Il 29 aprile 2001 sarà inaugurata presso il Centro Arte Contemporanea Palazzo delle Papesse di Siena un nuovo appuntamento del ciclo espositivo Atlantide


Il progetto Atlantide, al quale hanno già partecipato nelle edizioni precedenti artisti come Massimo Bartolini, Bianco-Valente, Botto e Bruno, Emilio Fantin, Federico Fusi, Chioko Miura, Alfredo Pirri, Sara Rossi, si propone come laboratorio permanente sulla città e il territorio della provincia di Siena.
I due nuovi progetti espositivi di Letizia Cariello e Petra Peter esplorano la dimensione psicologica e fisica dell’universo femminile. Letizia Cariello prende spunto dalla figura di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa che viene festeggiata proprio il 29 aprile; Petra Peter si ispira alle tematiche del quotidiano interpretandole con una sensibilità squisitamente femminile; entrambe proseguono il dialogo aperto con la città ed il territorio di Siena sviluppando un confronto critico tra la produzione artistica contemporanea e le specificità artistiche, culturali e territoriali della città.
L’emblematico titolo Atlantide richiama infatti alla mente la terra sommersa dalle acque e allude a una Siena capovolta, ai suoi canali sotterranei, quindi a una città utopica dove società e natura, architettura e paesaggio convivono armoniosamente.

I progetti

Letizia Cariello
Letizia Cariello realizza un’unità abitativa per l’isolamento domestico.
Il titolo del lavoro, “IO, CATERINA”, è una citazione dell'incipit delle lettere di Santa Caterina da Siena. Caterina Benincasa iniziava ogni sua lettera dalla clausura al mondo nominando due volte la propria identità: una col pronome personale "Io" e l'altra col suo nome di battesimo. Una determinata rivendicazione della propria identità da parte di una donna che ha lottato per sottrarsi al progetto di vita impostole dalla famiglia, che ha rifiutato un destino subalterno, se non a Dio. Letizia Cariello trasla questa attuale rivendicazione del “diritto alla ricerca di sé” su un piano laico, sottolineando il geniale ribaltamento di segno del progetto oppressivo familiare e sociale da parte di Caterina e “le altre”. L’isolamento all’interno dell’ambiente domestico come scelta di vita è un’efficace invenzione concettuale che realizza una dimensione di autonomia e indipendenza e che disarma ogni tentativo di condizionamento. La prigione diventa un rifugio. Come scrive la Cariello: “Da questo punto si fa "zero". Ricomincia il disegno di una vita libera, padrona del codice eversivo che ribalta qualsiasi costrizione attuata nella rivendicazione di un pensiero creativo”.
Formalmente “IO, CATERINA” è una cella in muratura contenente un bagno le cui dimensioni ne permettono l’uso ad una persona in carrozzina – in totale, poco meno di 4mq. Sulle pareti sono fissate delle fotografie realizzate dall'artista che sono frammenti di una narrazione personale, ma non autobiografica. Le pareti, all’interno, sono dipinte in azzurro fino ad 1 mt da terra; dello stesso colore - che rappresenta l’acqua, simbolo di sospensione e di isolamento - è colorata anche la porta d’accesso. Sul tetto c’è un letto su cui si può salire grazie ad una scaletta fissata su un lato del cubo. Camera da letto e bagno sono i luoghi protetti dell’intimità quotidiana per eccellenza. “IO, CATERINA” rappresenta la traduzione spaziale di una dimensione interiore.

Petra Peter
Il lavoro di Petra Peter si confronta con le tematiche del quotidiano, misurandosi con le cose che sono ben note a ciascuno di noi: cose che utilizziamo, che agevolano lo svolgimento delle nostre attività quotidiane, rispetto alle quali, tuttavia, non abbiamo sviluppato sentimenti particolari. In verità esse non sono immediatamente riconoscibili come tali nei lavori della Peter. Se raggiungiamo una parte di una delle sue installazioni, nelle grotte del Palazzo, non è l’universo del quotidiano che ci circonda, quanto piuttosto un paesaggio di fiaba: i calici di diverse grandezze, candidi come neve, sottili come un velo, quasi trasparenti, che sembrano fiori sui loro steli sottili pronti a piegarsi sotto il loro stesso peso e a vibrare ad ogni movimento; in verità si tratta di minuscoli calchi del nostro corpo, fusi in porcellana bianca.
La seconda parte della stessa installazione ci parla ancora del corpo, dell’acqua e del lavare, dunque della quotidianità della vita. Sull'altana del Palazzo delle Papesse sarà appesa ordinatamente a dei fili con delle mollette della biancheria immacolata e splendente: camicie, pantaloni, mutande e reggiseni. Ma anche in questo caso qualcosa disturba la convenzionalità della scena. La biancheria è più bianca e le taglie sono maggiori di quelle che siamo soliti vedere. Il materiale di cui è fatta non è, a ben guardare, il classico cotone, ma il tessuto sottile delle calze da donna. A questa installazione, che è divisa in due parti e luoghi distinti per la prima volta, si aggiunge un altro lavoro dal titolo "Inhaltsabgabe" (i.e. perdita di contenuto), in cui a dei recipienti di plastica trasparenti e appese nella corte del Palazzo corrispondono altrettanti contenitori colorati sistemati a terra, nei quali confluiscono, con un ritmo regolare e "rumoroso" i contenuti, cioè le gocce d'acqua che cadono dall’alto. La Peter ama l’acqua e il mare e ama rielaborare le proprie stesse esperienze e i ricordi nelle sue opere. E riesce ogni volta a rinnovare l’incantamento della fusione dell’arte con la vita.

La mostra è realizzata con il contributo di: Monte dei Paschi di Siena, The Charming Hotels, Bayer, Futura wide format, Siena APT, Protogon Editori Toscani, Gondrand, VideoSistemi, Idroelettrica

Palazzo delle Papesse, via di Città 126, Siena. Tel. 0577 22071 - orari: feriali e festivi 12-19 costo dei biglietti: intero L. 9.000; ridotto L. 6.000.

Redazione Nove da Firenze