Vado in vacanza... e non torno più

Alessandro e Irene in cima al monte Taishan in Cina

Un ragazzo fiorentino racconta la sua esperienza da espatriato in Olanda, dove si è trasferito quattro mesi dopo aver viaggiato per qualche anno intorno al mondo e aver lasciato tutto ciò che aveva. Ecco le ragioni umane e professionali alla base della decisione sua e della fidanzata di stravolgere completamente la propria vita


In questi anni centinaia di persone hanno scritto loro per incoraggiarli, qualcuna delle quali all'inizio derideva la scelta. Molti hanno chiesto loro come hanno organizzato questo cambio di vita, attratti dalla scelta coraggiosa.

Alessandro Mangione ha deciso di raccontarlo a tutti dalle pagine di Nove da Firenze

Non so se avete presente quella sensazione. Ti guardi anche stamattina allo specchio e cerchi di rendere la tua faccia macchiata dalla dermatite il più presentabile possibile. Il dottore dice sempre che è dermatite da stress. Si accende come un fuoco ogni volta che monta dentro la frustrazione per una una vita che non stai guidando, ma subendo. L'ennesimo giorno di lavoro dove esci di casa col buio e sai che rientrerai esattamente sotto lo stesso cielo. Il maledetto moto a ripetere, lo chiamavo educatamente. Ogni sera la stessa voglia di vomitare. Zero fame e qualche birra forte per anestetizzare il possibile in attesa dell'agognato giorno libero speso a riposare e mantenersi a galla. Da un po' di tempo, ogni maledetta notte, ho scoperto le mie poche ore di libertà dove la mente fugge verso luoghi sconosciuti. Mi sento vivo immerso nella fantasia. Immagino luoghi remoti e sconosciuti dove nessuno si immaginerebbe di finire. Il silenzio, no Facebook, Instagram, Spotify, Netflix, Sky. Soltanto quella immensa voglia di respirare a pieni polmoni la libertà. I miei occhi come recipienti dove mettere tutto il mondo che ho da vedere.

Ho conosciuto da poco Irene e ascolto i suoi racconti di vita e di viaggi nel mondo. Andiamo in Norvegia dopo pochi mesi che ci frequentiamo. Isole Lofoten, sopra la linea del Circolo Polare Artico. Scopro lì cosa significa quel malessere di ogni sera. Piango in continuazione durante quel viaggio. Davanti alle montagne, davanti al mare, in autobus. Lacrime diverse. Lacrime di gioia finalmente inalata. Torniamo a Firenze e una mattina mi sveglio. Scrivo ad Irene e le dico "Oggi mi licenzio. Fai lo stesso e partiamo per l'Asia?" Lei risponde "Non aspettavo altro".

Esco di casa la mattina il 24 Ottobre 2017. Mi giro indietro e so che da quel momento non ho più un lavoro, una casa, un rifugio sicuro, una stabilità. Stiamo partendo per una terra a noi sconosciuta senza un programma definito. Dannata parola, la stabilità. Tutti la rincorrono e poi ci si annoiano una vita intera giocherellandoci. Abbiamo un volo per Pechino di solo andata. Ho avvisato tutti che partiremo e non sapremo quando rientreremo in Italia. Due pantaloni, tre magliette, mutande e calzini. Stop. In molti ci pensano pazzi. Molti ci deridono. Altri ci incoraggiano. Qualcuno ci dice "Beati voi che potete permettervelo". Viaggiamo 84 giorni talmente densi di esperienze che nessun foglio potrà spiegare mai. Cina, Laos, Thailandia, Cambogia, Vietnam e poi ritorno in Europa passando da Svizzera e Francia. La scalata ai 6660 scalini del Monte Taishan, le 12 ore sul bus notturno nella giungla in Laos, le nove ore di trekking nella gola del Salto della Tigre, l'alba al tempio di Angkor Wat, la magia di Shanghai, le notti a viaggiare sul treno della Riunificazione in Vietnam e perfino lo scippo subìto in piena notte in Cambogia,Irene che ogni mattina mi chiede "Dove andiamo oggi?" sono pezzi di vita rimasti incollati addosso alla nostra pelle. Conosciamo la straordinaria umanità di chi non ha nulla,un qualcosa che tocca profondamente le nostre sensibilità. Qualcuno ci commuove per la sua disponibilità ad aiutarci spedendoci un portafoglio dimenticato in ostello a 2.000 km. di distanza. Sentiamo una Libertà sfrenata e gioia incontenibile lontano dagli schemi sociali, dal quel percorso che ti ficcano nel cervello da piccolo. Nasci, cresci, studia, lavora, matrimonio e figli entro i 30/32 e poi lavoro fino alla pensione, morte.

