Rubrica — Agroalimentare

Terapie forestali per un ritorno soft in natura post lockdown

La proposta dell'Ecomuseo della Montagna Fiorentina arriva a Palazzo Chigi


Lunedì 4 maggio l’Italia è entrata nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. Una tappa importante, che segna una parziale riapertura al mondo e alle abitudini perdute nel corso di 2 mesi di quarantena. Il ritorno alla natura è uno dei desideri che la collettività ha maggiormente coltivato nelle scorse settimane. Un ritorno alle attività sportive, motorie ma anche semplicemente a godere dei benefici soggettivi ed oggettivi che solo gli ambienti naturali sanno fornire all’uomo. 

Un ritorno da affrontare gradualmente e con responsabilità, in quanto, come dimostra un recente modello teorico-scientifico, un improvviso avvio di esercizi fisici intensi e prolungati, con elevati flussi e volumi respiratori, potrebbe comportare un aumento della probabilità di espressione sintomatica del Covid-19. L’Ecomuseo della Montagna Fiorentina ha ritenuto opportuno proporre in tal senso all’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al Ministro della Salute Roberto Speranza, mediante invio di una lettera formale, l’inserimento delle “Terapie Forestali” tra i suggerimenti idonei ad un ritorno soft in ambiente naturale. “Come affermato dallo stesso Ministero della Salute – si legge nella missiva -, le misure restrittive della Fase 1 della pandemia Covid-19 sono state causa di prolungato stress nella popolazione costretta a casa e al distanziamento sociale forzato, mentre lo stesso Covid-19 ha colpito con maggior gravità i soggetti più fragili e affetti da comorbilità. Vi sono evidenze scientifiche che le Terapie Forestali risultino particolarmente efficaci proprio nell’alleviare lo stress psicofisico e nel supportare le cure della gran parte delle malattie croniche risultate fattore di rischio per l’espressione più grave del Covid-19. Siamo quindi rispettosamente a chiedere che le Terapie Forestali siano prese in considerazione quale buona pratica per i nostri concittadini, inserendole anche tra le raccomandazioni per la gestione dello stress e la prevenzione della salute nella Fase 2 della pandemia”. Una pratica, quella delle Terapie Forestali, da non confondersi con il cosiddetto wandering o passeggiata in ambiente. Accanto al cammino nel verde dei boschi, attività che non comporta grande sforzo fisico e consente un coinvolgimento rilassato di tutte le funzioni sensoriali, le Terapie Forestali prevedono lo svolgimento di una serie di attività che consentono all’essere umano di interagire in maniera diretta con l’ambiente, traendone benefici psicofisici. Trattasi pertanto di veri e propri percorsi outdoor, definiti con il supporto di equipe mediche. È doveroso sottolineare infatti che le Terapie Forestali siano da ritenersi una forma di Medicina Integrativa. Se da un lato è indubbia la positività per il cittadino sano, i bagni di foresta possono risultare ottimo supporto alle terapie specialistiche. Accanto alla condizione di benessere psicofisico cui inevitabilmente conduce una passeggiata nel verde, è scientificamente provato che le Terapie Forestali agiscano direttamente e indirettamente sul sistema immunitario e mostrino efficacia preventiva contro i disturbi cardiovascolari. Ulteriori studi dimostrano l’effetto coadiuvante dei bagni di foresta nel trattamento del diabete. In riferimento agli effetti benefici a livello psicologico, è dimostrato scientificamente che il contatto con la natura comporti effetti rapidi di riduzione dello stress. Accanto a quelle che sono le sensazioni associate ad una passeggiata in natura, quali la diminuzione di ansia, rabbia, stanchezza e confusione, le Terapie Forestali mostrano una azione diretta sul sistema simpatico e parasimpatico, con riduzione dei fattori stress-correlati. Con un focus sulla situazione attuale, in fase post lockdown tali attività potrebbero risultare particolarmente utili per i soggetti a rischio di contrarre l’infezione in Fase 2, per età e/o patologie concomitanti, gli ospiti delle strutture residenziali, gli operatori sanitari e tutti i soggetti coinvolti in prima linea durante la fase di emergenza sanitaria e sociale (volontari, addetti alle pulizie…). In linea più ampia alla popolazione tutta e in particolare a coloro che hanno subito stress ulteriori legati a lutti, violenze o sovraccarico lavorativo, come nel caso delle industrie rimaste attive con turni estremamente faticosi, talvolta gestiti in condizioni di non garantita sicurezza. “L'Italia è ricca di aree adatte a sviluppare questi percorsi, soprattutto all'interno di parchi ed aree protette dell'area appenninica, pre appenninica e pre alpina, e numerose sono le esperienze condotte da professionisti in collaborazione con Università, Società Medico-Scientifiche ed altre Organizzazioni ed Istituzioni del settore socio sanitario - sottolinea l’Ecomuseo, portando la propria esperienza come esempio di attività replicabile sul suolo italiano - . In particolare, noi operiamo in Toscana nella “Montagna Fiorentina”, a pochi chilometri da Firenze e dalla Piana Fiorentina, seguendo protocolli messi a punto dalla SIMEF (Società Italiana di Medicina Forestale), e in collaborazione con il Corso di Laurea in Scienze della Montagna - dipartimento DAFNE - Unitus Viterbo. Il “nostro” percorso, certificato per le proposte di Bagno di Foresta, è raggiungibile anche con i mezzi pubblici. Ogni intervento prevede la partecipazione massima di 20 persone verso le quali siamo nelle condizioni logistico/organizzative di garantire il distanziamento sociale durante le attività, oltre che, se ritenuto opportuno, la misurazione della temperatura”. “A nostro avviso – conclude la lettera - queste attività non devono essere quindi considerate come semplici escursioni in natura ma, appunto, quali ‘terapie a supporto’, finalizzate a migliorare, sotto vari aspetti, la salute dei partecipanti”.

Redazione Nove da Firenze