"Università italiana vicina a un punto di non ritorno, 2020 decisivo"

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L'allarme del Rettore dell'Ateneo fiorentino Dei durante l'inaugurazione dell'Anno accademico alla presenza del premier Conte che cerca di tranquillizzare: "Lo sdoppiamento del comparto istruzione e ricerca più università testimonia la nostra attenzione". Ma gli studenti protestano


(DIRE) Firenze, 21 gen. - "È davvero un sincero grido di dolore quello che proviene dalle nostre aule, dai nostri laboratori, dalle nostre biblioteche, dalle nostre aziende ospedaliero-universitarie", perché l'università italiana "è prossima a un punto di non ritorno. Il 2020 sarà l'anno di svolta: bisogna riprendere a investire nel sistema pubblico dell'istruzione, dell'alta formazione e della ricerca per riequilibrare il divario che ci separa dagli altri paesi". Il rettore dell'Ateneo fiorentino Luigi Dei apre così la sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, a cui sta prendendo parte il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Dei chiede al governo, quindi, "quattro impegni concreti": un incremento del fondo di finanziamento ordinario (Ffo), la prosecuzione dei piani straordinari per reclutare giovani e valenti ricercatori, un piano pluriennale per la ricerca d'interesse nazionale e una reale politica d'investimenti infrastrutturali. L'università pubblica, sottolinea, "merita questo credito dal governo: viene da anni di sofferenza, ma anche di grande impegno e di riedificazione autocritica". Tuttavia "senza un incremento di risorse, senza una revisione del meccanismo del fabbisogno finanziario, la cui attuale impostazione si traduce di fatto in una violenta contrazione della spesa corrente in presenza di situazioni finanziarie di assoluta saldezza e virtuosità, il sistema universitario italiano inevitabilmente, già a partire da quest'anno, si avvierà verso un rapido collasso il cui esito sarebbe davvero drammatico per il Paese".

Oggi l'università "è impegnata non solo a rendere conto del suo operato, ma a svolgere un'intensa attività civica, in un particolare momento della vita civile, che ci obbliga davvero a battagliare con i lumi della ragione contro pericolose derive di oscurantismo, sfiducia nella scienza, svuotamento di quei fondamentali valori scaturiti dalla tragedia della seconda guerra mondiale".
(Dig/ Dire)

"Lo sdoppiamento del comparto dell'istruzione, da un lato, e della ricerca e dell'università, dall'altro, testimonia la volontà e la determinazione del Governo di un'attenzione specifica", sottolinea il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ma gli studenti non sono affatto contenti. Si sono alzati e hanno abbandonato il salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, durante l'intervento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, "in segno di protesta contro il sotto finanziamento dell'istruzione e della ricerca". A farlo sono stati i rappresentanti studenteschi dell'Università di Firenze (Csx Firenze, Studenti di sinistra, Udu e Lista Aperta) nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico. "Emerge chiaramente nell'ultima legge di bilancio che il governo non ha ritenuto opportuno neanche un rifinanziamento minimo del settore", hanno spiegato poi in una nota. I dati Ocse sulla percentuale dei laureati tra i 25 e i 34 anni, sottolineano, "evidenziano come, con il 27% di laureati contro una media del 44%, il nostro Paese sia tra i fanalini di coda in Europa. Veniamo da dieci anni di tagli al settore, che hanno portato a una riduzione del personale docente e amministrativo, alla compressione dei servizi e a una minore accessibilita' al diritto allo studio. Senza una inversione di tendenza il sistema universitario nazionale, già in crisi, collasserà".

Redazione Nove da Firenze