Tornati in Italia, facciamo una fatica tremenda ad adattarci nuovamente alla quotidianità italiana. Troviamo lavoro entrambi ma siamo nuovamente insoddisfatti dopo qualche mese. Il solito discorso: lavori tanto e guadagno poco, nessuna gratificazione personale. Il tuo giorno libero è niente più che un piccolo intermezzo per prendere fiato in attesa di una nuova settimana. Dover supplicare per ottenere un giorno di ferie, polemiche quando ti ammali, arrivismo, assenza di meritocrazia ecc ecc.

Nasce da qui la nostra idea dell'Olanda. Dalla ricerca di un paese più equo, giusto, meritocratico. Faccio un corso intensivo di inglese studiando fino a tardi la sera, e in pochi mesi lasciamo tutto nuovamente per questa nuova avventura di vita. Pochi soldi da parte e due valigie e un alloggio temporaneo per le prima due settimane ad Utrecht, non lontano da Amsterdam. Scopriamo lentamente la vita olandese e troviamo lavoro con una facilità impressionante. La vita scorre in modo profondamente diversa rispetto all'Italia. Nessuno qui conosce il significato della parola stress. Si viaggia tutti in bicicletta, la quale diventa un prolungamento del tuo corpo, su interminabili piste ciclabili. A nessuna importa come ti vesti o da dove vieni, se ti piacciono donne o uomini. La burocrazia è di una facilità disarmante. Sul posto di lavoro vieni gratificato quotidianamente se lavori bene (molto spesso i colleghi a fine giornata ti dicono "grazie per il tuo lavoro di oggi") e gli stipendi sono decisamente più alti. Il sistema fa sì che il titolare abbia molto più bisogno del dipendente invece del contrario e questo ti permette in qualche modo di avere una posizione di privilegio che in Italia sarebbe impensabile. Lavoriamo da pochi mesi ed abbiamo già ottenuto un aumento di stipendio e le ferie in pieno agosto. Per ogni datore di lavoro la tua vita privata è la cosa più importante da salvaguardare. Si entra e si esce in perfetta puntualità, qualunque cosa resti da fare in azienda. Non esiste il badge perchè nessuno fa il furbo. Ci sono due giorni liberi. Si va a lavoro sereni perchè esiste un bilanciamento equo tra vita privata e lavoro.

A distanza di quattro mesi mi inizio a rendere conto quanto sia difficile la situazione in Italia dal punto di vista lavorativo e sociale. Questo mio scritto vuole essere un invito a chiunque sia insoddisfatto della propria vita a prenderla in mano,ad ascoltare i propri desideri e credere di poterli veramente realizzare qualunque ed ovunque essi siano... Sperimenta, approfondisci ed esplora questo mondo che non finisce a Viareggio. Ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che stai sbagliando,che potevi fare diversamente. Tu sorridi e vai avanti per la tua strada. So che aiuta anche a far sparire la dermatite. Staremo in Olanda ancora un po' ma stiamo già organizzando il prossimo incredibile viaggio perchè abbiamo compreso che questo è il nostro giusto moto a ripetere.

Redazione Nove da Firenze