Tari, perché a Firenze si paga di più?

Franchi (Cisl): "Il problema vero è quello dei costi di smaltimento fuori regione”. Bambagioni:" Scelte sbagliate"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 Luglio 2026 15:03
Tari, perché a Firenze si paga di più?

Ogni anno, l'arrivo della bolletta TARI rappresenta un paradosso insostenibile per le famiglie fiorentine: una "spazzatura d’oro" che costa sempre di più a fronte di una qualità del servizio che non accenna a migliorare. La nascita della "multiutility" era stata venduta come la panacea di ogni male, una struttura capace di generare efficienza ed economie di scala. La realtà dei numeri, tuttavia, racconta una storia di inefficienza strutturale, opacità finanziaria e una gestione che sembra aver smarrito la propria missione pubblica. Da analista, il quadro che emerge dalle delibere comunali e dai bilanci di Plures S.p.A. non è solo preoccupante: è il segnale di un sistema che sta scaricando sui cittadini il peso di scelte industriali fallimentari.

Il primo segnale d'allarme è l'esplosione verticale dell'indebitamento. Tra il 2024 e il 2025, il debito di Plures verso terzi è passato da 322,8 a 868,9 milioni di euro, segnando un incremento del 169,2% in soli dodici mesi. È fondamentale sottolineare che questi dati del 2025 sono "pre-consuntivo", ovvero non ancora consolidati in un bilancio approvato: un fattore che aggiunge un ulteriore strato di rischio e incertezza sulla stabilità dell'intera operazione.

L'ironia più amara risiede nella natura di questo debito. La società è oggi legata a doppio filo a un colosso assicurativo statunitense, PGIM/Prudential, attraverso un prestito obbligazionario che è lievitato da 96,6 a 234,3 milioni di euro. Un’operazione di finanza strutturata che vincola il futuro del territorio toscano a capitali esteri fino al 2035, senza che un solo Consiglio Comunale sia stato chiamato ad autorizzarla.

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"Un indebitamento di questa portata è la struttura finanziaria dell’operazione multiutility (e nessun Consiglio comunale... è mai stato chiamato ad autorizzare quel prestito)" denuncia il consigliere comunale Dmitrij Palagi.

Se il debito corre, gli investimenti necessari per la transizione ecologica sembrano svaniti nel nulla. La discrepanza tra quanto dichiarato da Plures e quanto validato dall'Autorità d'ambito è scioccante. Per il biennio 2024-2025, a fronte di 144,1 milioni di euro in Lavori In Corso dichiarati, l’Autorità ne ha riconosciuti appena 5,6 milioni.

Il 96,1% degli investimenti è stato bocciato non per un cavillo burocratico, ma per una conclamata incapacità gestionale: la società non è stata in grado di fornire documentazione verificabile. Per il secondo anno consecutivo, inoltre, il piano investimenti 2026-2029 è risultato "non valutabile" perché il gestore non ha fornito i dati minimi necessari. In sintesi: i cittadini pagano tariffe massime per impianti che non esistono e che la società non sa nemmeno come progettare.

L'Ambito Toscana Centro sta operando in una condizione di cronico sforamento finanziario. Nel 2026, le entrate previste superano del 13,8% il tetto massimo dei costi ammessi (ΣTmax) stabilito da ARERA. Per nascondere questo squilibrio, si ricorre alla "socializzazione delle perdite": i costi eccedenti (65,6 milioni solo nel 2026) vengono rimodulati e spalmati sulle bollette fino al 2029.

Tuttavia, esiste un caso specifico che spiega lo shock immediato per il capoluogo: la "pistola fumante" di Firenze. Mentre Comuni come Scandicci, Pistoia e Sesto Fiorentino scelgono di spalmare il debito negli anni (Scandicci arriverà a 10,3 milioni di eccedenza nel 2029), Firenze presenta uno "0.0" nelle tabelle di rimodulazione futura. Il motivo è semplice quanto brutale: Firenze ha deciso di recuperare i 5,8 milioni di debito del 2025 immediatamente nel 2026. È questa la ragione principale per cui la TARI fiorentina sta colpendo oggi il massimo assoluto consentito, senza alcuna rete di protezione per gli utenti.

Sotto la retorica delle politiche sociali, la struttura della TARI 2026 nasconde una scelta politica precisa: proteggere la proprietà immobiliare a scapito dei nuclei familiari. I numeri mostrano una riduzione del 6% della quota basata sulla superficie (mq), controbilanciata da un impennata del 19,2% della quota legata al numero dei componenti.

Questa rimodulazione colpisce duramente le famiglie numerose e chi è costretto a coabitare per necessità economica. Di fatto, si è scelto di tutelare il "valore patrimoniale" delle grandi proprietà poco abitate, scaricando l'onere sui cittadini in base alla loro presenza fisica, ignorando ogni logica di reale impatto ambientale o capacità contributiva.

Il conflitto tra il ruolo dei Comuni come controllori del servizio e come azionisti in cerca di liquidità è esploso in tutta la sua evidenza. Prima di applicare l’aumento massimo della TARI e contemporaneamente tagliare 500 mila euro di fondi destinati al trasporto pubblico locale, i soci hanno proceduto alla distribuzione di 34,4 milioni di euro di dividendi.

È la logica del "leveraging": Plures si indebita con investitori americani a tassi di mercato mentre distribuisce cassa ai Comuni soci. Si finanzia il presente ipotecando il futuro, chiedendo il sacrificio massimo alle famiglie proprio mentre si riducono i servizi essenziali come il trasporto pubblico.

"L'ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima la remunerazione dei soci, poi la tariffa al massimo, infine i tagli ai servizi" dicahira il consigliere comunale Paolo Bambagioni.

L'inefficienza strutturale della Toscana emerge con violenza se confrontata con i capoluoghi del Nord. Secondo i dati CISL, nel 2026 un residente a Firenze pagherà mediamente oltre 373 euro. Una cifra siderale rispetto a:

  • Bologna: 280 euro
  • Milano: 250 euro
  • Trieste: 210 euro
  • Brescia: 182 euro
  • Udine: 147 euro

Firenze spende quasi il triplo di Udine perché continua a "mettere la testa sotto la sabbia" sulla questione impianti. Non avendo strutture locali, siamo costretti a esportare rifiuti in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, regalando milioni di euro ad altre regioni per smaltire i nostri scarti. Un costo di trasporto e smaltimento che finisce integralmente nelle bollette dei cittadini.

Il caso Plures/TARI non è solo una questione di cifre, ma di dignità della gestione pubblica. Non ci si può più trincerare dietro gli "obblighi ARERA" quando la società non è in grado di documentare i propri investimenti e preferisce distribuire dividendi piuttosto che calmierare le tariffe.

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