Zara, sciopero e magazzino occupato: fa paura anche la delocalizzazione nazionale

Senza scomodare gli stati oltre confine nazionale, si teme la concorrenza interna a basso costo


 Sono 39 le persone che potrebbero perdere il posto di lavoro come conseguenza del progetto di chiusura del magazzino di Reggello. "Non siamo di fronte a una crisi aziendale. Siamo di fronte alla rapacitá di una multinazionale che tramite il Sistema degli appalti al ribasso vuole risparmiare sul costo della forza lavoro e liberarsi dei lavoratori sindacalizzati" commentano i Cobas di Firenze.

"Ad Aprile i lavoratori del magazzino di Reggello iniziavano una serie di scioperi e mobilitazioni sindacali. Gli scioperi ottenevano a Reggello la restituzione dei soldi sottratti negli anni, l'applicazione del CCNL con il riconoscimento dei giusti livelli di inquadramento, degli scatti di anzianità e dei ticket mensa, oltre che turni umani. Nient'altro che il riconoscimento dei diritti dei lavoratori".

Cosa è accaduto? Spiegano i referenti Cobas "Zara ha pensato di spostare la merce su altri magazzini (dove il costo del lavoro e' piu basso e - quindi - I lavoratori sono senza diritti) penalizzando Reggello fino a prospettarne la chiusura. I lavoratori di cui ZARA si vuole liberare sono I lavoratori che per anni si sono spaccati la schiena per pochi euro smistando la merce che, finendo nei negozi, ha reso Omancio Ortega - padrone della multinazionale - uno degli uomini più ricchi al mondo. Quello che sta accadendo ricorda molto il meccanismo delle delocalizzazioni che hanno portato nel terzo mondo molte attività industriali. Una delocalizzazione interna al nostro paese stavolta, resa possibile dal fatto che anche qui in Italia sono ormai una realtà condizioni di sfruttamento vergognose che passano dalle cooperative e degli appalti al ribasso. I lavoratori di Reggello a queste condizioni si sono ribellati, portando nel magazzino una piccola rivoluzione". 

Redazione Nove da Firenze