La matematica per le decisioni economiche e finanziarie


Che cosa ha cambiato il modo di investire i risparmi negli ultimi vent’anni? La matematica. Non è un’esagerazione, ma una realtà. L'integrazione dei mercati, la possibilità di operare on-line ed in tempo reale su ogni stock exchange del nostro pianeta, l'offerta di prodotti finanziari sempre più numerosi e sofisticati ha radicalmente trasformato i termini di una scelta che il singolo risparmiatore non è più in grado di affrontare con le proprie forze. Le banche e le istituzioni finanziarie che offrono ai loro clienti prodotti "finali" differenziati a seconda del profilo di rischio, per la gestione dei loro capitali mobiliari, utilizzano staff tecnici costituiti da squadre numerose e aggiornate di matematici, economisti, statistici. Ciò che è meno noto è che dietro a questa attività c'è una solida e complessa teoria che utilizza modelli matematici avanzati basati sul calcolo delle probabilità , sui processi e le equazioni differenziali stocastiche, la teoria della misura.
Nel XXV convegno annuale dell'Associazione per la Matematica applicata alle scienze economiche e sociali (AMASES) che riunisce da ieri a Firenze esperti da tutto il mondo (fino a sabato 8, Palazzo dei Congressi, piazza Adua,1) tali tematiche costituiscono uno dei principali settori di intervento.
AMASES è un'associazione di matematici che elaborano modelli per descrivere fenomeni economici, come le fluttuazioni della borsa, le prospettive di sviluppo per i paesi avanzati e quelli del terzo e quarto mondo, la possibilità di assicurarsi contro rischi catastrofici prodotti dall'uomo o dalla natura. La matematica, certo, non è in grado di fornire ricette risolutive, perché i modelli matematici non forniscono soluzioni: però offrono punti di vista, nuove e talvolta inattese basi per prendere delle decisioni. Questo tipo di scienza si chiama, infatti, Matematica per le Decisioni.
“La matematica per le decisioni economiche, finanziarie e sociali cerca di guidare nella scelta tra gli scenari e le alternative sempre più numerose e difficili da leggere ed interpretare che la realtà dell'agire umano continuamente ci propone – spiega Franco Gori, ordinario all’Università di Firenze e organizzatore del convegno - Poichè questo riguarda ed interessa tutti, non solo le classi dirigenti, vale la pena di ascoltarla, nonostante il suo linguaggio possa apparire a molti astruso. Per le giovani generazioni, soprattutto, vale la pena di studiarla”.

Redazione Nove da Firenze