Firenze al Futuro: per lanciare un dibattito all'interno della società civile

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
16 marzo 2001 19:29
Firenze al Futuro: per lanciare un dibattito all'interno della società civile

E' il nome dell'iniziativa presentata oggi pomeriggio presso Legambiente (Via Orsini) da un gruppo promotore aggregato dall'ex assessore comunale Amos Cecchi. Si stanno raccogliendo anche firme su un documento a sostegno dell'iniziativa, partita alcuni mesi fa.
Eccone il testo completo:
"Punti di base per l'aggregazione di un soggetto politico – civile nell'area di centrosinistra a Firenze.
A cura del comitato promotore di Firenze al Futuro.

1. Firenze è ad un punto di svolta: o porta fino in fondo, ulteriormente qualificandolo in senso ambientale, il decisivo processo di trasformazione urbana che è stato delineato e avviato con l'esperienza di governo guidata da Mario Primicerio e assunto, con il necessario apporto innovativo, nel manifesto elettorale del sindaco Domenici, o si ripiega su stessa.
2.

Per poter andare avanti nella direzione di quella che si può definire una città sostenibile, solidale, aperta, sociale, dotata di forti chances sul piano economico necessitano più elementi fondamentali: principalmente, una forte capacità di governo, un ruolo compiutamente svolto nella città dai partiti e dalla coalizione del centro-sinistra, e la condivisione attiva di una parte importante della società civile. E' comunque fondamentale, anche per un'efficace comunicazione con la cittadinanza, che l'idea di "città che vogliamo" passi di più e dispiegatamente attraverso chiare scelte programmatiche che evidenzino e qualifichino il percorso di trasformazione iniziato e il suo sviluppo: in particolare, le fondamentali scelte affermatesi sul piano ambientale - qualità dell'aria, dell'acqua e dell'igiene urbana, mobilità alternativa, in specie su rotaia, recupero alla vivibilità dell'Arno e del Parco delle Cascine - nella politica della solidarietà e dell'accoglienza, nella riforma del welfare locale, nella modernizzazione e trasparenza dell'agire amministrativo e della macchina comunale, nell'ambito della politica fiscale per l'equità, il federalismo e la partecipazione (recupero dell'evasione), per il recupero e la vivibilità delle periferie e dei centri storici.
3.

Il programma di trasformazione della città e il suo processo di attuazione è fortemente contrastato da una destra (che in termini eufemistici viene denominata centro – destra), storicamente portatrice di una cultura ipersviluppista e ambientalmente insostenibile, legata alla rendita di posizione, sia essa di carattere economico che sociale, strumentalmente pronta ad assecondare gli interessi miopi e corporativi di una parte della cittadinanza che esprime un protagonismo politico di tipo individualistico e egoistico, lontano dagli interessi generali della collettività.

Importanti scelte politico amministrative, in questo contesto, incontrano forti ostacoli e rischiano di cedere il passo al "non fare" per non cambiare abitudini, stili di vita, situazioni economiche ed urbanistiche di rendita di posizione.
4. Esiste dunque – ed è un fenomeno generale – una debolezza strutturale del governare. Il rapporto tra azione amministrativa e progetto di città è flebile. Le carenze della macchina comunale, che hanno già di per sé un loro peso negativo rilevante, si rafforzano se emerge anche una guida della città che non prospetta con tutta la chiarezza e la determinazione necessarie l'indirizzo programmatico generale.

Il filo tenue di fiducia tra istituzioni e cittadini richiede, per essere reso più corposo, un rapporto con la città e con i suoi soggetti sociali e civili più forte e permanente. Il politicismo e l'attenzione rilevante agli equilibri e alla visibilità politica fra le diverse componenti della coalizione, così come l'eccesso di attenzione al quotidiano e mutevole umore di determinate fasce dell'opinione pubblica indeboliscono la forza d'attrazione che un progetto di cambiamento può avere nella cittadinanza.

I partiti, anziché svolgere un ruolo da agenti attivi nella società e nell'opinione pubblica, si presentano così ripiegati su se stessi e unicamente attenti alla distribuzione del potere e agli equilibri all'interno della coalizione. A questo si aggiunge la stagnazione della società civile e dei suoi movimenti legati a valori e interessi diffusi: le scelte individuali presentano sì ancora grande attenzione al volontariato solidale, ma a scapito della partecipazione politica, rendendo assai complesso l'affermarsi e il dispiegarsi con compiutezza di un progetto – programma di ampio respiro culturale e politico.

Anche lo storico associazionismo ambientalista e di sinistra segna il passo, e in ciò incide il manifestarsi, anche qui, di logiche autoreferenziali e/o di Palazzo.
5. E' una pericolosa spirale dalla quale occorre uscire presto e con determinazione: da un lato riunendo e mettendo a confronto tra loro le tante energie disperse nella società (in primis, quelle che si sono espresse con l'astensionismo elettorale) ancora disposte a dare un contributo critico e costruttivo alla realizzazione di un processo di trasformazione, che, senza una condivisione attiva dei cittadini rischia di fermarsi e regredire; dall'altro rendendo compiutamente coscienti gli amministratori che senza condivisione e senza l'aiuto della città qualsiasi opzione politico - amministrativa, in specie se propone un significativo cambiamento, è destinata ad un impervio percorso ad ostacoli e, in ultima analisi, a soccombere.
6.

Partendo da queste riflessioni, sembra emergere dunque l'esigenza e l'importanza di un movimento di opinione pubblica che ponga a base della sua esistenza e del suo agire l'aperto confronto tra le forze e le culture democratiche e progressiste, d'ispirazione sociale, cristiana, ambientalista, che attualmente, pur facendo riferimento all'aggregazione di centrosinistra, appaiono disperse e prive di un luogo, sia fisico che politico, dove impostare e dibattere percorsi, programmi e speranze. Un movimento, quindi che, senza preclusione alcuna, ma sulla base di valori e contenuti programmatici, punti a riaggregare le diverse e diffuse disponibilità soggettive, partendo dai temi all'ordine del giorno della città, in un dialettico confronto interno ed esterno, aperto al dialogo con l'esecutivo cittadino, facendo perno sulla mobilitazione civile e marcando, conseguentemente e chiaramente, su programmi e contenuti le proprie differenze da una destra culturalmente inadeguata ai problemi della città.

Un possibile soggetto politico-civile che agisca, con funzione critica e costruttiva nei confronti del centrosinistra, che lavori in città e per la città, ovviamente in un'indispensabile visione metropolitana. Anche considerate queste caratteristiche, un chiarimento si rende fin da subito necessario: il movimento non intende essere parte dell'iter di formazione delle candidature per le elezioni politiche del 2001. Altre sono le sedi per questo. Ovviamente non mancherà la partecipazione alla competizione elettorale che giudichiamo decisiva per il futuro del Paese: non crediamo nelle sconfitte rigeneratrice ma in vittorie che generano cambiamento.

In questo contesto ci proponiamo l'obiettivo di impegnare i candidati sui punti fondamentali di un programma per fare di Firenze un laboratorio politico alfiere di uno sviluppo ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile".

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