Sicurezza urbana in Toscana: riaprire i negozi chiusi e controlli di vicinato

 Da dove partire per garantire maggiore sicurezza?


 Sul palco della ex Manifattura Tabacchi, oggi a Firenze la Regione Toscana, assieme ad Anci, l'associazione dei Comuni, ha presentato il suo libro bianco sulla sicurezza urbana.
  "Partiamo dall'esperienza che ci siamo fatti" spiega l'assessore alla sicurezza Vittorio Bugli. "E' stata un'esperienza che abbiamo sviluppato con progetti sperimentali in dieci città – riassume -: di riapertura dei negozi chiusi, di rianimazione dei quartieri, di progetti di controllo di vicinato. E' stata un'esperienza anche di investimento di più di tre milioni sulla videosorveglianza. E' stata un'esperienza, ancora in corso, come quella sui Piu che ci ha visto investire complessivamente 44 milioni per la riqualificazione urbana, perché la criminalità si scaccia anche avendo dei luoghi ben riqualificati".

 Il presidente Rossi lancia un messaggio direttamente al ministro dell'Interno Salvini. "Lo Stato - sollecita il presidente della Toscana, Enrico Rossi - assuma i poliziotti e carabinieri che mancano in pianta organica. Sono decine di migliaia. Cento poliziotti in meno si contano solo a Firenze, ventimila in tutta Italia. Li assuma - dice Rossi, che già mesi fa aveva rivolto lo stesso appello al Governo - e sopratutto li mandi sul territorio". 
"Senza forze dell'ordine sufficienti non si risolve infatti il problema della sicurezza, nonostante sia comunque una partita complessa che ha bisogno di interventi integrati ed a volte sia una questione anche solo di percezione, visto che le statistiche raccontano che in dieci anni i crimini in Italia sono diminuiti. Ma senza un adeguato controllo del territorio - spiega il presidente - ogni soluzione rischia alla fine di essere spuntata. I problemi più che agitati vanno affrontati e governati, senza strumentalizzazioni. Se la sicurezza è un'esigenza (e lo è) – dice – che si rinunci a qualcos'altro, se necessario, per trovare una soluzione. Se chi ha la competenza facesse come noi, il problema della sicurezza potrebbe forse essere meno avvertito. A volte però – prosegue Rossi - ho il sospetto che anziché mirare a risolvere davvero i problemi, qualcuno pensi solo a strumentalizzarli per lucrarci elettoralmente. Noi alla Regione Toscana siamo gente seria, che i problemi cerca di risolverli: anche quando non abbiamo una diretta competenza. Chiediamo al Governo di fare altrettanto. Salvini, che adesso governa e non è più all'opposizione, si impegni come ministro. Non si può risolvere il problema della sicurezza armando la gente. Dove entrano i ladri? Entrano soprattutto nelle case degli anziani e cosa facciamo? Per arginare i furti nelle abitazioni organizziamo per i cittadini dei corsi al tiro a segno affinché imparino a sparare? Questa legge sulla sicurezza che consente libertà di sparo è aberrante e temo che ci saranno solo più morti e vittime innocenti. Compete allo Stato intervenire. La Regione, da parte sua, sul tema della sicurezza è pronta a lavorare e già lo sta facendo.
Rossi ricorda "sette i milioni di euro investiti dall'inizio della legislatura, per progetti a volte anche innovativi con i Comuni, per rivitalizzare zone degradate che possono diventare teatro di crimini, per accrescere i sistemi di videosorveglianza o per pagare a una dozzina di Comuni, dal 2019, vigili di quartiere per tre anni. Stiamo lavorando anche per accrescere la sicurezza nei Pronto Soccorso degli ospedali, per i cittadini che vi vanno per essere curati e per i medici e tutto il personale sanitario. Ugualmente ci stiamo preoccupando della sicurezza sui treni, lavorando in collaborazione con le forze dell'ordine ma pronti anche ad investire su poliziotti privati se necessario alla tutela dei passeggeri. Sfidiamo il Governo ad affrontare il tema con altrettanta serietà".

 L'esperienza è stata il punto di partenza del confronto che la Regione fin da aprile ha aperto con tutti i Comuni toscani, le forze dell'ordine, i comandanti dei vigili urbani, gli esperti e studiosi chiaramente ma anche i cittadini. "Con loro – sottolinea ancora Bugli - abbiamo costruito questo libro bianco che traccia un percorso di ulteriori interventi da portare avanti, su tre temi fondamentali: ovvero il controllo del territorio, la riqualificazione urbana e la rianimazione di quegli spazi anche con la presenza dei cittadini che ci vivono".

