Toscana Arancione è nell'aria ma da San Valentino o dal 15 febbraio?

Dai calcoli effettuati l'Rt risulta aver superato la soglia dell'1: l'eventuale cambio di colore domenica o lunedì? Il consigliere regionale Anselmi: "Sto cercando di capire, dipende da Roma e non da noi". Oggi 671 nuovi casi. Mallegni (FI): “Era da aspettarselo, ma Giani faccia di tutto per salvare questo week end”


Il passaggio della Toscana dalla Zona Covid Gialla a quella Arancione era nell'aria da diversi giorni e questa volta sembra che possa succedere davvero: l'RT della nostra regione infatti risulterebbe aver superato la fatidica soglia dell'1.

Se così fosse, sarebbe una mazzata per molti negozi, ristoranti bar e attività varie che in queste settimane di Zona Gialla, in cui gli spostamenti sono relativamente liberi all'interno della propria regione, hanno respirato.

C'è una domanda importante, però: l'eventuale ma comunque probabile Zona Arancione scatterebbe da domenica 14 febbraio, San Valentino, o da lunedì 15 febbraio?

Questo non risulta chiaro al momento, comunque è una cosa da sapere al più presto soprattutto da parte dei ristoranti perché il pranzo di San Valentino fuori del proprio Comune potrebbe essere una opzione scelta da non poche coppie. Vedremo nei prossimi giorni.  

Il consigliere regionale Gianni Anselmi sta cercando di capire: "Andiamo verso l’arancione, dovrebbe essere da domenica ma sto cercando di capire meglio (dipende da Roma, non da noi) per rispondere alle numerose richieste che mi arrivano in particolare da ristoratori".

Intanto il presidente della Regione Eugenio Giani anticipa alcuni dati di oggi 10 febbraio: i nuovi casi registrati in Toscana sono 671 su 20.046 test di cui 13.043 tamponi molecolari e 7.003 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 3,35% (7,1% sulle prime diagnosi).

Sull'argomento interviene il senatore azzurro Massimo Mallegni: "Prendiamo atto del ritorno alla zona arancione, era presumibile infatti una recrudescenza dopo la folla delle scorse settimane” afferma Massimo Mallegni, Senatore di Forza Italia.

“Auspico però che il Presidente Giani faccia di tutto per evitarla prima del fine settimana. Consentiamo ai ristoranti, bar e attività commerciali di restare aperti in questo fine settimana di San Valentino e poi, eventualmente, lunedì rientriamo in zona arancione, se proprio dobbiamo” si legge nella nota.

“La problematica di questa situazione è ovviamente legata alla struttura sanitaria regionale sulla disposizione dei vaccini e sulla possibilità di mettere nelle condizioni ideali i cittadini per poterseli fare. Il sistema è andato in tilt, sia a livello nazionale che regionale, e noi – personalmente – abbiamo un’idea diversa di vaccinazione - continua l’azzurro – “Il piano strategico vaccinale di Forza Italia si basa infatti su un principio fondamentale: per risolvere l’emergenza sanitaria, e poter quindi agire su quella economica, abbiamo un’unica arma e questa è il vaccino. La strategia messa in campo dal Governo – con ultimo aggiornamento il 12 dicembre 2020 – non ha concepito nessuna misura strutturale che permetta al Paese di intravedere una possibile via d’uscita”.

“Il vaccino è un’arma –come abbiamo detto – ma non si può considerare una panacea: esso, infatti, deve essere accompagnato da misure strategiche di contorno che permettano di velocizzare al massimo la campagna vaccinale” spiega ancora il Senatore.

“Nei prossimi giorni faremo delle proposte mirate sul tema, perché se non procediamo rapidamente, l’economia, che già è in ginocchio, sarà completamente disintegrata”, conclude Mallegni.

"Anche a fronte delle difficoltà della Regione Toscana - dicono il Deputato e Capogruppo di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, il Capogruppo FdI in Consiglio regionale Francesco Torselli e il consigliere regionale FdI Vittorio Fantozzi - nel gestire correttamente il piano vaccinale - antinfluenzale prima e anti Covid19 poi - con gravi ritardi e disfunzioni, ci chiediamo perché il governatore Giani non possa prendere in considerazione l’idea di suddividere la regione, prevedendo ove occorra l’indicazione di micro-zone arancioni, evitando così di penalizzare l’intera regione (un po’ come nel caso di Chiusi, in provincia di Siena, che è zona rossa nonostante si trovi in Toscana).

Analogamente a quanto fatto per l’intera nazione, che in base al calcolo rt è stata suddivisa in fasce di diverso colore, lo stesso criterio potrebbe essere adottato all’interno di una stessa regione: resterebbero in zona arancione o rossa le aree con rt superiore a 1, mentre le altre potrebbero rimanere in zona gialla.
Dopo cinque settimane in gialla, mettere di nuovo in atto divieti e restrizioni generalizzate, che riguardano anche i comuni dove l’rt è molto basso, sarebbe ingiusto e scorretto, oltre che un ulteriore colpo di grazia per una situazione anche economica già al collasso. Senza dimenticare che molti ristoratori e albergatori, ad esempio, dovrebbero rinunciare a prenotazioni già prese con il conseguente, grave danno economico che possiamo immaginare. Giani si prenda finalmente questa responsabilità in maniera da attutire i disagi ai cittadini, alle famiglie e alle aziende", concludono gli esponenti di FdI.

LA POSIZIONE DEI RISTORATORI. Fornitori da pagare, dispense e frigoriferi pieni, personale che solo da pochi giorni è rientrato a lavoro e che ora rischia di tornare di nuovo a casa. Dopo cinque settimane di zona gialla, la Toscana rischia un cambio di colore con danni da milioni di euro e la chiusura definitiva di migliaia di attività. “Il modello Toscana diventi il modello Italia. Il nuovo Governo deve superare ed eliminare il sistema a semaforo. Da cinque settimane siamo in zona gialla e il numero di contagi è rimasto comunque sotto controllo. Tutte le indagini dimostrano che i ristoranti sono luoghi sicuri: non ci sono prove scientifiche che non lo siano”. E' il commento di Pasquale Naccari, portavoce Tni- Tutela Nazionale Imprese e presidente di Ristoratori Toscana, sul probabile inasprimento delle restrizioni e la chiusura al pubblico di bar e ristoranti. “Non sono accettabili ulteriori restrizioni dopo un anno dallo scoppio della pandemia. E' assurdo che in tutto questo tempo non siano ancora state trovate le misure che possano permettere ai locali di rimanere aperti. La chiusura delle nostre attività non è la soluzione ma solo una scorciatoia. Un'indagine pubblicata da un pool di scienziati in Lombardia evidenzia lo scarso impatto dei pubblici esercizi nella creazione di focolai: 3/4 avvengono in casa, il resto a lavoro o in altri luoghi. Solo lo 0,8% nei locali – prosegue Naccari -. Quindi non ha senso tenerci chiusi. Soprattutto considerando che sia noi che i nostri fornitori sono sottoposti a protocolli che sono tra i più rigidi di Europa. Il sistema a fasce di colore non fa altro che penalizzare poche categorie tra cui la nostra: quella della ristorazione e della somministrazione, uno dei settori che sta soffrendo maggiormente. A questo punto è evidente che chi si ostina ad andare in questa direzione vuole distruggere la nostra categoria. Le istituzioni se vogliono salvare migliaia di posti di lavoro devono aiutarci e soprattutto smettere con queste politiche allarmistiche. Ripeto: i nostri locali sono sicuri e possono rimanere aperti sia il giorno che la sera”. Naccari ribadisce la necessità, “come abbiamo già fatto nelle precedenti lettere inviate ai ministeri di competenza e alla presidenza del Consiglio, di aprire i ristoranti anche a cena, rispettando le stesse norme di capienza e di sicurezza. Nessuna polemica, sia chiaro. La nostra è una richiesta di aiuto, abbiamo dimostrato di essere una categoria che rispetta le regole”.

Redazione Nove da Firenze