Toscana Digitale: informazione, nel web valgono nuove regole

Sono cambiate le fonti, ma non i giornalisti. Il pubblico partecipa a creare la notizia


Nell'era digitale siamo tutti live blogger. C'è stato un tempo in cui il Blog era semplicemente una vetrina personale di pensieri, parole, opere ed omissioni rivolte ad un pubblico pellegrino di navigatori che usava il commento per lasciare un segno del passaggio.

Marco Giovannelli è il docente di Master in Giornalismo che abbiamo incontrato a Dig.it di Prato. Viterbese di origine, Laureato in scienze politiche all’Università di Milano e in scienze delle Comunicazioni all’Università della Tuscia, giornalista professionista è il fondatore e direttore di VareseNews, il quotidiano on line coetaneo di Nove da Firenze che ha dato il via a progetti editoriali come Bergamonews, AlessandriaNews, Lombardianews.

Siamo tutti live blogging? "Viviamo su una piattaforma in live blogging. Cosa significa? Significa che abbiamo la possibilità, all'interno di uno stesso contenitore, di postare testi, immagini, video e audio collegati ai Social come Facebook, Twitter o Instagram che cavalcano un flusso di informazioni governato banalmente dai link".
Un esempio concreto? "Se raccontiamo un fatto politico possiamo dare informazioni dirette, ma anche recuperare informazioni da altre fonti o semplicemente linkare contenuti. In tempo reale un evento sportivo è facilmente gestibile e commentabile dal lettore. Il giornalista modifica o cancella i dati inseriti, ma il lettore può intervenire in qualsiasi momento nel flusso dei dati con ulteriori indicazioni".

Che fine ha fatto l'informazione? "L'informazione non è più fornita dal giornalista ma appartiene ad un ecosistema composto di vari elementi: ci sono molte informazioni che arrivano da più fonti. Il prodotto è la metafora del cambiamento. La modalità di lavoro è più complessa perché il lettore accede ai dati in tempo reale dal dispositivo mobile e non più aprendo il giornale al bar o a casa. Mettiamola così: un tempo mettevi il punto e l'articolo era finito, oggi dopo che pubblichi l'articolo inizia la vita della notizia. Serve il commento e nel commento il lettore fornisce altre notizie, trova errori.. è molto più affascinante, ma non ha nulla a che vedere con la consegna dei giornali al mattino all'edicolante".

L'accessibilità alla rete è fondamentale?
"Non necessariamente. L'informazione non è più legata alla sola attività del giornalista. Ci sono eventi che si gestiscono meglio da remoto: crollano le Torri Gemelle, i flussi informativi al desk sono innumerevoli, mentre chi è sul posto ha una sola visuale dell'accaduto. La quantità di soggetti in campo è oramai incredibile, non è garanzia di qualità ma è un bel tassello".
Esempio? "Non siamo andati alla conferenza stampa di Ivan Basso a Livigno, lui annuncia che riprenderà a pedalare dopo l'operazione che gli è costata il Tour. Abbiamo preso il buco? No, siamo arrivati prima de La Gazzetta dello Sport. Perché? Il luogo che ospitava la conferenza aveva un social manager in gamba, il Comune ha twittato le foto, alcuni giornalisti presenti hanno twittato.. testo, foto e video ecco fatto l'articolo con tanto di gallery, cosa volevi avere di più? Un nostro competitor con 2 collaboratori sul posto è uscito con la notizia dopo 4 ore".

Occorre essere bravi nel monitorare la rete? "Non solo, serve una capacità professionale basata su una vasta cultura nei singoli argomenti. Oggi le nostre fonti pubblicano! La Polizia Municipale di Roma ha un account Twitter e gli incidenti gravi li posta ed hanno foto e video. Jovanotti usa Facebook, Twitter, You Tube in maniera magistrale, usa tutto e non ha più bisogno dei giornalisti è il giornalista che ha bisogno di lui".
Il giornale come reagisce? "Se rincorre il personaggio ha perso. Ci sono quelli che scrivono "Matteo Renzi ha twittato.." ma è da pazzi. "Matteo Renzi ha dichiarato" che c'entra il Tweet, a meno che non sia un prodotto digitale integrabile in un servizio come fonte. Facciamo troppa confusione; un volantino appeso al muro non è un tweet di vecchia generazione? Se lo twittiamo è sempre un volantino. Siamo ancora stupiti per la piattaforma, sorpresi dal contenitore ed il contenuto sparisce".

Insomma i giornali servono ancora? "Oggi la fonte dà la notizia che prima dava a noi e questo comporta una serie di figure barbine in cui si passa persino sopra la dignità del collaboratore che pur essendo inviato sul posto viene scavalcato ed umiliato ad esempio dal video integrale di una conferenza che lui ha riassunto in un titolo ad effetto e poi invece si vede che il protagonista parla di ben altro. La fonte diretta ha tolto il lavoro tradizionale al giornalista, il giornalista oggi deve fare altro e lo deve fare meglio".

Antonio Lenoci