Decreto sicurezza: un tavolo del Comune per azzerarne gli effetti

E' l'intenzione del sindaco Dario Nardella, illustrata nel confronto di Palazzo Vecchio con i protagonisti sociali: "i mega Cas che potrebbero spuntare a causa dei nuovi criteri di assegnazione dei bandi, vanno evitati" "Fa bene il presidente Rossi a chiarire che non vuole mettere in pratica alcun tipo di disubbidienza"


FOTOGRAFIE — (DIRE) Firenze, 7 gen. - Un tavolo tra il Comune e il mondo del lavoro, i sindacati, il terzo settore e il volontariato "per affrontare ed azzerare gli effetti negativi" del decreto sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, una "legge pericolosa e dannosa". Il tutto restando saldamente dentro "l'alveo della legalita'. Nessuno qui si e' mai sognato di non rispettare la legge, questo pero' non ci impedisce di denunciare tutti gli aspetti devastanti" della norma "sul piano sociale e su quello della sicurezza". E la strada scelta dal sindaco Dario Nardella, illustrata nel corso del confronto di Palazzo Vecchio con i protagonisti, le sigle e i volti di quella galassia sociale che ruota attorno al capitolo dell'accoglienza. Una via che il primo cittadino rilancia su scala nazionale come "modello Firenze": non la disubbidienza, ma il dialogo tra istituzioni e terzo settore per anestetizzare gli effetti della legge. Un modello fatto prima di tutto di numeri, quelli che interesseranno da qui ai prossimi mesi la metrocitta' fiorentina: "Molti tra chi ha un permesso umanitario o sono richiedenti asilo usciranno dal circuito dell'accoglienza e andranno a finire in mezzo alla strada. Nell'area metropolitana di Firenze- spiega a margine dell'incontro- si parla di quasi 900 persone, sui circa 1.800 accolti, fuori dal circuito di protezione dei centri, i Cas. Persone che rimarranno in mezzo alla strada". Cosi' pero', ribadisce un concetto piu' volte espresso, "si crea tensione sociale e si determina un problema di sicurezza". Per questo, aggiunge, "apriremo un canale con il prefetto Laura Lega e con la Regione. La citta' e l'area metropolitana, infatti, non possono essere lasciate sole nella gestione di questa emergenza".

Proprio alla prefettura Nardella manda un messaggio chiaro: i grandi centri di accoglienza, "i mega Cas" che potrebbero spuntare "a causa dei nuovi criteri di assegnazione dei bandi, vanno evitati. Meglio piccoli centri", l'accoglienza diffusa inaugurata in Toscana, "cosi' da non generare allarme sociale". Il tavolo, quindi, "rimarra' aperto. Faremo- annuncia il sindaco- una mappatura di tutta la situazione nell'area metropolitana", visto che "ci sono Cas che stanno gia' chiudendo, siamo a circa una ventina. Sono inoltre al lavoro gli operatori di strada, perche' c'e' anche il problema dell'emergenza freddo, che tocca la salute e l'incolumita' di queste persone". C'e' poi l'aspetto economico, quanto cioe' potrebbe costare al Comune il trovar ristoro a chi fuoriesce dai centri. Ma qui Nardella non si sbilancia: "Ancora e' presto per fare stime economiche. Certo, se uniamo tutti le forze, credo che potremmo dare una risposta con una spesa non superiore rispetto a quella prevista". Sul fronte nazionale, infine, "insieme ad Anci, il Comune insistera' perche' la legge sia modificata nelle parti che possono essere incostituzionali e dannose".

Il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Salvini, annunciato dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, "credo rientri nella sfera del conflitto delle attribuzioni". Quindi, per giudicarlo "vanno prima di tutto capite la fondatezza e le motivazioni giuridiche". Anche perche' "dobbiamo fare attenzione a non intraprendere strade che rischiano poi di non avere un esito positivo". Lo sottolinea il sindaco di Firenze Dario Nardella, che a margine del tavolo sul tema convocato con il terzo settore e i sindacati, aggiunge: "Fa bene il presidente Rossi a chiarire che non vuole mettere in pratica alcun tipo di disubbidienza. E certo, se l'iniziativa della Regione puo' servire ad intraprendere una strada legale di denuncia sull'incostituzionalita'" della norma, la mossa "puo' essere positiva".
Detto questo, pero', per Nardella la via maestra e' un'altra: "Un fronte unito tra Regioni e Comuni per mettere in luce gli aspetti gravi, deboli, negativi e anche incostituzionali di questa legge, perche' sarebbe sbagliato se ognuno andasse per la propria strada. Cosi' come sarebbe sbagliata una battaglia fuori dai confini della legalita'". Per questo gia' "nel direttivo nazionale Anci del prossimo 10 gennaio auspico si possa arrivare ad una composizione piu' larga possibile. Oggi, infatti, tutti i sindaci sono preoccupati, anche se in modi diversi, delle conseguenze di questa legge". Tra le ipotesi che sta verificando Palazzo Vecchio, conclude, c'e' anche "la norma La Loggia, che consente ai consigli delle autonomie locali di chiedere alle Regioni di fare ricorso alla Consulta".

Sulla disponibilita' ad incontrare i sindaci "spero davvero che il presidente del Consiglio Conte non torni indietro, perche' noi siamo la voce dei cittadini. Non ci interessa la campagna elettorale su problemi seri come l'immigrazione e la sicurezza, ma vogliamo un confronto serio nel merito e nel rispetto reciproco, cosa che mi pare che verso i sindaci stia venendo meno". A dirlo e' il sindaco di Firenze Dario Nardella a margine del tavolo con il terzo settore, le associazioni e i sindacati convocato a Palazzo Vecchio sul decreto sicurezza. "Oltre al premier- aggiunge- e' chiaro che ci dovrebbe essere anche il ministro dell'Interno". Nardella, quindi, resta sul vicepremier e sottolinea: "Mi auguro che Salvini ritrovi un linguaggio appropriato anche verso i sindaci, perche' soltanto attraverso il confronto si possono trovare delle soluzioni. Se invece da Roma si insiste ad usare i problemi sociali delle nostre citta' per fare demagogia e propaganda elettorale, tutto diventa piu' difficile". (Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze