Ritorno alla leva obbligatoria: potrebbero mancare le caserme

Rimbalza sui Social Network la proposta di riformare la leva militare


La leva obbligatoria è stata abolita dal 2005, è stata attiva dal 1861 al 2004, l'Italia ha scelto il percorso dell'arruolamento volontario con specializzazione. Oggi sui Social Network rimbalza l'idea di ripristinare l'arruolamento coatto e si discute la proposta tra chi ricorda con orgoglio il periodo passato in caserma, chi è stato obiettore di coscienza in oratori, strutture pubbliche e cimiteri e chi è fortemente contrario alla militarizzazione obbligatoria delle nuove generazioni.

Si tratta di una riforma economicamente sostenibile? L'apparato militare italiano grava sulle casse dello Stato perché richiede organizzazione logistica, gestione di risorse umane e mezzi, in una parola: professionalità.
I luoghi deputati ad ospitare i militari sono state e sono ancora le caserme che nel corso degli anni si sono integrate nel contesto urbano, in molti casi lo hanno caratterizzato.
Esistono in Italia località strategiche che si sono sviluppate attorno alla vita militare, ad iniziare dall'edilizia abitativa e commerciale fino ai servizi.

 Caserme, attive fino a pochi anni fa, sono diventate contenitori vuoti, luoghi abbandonati e da recuperare.
Firenze ha vissuto e vive ancora questa delicata trasformazione urbanistica, passata per un accordo tra Ministero della Difesa e Comune di Firenze e successivamente per rapporti pubblico-privati tra Amministrazione ed investitori privati disposti a prendersi carico del recupero architettonico. Alcuni esempi sono la Caserma di Costa San Giorgio, l'ex Panificio Militare o i Lupi di Toscana. 
Immobili che avevano precise funzioni e rispondevano a determinate necessità operative e che sono da reinventare dunque, tra l'ideale necessità di accogliere famiglie e nuova residenza, spazi multiculturali e servizi pubblici ed il realismo di una accoglienza rivolta ai flussi turistici. Chi ha il potere finanziario ne decide, inevitabilmente, la funzionalità in base al business ed al rientro economico.

Lo Stato avrebbe oggi il potere economico di recuperare e mettere a norma il patrimonio immobiliare esistente? 
Ed il potere economico di creare nuovi contenitori per una ritrovata destinazione d'uso?
In quali contesti urbani andrebbero oggi ad inserirsi le caserme? 
Anche in questo Firenze offre spunti di riflessione con la nuova Scuola Marescialli che ha trasferito l'attività da Santa Maria Novella all'area a Nord della città in un contesto urbano aparentemente  isolato eppure definito "impattante" e non poco criticato.

Non è solo una questione economica, però. Nel dibattito emergono infatti parole come "disciplina" e "maturità", in alcuni casi "rispetto" ed in altri "nonnismo" o "bullismo".
Definito da molti un "percorso formativo", la leva militare ha rappresentato per generazioni uno scalino significativo nel passaggio dall'adolescenza all'età matura.
La famigerata cartolina arrivava a spezzare rapporti famigliari ed affettivi, interrompeva aspirazioni artistiche e professionali, costringeva ad allontanarsi, in alcuni casi di molti chilometri, dalla propria casa e dalle proprie abitudini. Militari che avrebbero fatto parte della storia italiana e sono ancora presenti nelle foto d'epoca che ritraggono spesso un Paese in difficoltà.
Una colossale "perdita di tempo" per chi forse non ha saputo coglierne lo spirito di servizio.

Nel futuro non arriverà più una cartolina, più probabile una mail certificata o una notifica virtuale. Non ci sarà la corsa al telefono pubblico con i gettoni in mano e non esisteranno molti di quei ricordi conservati nella memoria delle passate generazioni: sono tante le potenzialità e la libertà di fantasticare sugli usi e costumi della leva obbligatoria 4.0.

Antonio Lenoci