Spostamenti tra comuni: buonsenso ed elasticità hanno prevalso

Appello di CNA: “Permettete ai cittadini di raggiungere gli artigiani di fiducia anche fuori Comune”


Tra Dpcm e codici ateco, chiusure totali e aperture più o meno ammesse, grande è la confusione sotto il cielo ai tempi del Covid.

“Per questo ci sentiamo di ringraziare il Prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo per aver in senso estensivo interpretato la normativa vigente in materia di spostamenti tra comuni limitrofi, allargandola evidentemente anche alle attività di cura della persona, impiegando buonsenso, correttezza ed elasticità” - ammette il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli. “Questo modo di leggere le normative, soprattutto se restrittive, dovrebbe fare da modello per tutti i decisori politici di ogni livello istituzionale, perché dietro ogni scelta c'è la vita di tantissime persone” – auspica il direttore, che aggiunge: “Il nostro ringraziamento è rivolto anche al deputato pisano Edoardo Ziello, con la sua richiesta all'origine di questo chiarimento, senza che nessuno si appropri indebitamente di meriti altrui”.

A lanciare l’appello alle istituzioni è stata Cna nazionale, rivolgendosi al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al Ministro Patuanelli; e la richiesta è pienamente condivisa da Claudio Bettazzi, presidente di CNA Toscana Centro che precisa “siamo molto preoccupati per la sopravvivenza delle attività di parrucchieri, lavanderie, autofficine, carrozzerie e gommisti, escluse dalle misure previste nel Ristori bis, che si trovano oggi a subire non solo il pesante danno innescato dalla crisi pandemica ma anche la beffa di non poter accogliere la clientela proveniente da fuori Comune. Questo è non solo ingiusto, ma anacronistico, considerando che in molte altre città italiane si sta assistendo alla proliferazione di interpretazioni spesso contraddittorie e fuorvianti, che stanno creando situazioni di confusione e incomprensibili differenze tra un territorio e l’altro. Per capirsi, tra Prato e Pistoia parliamo di migliaia di aziende che registrano cali di fatturato fino all’80% e rischiano di non sopravvivere a questa situazione. Solo nel settore benessere, sul nostro territorio, lavorano oltre 1.600 imprese che occupano circa 4.500 addetti, a cui si aggiungono le migliaia di aziende di lavanderia e autoriparazione. Tutti questi settori da tempo lavorano solo su appuntamento e in piena sicurezza, ma vivono condizioni economiche drammatiche tra affitti da pagare, forniture, bollette e dipendenti spesso in cassa integrazione (peraltro non ancora pienamente riscossa), vivono condizioni economiche al limite della sopravvivenza. Fermo restando il più rigoroso rispetto dei provvedimenti anticontagio confidiamo quindi che il nostro appello possa essere accolto dal Governo e recepito dalla Regione Toscana, e quanto prima arrivi un provvedimento nazionale che renda omogenee le decisioni differenti assunte dalle autorità territoriali”.

Redazione Nove da Firenze