. L’artigianato è sull’orlo del baratro, con cadute anche superiori all’8% nel manifatturiero: all’estero legno e prodotti in legno Made in Tuscany non tirano più (-17,3% delle esportazioni, 10,3 punti al di sotto del dato nazionale), pelle e tessile perdono terreno, così come i prodotti alimentari e il tabacco che segnano un -7,3% a fronte di un 1,2% di crescita nazionale.

Intanto l’agricoltura stenta ad affermarsi, e mentre in Italia l’export di prodotti agricoli cresce di oltre 6 punti (6,3%), in Toscana si registra un calo del -2,1%. L’industria, poi, non va meglio e attraversa una fase di grave perdita di competitività con il crollo dei livelli occupazionali».
«Insomma, l’Irpet non fatica a mettere nero su bianco l’espressione “declino della nostra economia”. Ma Martini no: egli ancora una volta, invita a non drammatizzare definendo una simile situazione semplicemente un “campanello d’allarme” da non trascurare e rassicurando sul fatto egli inizierà a lavorare da domani con la discussione sul bilancio in consiglio regionale e, più ancora, da gennaio prossimo con la stesura del Piano di sviluppo.

La chiama ‘cantiere’, lui, e invita a colloquiare, a parlarsi, giustificando il ritardo nella reazione alla crisi economica toscana con la capacità di assorbimento ed ammortizzazione dei disagi che la coesione sociale rende possibile in Toscana. Lui comincia a rimboccarsi le maniche “da domani”, come si dice per le diete o per perdere un vizio. Fa ridere che Martini voglia mettersi a lavorare “da domani”. Lui lavora da anni, da tanti e tanti ‘domani’, ma contro i toscani e contro la Toscana».

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