Degli interventi che saranno fatti nei prossimi mesi l'assessore ne anticipa uno. "Sul controllo del territorio - racconta - abbiamo un progetto di finanziamento per tre milioni l'anno, dal 2019 al 2021, in dodici città della Toscana (e guardiamo magari se potranno essere tredici) in zone particolarmente fragili dal punto di vista della sicurezza, con l'obiettivo di avere per avere una coppia di vigili di quartiere in tre turni che lavori sul territorio in accordo con le altre forze dell'ordine. In attesa che lo Stato provveda a colmare i vuoti nelle piante organiche di polizia e carabinieri".

Regione Toscana – insieme ad Anci Toscana, l'associazione dei Comuni – presentano il libro bianco (www.sicurezza-toscana.it) e linee condivise per le politiche di sicurezza: azioni suggerite ai Comuni e impegni che la Regione si assume. Progetti pilota da esportare. Politiche trasversali, anzitutto. Tre direttrici – controllo del territorio, riqualificazione urbana, presidio sociale, culturale e commerciale - e quattro principi a cui ispirarsi, frutto di un confronto e di un'elaborazione a più mani che ha avuto il suo momento partecipativo lo scorso aprile, quando in oltre duecento si sono ritrovati e ne hanno discusso a Palazzo Strozzi Sacrati. "Amministratori locali e regionali, prefetti, rappresentanti delle forze dell'ordine ma anche cittadini e associazioni di cittadini – racc onta l'assessore alla sicurezza della Toscana, Vittorio Bugli -, ognuno con il proprio ruolo. E poi ancora categorie economiche e ordini professionali, esperti dell'Irpet, del Sant'Anna, del Cnr e dell'Università di Firenze". Gomito a gomito, mischiati e seduti ad otto tavoli ciascuno guidato da un facilitatore. pronti a confrontarsi su come rendere città e paesi più sicuri o semplicemente farli percepire a chi li abita e frequenta tali.

Stamani, sempre a Firenze ma in un altro luogo, alla ex Manifattura Tabacchi rinato come teatro di startup creative, si racconta l'esito di quel lavoro; e la premessa è che la sicurezza non è solo ordine pubblico, che naturalmente compete alle forze dell'ordine e dello Stato.
  "Un lavoro condiviso, svolto con passione raccogliendo anche il grido di dolore di alcuni amministratori. E quella di oggi è una tappa importante" sottolinea nei saluti iniziali il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato, Matteo Biffoni. Al lavoro di squadra (e alla sicurezza come bene primario) fa riferimento anche la prefetto di Firenze Laura Lega.

Così nei principi ispiratori delle linee guida c'è anzitutto il riconoscimento della legalità come valore e responsabilità di tutti gli attori della società; e iniziative sull'educazione alla legalità, si dice, e la presenza di uno stato di legalità è il prerequisito dell'esistenza di condizioni di sicurezza. Iniziative sulla legalità aiutano. C'è la cura degli spazi e dei contenitori urbani, come la Manifattura Tabacchi ad esempio. C'è la cura delle comunità e delle relazioni e poi il valore della partecipazione, perché anche questo è importante: coinvolgere direttamente i cittadini nella rivitalizzazione di un quartiere ‘complicato' è un modo superare condizioni di disagio e degrado. Si insiste sulla parola ‘cura' non a caso, che diventa il fil rouge: anche nel gioco di parole - "Toscana SiCura", nel senso di una "Toscana che si cura" - scelto per il titolo dell'evento.

Telecamere e vigili di quartiere
La sicurezza urbana certo è anche ordine pubblico: cento i poliziotti che mancherebbero solo a Firenze, ventimila in tutta Italia. "Al di là di tanti slogan ancora aspettiamo quegli agenti e quei carabinieri promessi" chiosa l'assessore Bugli. La sicurezza non è neppure solo controllo del territorio, magari svolto attraverso telecamere intelligenti e interconnesse - 172 progetti per 228 comuni (l'83%) che la Regione dal 2016 al 2018 ha finanziato per oltre tre milioni e 311 mila euro, pensando alla loro integrabilità - oppure vigili dedicati a presidiare quartieri ‘delicati', come sempre la Regione è disposta a pagare per tre anni, tre milioni di spesa all'incirca ogni anno, ad una dozzina di amministrazioni comunali per assumere tra i settanta e gli ottanta agenti.

Uno spartito da suonare a più mani
La sicurezza non riguarda in un comune solo la polizia municipale, che dal 2009 la Regione forma. La sicurezza è un puzzle complesso. "Servono politiche trasversali e integrate" ricorda l'assessore alla sicurezza, della Regione, Vittorio Bugli. E' utile lavorare sulla prevenzione. E' necessario ‘aggredire' il disagio e tutte quelle forme di insicurezza, a volte più percepita che reale, che spesso derivano dal buio, dal degrado e da disagio, da zone sporche o poche vissute, dalla non presenza delle istituzioni (di qualsiasi tipo). E' un'insicurezza che cozza a volte con i numeri, perché, come racconta il Censis e ripete anche l'assessore, nel 2017 i reati in Italia sono diminuiti del 10 per cento, gli omicidi in dieci anni si sono dimezzati. Eppure un italiano su tre si sente insicuro dove vive. Per uno su cinque la criminalità è un problema che viene subito dopo il lavoro, l'evasione fiscale e l'eccessivo prelievo fiscale. "E' un tendenza – spiega Bugli – che non è solo italiana. Il terrorismo globale ha cambiato radicalmente la percezione che noi europei abbiamo della nostra sicurezza e la pressione migratoria ha riportato alla ribalta il tema delle frontiere". Dicono gli esperti che è una percezione figlia della crisi economica e dell'impoverimento che ne è conseguito. "E' la manifestazione - riprende Bugli -. in ogni caso di una fragilità di cui ci dobbiamo fare carico e affrontare". Ci saranno anche più risorse. "La sicurezza – annuncia – è al centro dell'agenda politica europea e nel prossimo settennato, a partire dal 2021, aumenteranno i fondi europei dedicati". "Anche per questo – ritorna più tardi nel corso del suo intervento l'assessore – con Anci, università di Firenze e Cnr stiamo predisponendo progetti di ricerca, sulla sicurezza, da candidare al finanziamento europeo".

La riqualificazione dei quartieri
Così, proprio perché la sicurezza è uno spartito complesso, la Regione ha sperimentato e percorso anche strade nuove. Si è occupata di riqualificazione urbana. L'organizzazione degli spazi pubblici di una città influisce infatti sul livello di sicurezza e una buona o cattiva progettazione può renderla più sicura o più pericolosa, può prevenire o favorire il crimine. E' la teoria della cosiddetta "prevenzione situazionale". Otto sono stati i progetti, in altrettanti Comuni, finanziati con quasi 44 milioni per migliorare la mobilità e dar vita a spazi in grado di accogliere servizi sociali, culturali e ricreativi, all'interno di quartieri che non avessero una sola funzione.

Ricucire le comunità
Poi ci sono gli interventi per i luoghi ‘difficili' da rivitalizzare: dieci progetti pilota rivolti ad altrettante città, nella consapevolezza che dall'animazione sociale e culturale di un quartiere passa anche il suo stato di sicurezza e che il ruolo delle comunità che lo vivono non è di poco conto. E quei progetti, dove si sono ricostituiti legami di vicinato che si erano allentato, hanno funzionato. Un quartiere, una piazza o una via diventano infatti più sicuri quando di quei luoghi qualcuno si prende cura, quando vivono e sono vissuti. La sicurezza è così una strada che si anima di iniziative o di negozi e fondi sfitti che tirano su le saracinesche chiuse da tempo.

"Stiamo anche lavorando – accenna Bugli – ad una proposta di legge su sicurezza e polizia locale. Lì diremo che la Regione si occupa di sicurezza rinforzando e formando la polizia locale e riqualificando i quartieri, in più modi". Prevenendo, insomma. E nella prevenzione c'è anche la conoscenza de fenomeni. L'assessore ricorda il rapporto sulla criminalità organizzata affidato alla Normale di Pisa.

Ad oggi la Regione ha finanziato con un milione di euro i progetti pilota in materia di sicurezza. Alcuni son partiti da tempo, altri sono all'inizio. C'è Firenze con un intervento dedicato allo ‘sballo' della movida notturna, ci sono le saranicesche alzate e la riqualificazione urbana con la creazione di spazi comuni a Prato, c'è Lucca dove si è prestata attenzione anche alla sicurezza partecipata, con il coinvolgimento dei cittadini nel presidio del territorio, anche attraverso social media e gruppi whatsapp. "Ma evitando – si sofferma Bugli – la creazione di forma private di polizia di quartiere e sempre in collaborazione con le forze dell'ordine". C'è il progetto di riqualificazione spontanea, con la riapertura anche di numerosi negozi e fondi sfitti, una decina, nella zona di piazza Garibaldi a Livorn o. Ci sono gli interventi all'Osmannoro (tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio) e negli interventi nelle città di Montecatini Terme, Arezzo, Grosseto e adesso anche Rosignano Marittimo.

"Il fine – conclude Bugli – è aumentare la qualità della vita delle comunità urbane". Lo scrive nello studio che accompagna il libro bianco la Scuola Sant'Anna di Pisa, che Bugli ringrazia.

Redazione Nove da Firenze