Toscana zona arancione, crisi nera per le imprese

Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana: "Necessari rigore e competenza, lo scenario economico e sanitario rischia di essere peggiore di marzo”. Gronchi (Confesercenti): "Rischiamo l'estinzione". Grassini (Confcommercio): "Ci portano al fallimento, lo Stato non si aspetti il pagamento delle tasse". Agriturismi toscani, buco da 200 milioni?


"Stiamo assistendo al peggiore scenario che potevamo immaginare. Ci aspettiamo che venga affrontato con rigore, competenza e tempi industriali, mettendo in atto tutti gli strumenti utili a sostegno delle imprese della regione. Lo scenario economico e sociale rischia di essere molto più complicato del marzo scorso. Non vorremmo diventasse ingestibile”.

A sottolinearlo è Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana e presidente di Confindustria Firenze, all’indomani dell’inclusione della Toscana nelle zone “arancioni”.

“I dati sanitari mostrano un quadro più che preoccupante. E le previsioni economiche tratteggiano un futuro pesantemente incerto e difficile per tutte le nostre filiere. Oggi non esiste comparto toscano che non sia in seria difficoltà, a partire dall’industria del turismo e degli eventi completamente azzerata, che avrà bisogno di contributi e interventi dedicati anche per affitti, utenze e tasse; alla moda, alla meccanica, fino all’agroalimentare che sta risentendo pesantemente del blocco dell’HORECA”.

“Le nostre imprese sono sicure – aggiunge Bigazzi -, ma rispetto a marzo il quotidiano ci propone circostanze sempre nuove, che stiamo affrontando con senso di responsabilità e impegno. I rigidi protocolli messi in atto dalle aziende tutelano e garantiscono la sicurezza dei nostri dipendenti dentro i cancelli, ma il virus sta premendo dall’esterno e abbiamo poche armi per combattere le difficoltà che crea alla gestione della quotidianità aziendale: per questo sollecitiamo tempestività nell’esecuzione di tamponi e nella comunicazione dei risultati, anche utilizzando i medici del lavoro e quelli di base”.

“Tutto il Paese sta affrontando una dura prova e sappiamo che vi sono attività economiche più direttamente colpite, ma l’attenzione va tenuta alta su tutte le filiere produttive – conclude Bigazzi -, perché questa crisi potrebbe avere un impatto strutturale di lungo periodo, con il rischio di perdere un patrimonio di saper fare difficilmente replicabile.

Ricordiamo che solo nel secondo trimestre di quest’anno le esportazioni toscane, al netto dei metalli preziosi, hanno avuto una flessione del 38%, rispetto allo stesso trimestre del 2019 e noi sappiamo quanto il canale estero sia fondamentale per la tenuta del nostro sistema economico”. 

 “A primavera la chiusura del settore comportò nella nostra regione una perdita stimata in 500 milioni di €, quella che inizierà domani rischia di consegnarci, al termine, un settore in via di estinzione”. Così Nico Gronchi, Presidente Confesercenti Toscana, in merito alla classificazione della Toscana in zona arancione da domani, 11 novembre.

“Il settore Food e ristorazione, stiamo parlando di migliaia di aziende in Toscana che danno lavoro a decine di migliaia di persone, non solo ha pagato un prezzo pesantissimo per il lockdown totale in primavera, ma ha pesantemente subito anche il brusco rallentamento di un’economia turistica che, solo in parte, ha risollevato le sorti di questo settore”.

Adesso il tempo è l’elemento chiave.

“Ci siamo ritrovati in quattro giorni dall’essere zona gialla a passare a quella arancione: l’auspicio è naturalmente quello di tornare quanto prima ad una situazione più sotto controllo. In questo frangente, ha continuato Gronchi, per la vita delle aziende sono indispensabili decisioni immediate, a partire dai ristori. Contestualmente occorreranno scelte tese a dare un segnale chiaro di prospettiva. Penso alla questione affitti, alle tasse, ai contributi, solo per citare alcune voci, che devono essere congelate. Ci deve essere un’equazione lineare: zero incassi, zero costi. L’unica luce che annoto è l’annuncio che un vaccino è vicino. Vogliamo sperarci.”

"Nessuna programmazione, preavviso irrisorio, numeri confusionari, sospensioni immotivate": la proclamazione della Toscana come zona arancione fa infuriare Confcommercio.

“Tutto avviene all'impronta, non si fa in tempo ad assimilare un DPCM che si annuncia immediatamente dopo quello successivo, ci si adegua oggi per rifare tutto domani, e così via, in un tragica rincorsa senza fine che porta inevitabilmente migliaia di imprese alla chiusura”. La presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Federica Grassini non ci sta: “Il costo economico e sociale che noi imprenditori ci carichiamo sulle spalle dall'inizio del lockdown, a causa di questo modo di fare irresponsabile della politica e del Governo, è ormai insostenibile. Un premier che ci lascia aperti invitando la popolazione a non uscire, una situazione ospedaliera in grande difficoltà già all'inizio di una stagione pandemica che durerà ancora per molto, evidenziano responsabilità che non sono attribuibili a chi sta pagando il prezzo più alto, negli ospedali e nel mondo imprenditoriale. Molte aziende, in una situazione così drammatica, saranno obbligate alla chiusura per decreto, ma molte altre si vedranno comunque indotte a chiudere per mancanza di clienti. E allora, se questa è la situazione, nessuno si aspetti che un imprenditore che deve salvaguardare il lavoro di una vita paghi le tasse ad uno Stato che si sta prendendo malamente gioco di lui, portandolo a fallimento certo".

“Solo per i settori commercio non alimentare, ristorazione, turismo, e i comparti della ricreazione e dello spettacolo, rischiano di scomparire 270 mila imprese” - aggiunge e conclude la presidente Confcommercio: “Nel Decreto Ristori Bis le zone sono state differenziate tenendo conto del numero dei casi di contagio e dell'occupazione delle terapie intensive. Quello che per noi è incomprensibile è collegare e mettere in relazione queste differenziazioni con la quantificazione del danno economico, quando in realtà l'unico criterio oggettivo, inconfutabile ed equo di valutazione del danno economico subito da una impresa è la perdita di fatturato, facilmente riscontrabile attraverso l'Agenzia delle Entrate. Le nostre aziende, di qualsiasi zona Rossa, Arancione o Gialla che siano, indistintamente, stanno crollando sotto i nostri occhi, con perdite dell'80%. Noi non abbiamo bisogno di elemosina, ma servono aiuti veri e subito, e nessuno dovrebbe essere lasciato senza sostegno e senza risposte”.

La situazione degli agriturismi è tra le più critiche. Si prospetta un buco da oltre 200 milioni di euro per gli agriturismi toscani stretti fra lo stop della zona arancione ma anche per il crollo del turismo che rischia di compromettere il Natale. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti Toscana e Terranostra Campagna Amica Toscana sugli effetti dell’ultimo DPCM in riferimento all’emergenza Covid, con l'ingresso della Toscana nella zona arancione a partire dall'11 novembre, classificata tra le regioni con ‘uno scenario di elevata gravità e un livello di rischio alto’.

"E’ un duro colpo inferto ai nostri agriturismi, ed alle imprese agricole collegate, che nel periodo del lungo lockdown da marzo a maggio sono stati al collasso per la chiusura della strutture. Il primo lockdown ha azzerato le presenze in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi", denuncia Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana.

Redazione Nove da Firenze