Al Presidio di Santa Rosa potrebbe nascere la Casa della Salute

Amato (Gruppo Misto): “L'assessore Funaro non sa del possibile trasferimento della Regione a San Giovanni di Dio e aspetta istruzioni dall'assessore regionale”. Verdi e Grassi: "Se la notizia del trasferimento in Borgognissanti dell’assessorato alla salute sarà confermata si potranno aprire importanti opportunità per la sanità pubblica"


“L'assessore Funaro non sa nulla sul possibile trasferimento degli uffici sanitari della Regione al vecchio San Giovanni di Dio di Borgo Ognissanti e del mantenimento o meno delle funzioni socio sanitarie attuali al presidio di lungarno Santa Rosa”. Lo afferma Miriam Amato, consigliera del gruppo misto aderente a Potere al Popolo, dopo la risposta “insufficiente” data al suo question time in Consiglio Comunale. “L'assessore Funaro afferma di essere in attesa di comunicati e atti ufficiali della Regione – continua la consigliera – come se non si fidasse delle anticipazioni giornalistiche fatte trapelare sugli sviluppi della vicenda, in attesa di istruzioni dall'assessore regionale Saccardi”. E la preoccupazione maggiore della consigliera riguarda la permanenza o meno dei servizi del presidio di Santa Rosa. “I servizi presenti attualmente saranno pesantemente ridotti, come finora previsto, o saranno incrementati – conclude Amato – rendendo il Presidio a dotazione completa secondo la richiesta fortemente presente tra la popolazione del Q.1, del Q.4 e di parte del Q.3?”.

Intervengono anche Donella Verdi e Tommaso Grassi del Gruppo Firenze Riparte a Sinistra sulla possibilità di trasferimento in Borgognissanti dell'Assessorato regione alla Salute: "Nei giorni scorsi è apparsa sulla stampa la notizia di un possibile trasferimento dell’assessorato regionale alla Salute nell’ex Ospedale di San Giovanni di Dio in Borgognissanti. L’assessora Funaro risponde che, al momento, non vi sono né atti ufficiali né formali che confermino la notizia apparsa sulla stampa e che se vi saranno novità sarà sua premura informare il consiglio comunale e la cittadinanza. Se la notizia fosse confermata rappresenterebbe una duplice opportunità per il rilancio della sanità pubblica fiorentina. La struttura dello storico Ospedale di Borgo Ognissanti potrà restare pubblica, essere ristrutturata e ospitare l’Assessorato alla Salute e non finire nel patrimonio di alienazione di un bene di tutta la comunità per fare cassa e lasciare mano libera all’ennesima speculazione a danno del centro storico anche se, trattandosi di una struttura vincolata da uso sanitario, nel migliore dei casi potrebbe vedere la nascita di una residenza privata per anziani o dell’ennesimo studentato. Se invece la struttura rimanesse pubblica rappresenterebbe un argine all’invasione di strutture ricettive al solo scopo di attrarre turismo e allontanare ancora di più la residenza dal centro storico. La seconda opportunità sarebbe rappresentata dalla possibilità di dare un’ulteriore sviluppo al Presidio socio-sanitario di Santa Rosa e invertire il progetto di ridimensionamento portato avanti fino ad ora dalla Regione Toscana che voleva trasferirci l’Assessorato lasciando soltanto alcuni servizi di base e trasferendone altri presso altre strutture sanitarie della città. Offrirebbe la possibilità finalmente di un rilancio di Santa Rosa per creare davvero un Presidio socio-sanitario a dotazione completa al servizio della cittadinanza come richiesto anche da migliaia di cittadine e cittadini attraverso una petizione e una mobilitazione della cittadinanza. Un’occasione che il Comune di Firenze dovrebbe cogliere al volo e sollecitare la Regione Toscana ad andare in quella direzione: potenziamento del Presidio di Santa Rosa e sottrazione di un bene pubblico, l’ex Ospedale di San Giovanni di Dio, alla gentrificazione del centro storico di Firenze. Cogliere questa opportunità per far crescere e sviluppare la struttura di Santa Rosa, con i suoi 7.800 metri quadri per far nascere la Casa della Salute come luogo dove la cittadinanza trova non solo i servizi socio-sanitari di base e specialistici ma un accesso ad essi in maniera concentrata e integrata che garantisca la presa in carico della persona garantendo la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e l’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale. Tutto questo rappresenterebbe un argine alla politica di ridimensionamento dei servizi socio-sanitari alla cittadinanza a cui stiamo assistendo con la spinta verso il ricorso a strutture private per farsi curare e un ritorno, invece, alla centralità della sanità pubblica".

Redazione Nove da Firenze