Richiedenti asilo puliranno da volontari gli argini dei fiumi

Il parlamentare del Pd, Luigi Dallai: “I Comuni di Siena esempio positivo del modello di accoglienza toscano”. ‘L’Italia siamo noi’, viaggio tra gli immigrati di successo nel libro di Jacopo Storni. Il convegno "Welfare, immigrati e territori nella società italiana di oggi" sabato 28 maggio al Fuligno


FIRENZE– I rifugiati e profughi che hanno richiesto asilo e sono ospiti in Toscana aiuteranno i consorzi di bonifica a pulire da carte e rifiuti gli argini e le sponde di fiumi e torrenti, immediatamente prima o dopo il taglio stagionale dell'erba. Si parte da Firenze e da Pistoia, sull'Arno e il Mugnone nel tratto urbano e sull'Ombrone e la Brana lungo le mura pistoiesi e più a ridosso della città, con una quindicina di volontari: tutti ragazzi e giovani dell'Africa subsahariana, tra diciotto e ventotto anni, giunti in Toscana a settembre dell'anno scorso dal Mali e dalla Nigeria, dalla Costa d'Avorio, il Senegal e il Gambia. Un esperimento che i promotori si augurano che possa allargarsi. Le prime due convenzioni sono state firmate oggi a Firenze tra il Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, la Federazione delle Misericordia e l'associazione Aics accoglienza solidale di Firenze, che assieme a molte altre associazioni e cooperative stanno gestendo in Toscana, in convenzione con le prefetture, l'accoglienza di quasi settemiladuecento migranti arrivati dal 2014, distribuiti in più di cinquecento strutture di 199 diversi comuni, a cui si aggiungono altri 679 migranti accolti nei centri Sprar o in strutture polifunzionali come il Paci di Firenze.

"Questa iniziativa - sottolinea l'assessore all'immigrazione Vittorio Bugli - traduce in azione concreta l'accordo che abbiamo siglato l'anno scorso con i consorzi di bonifica. In Toscana cerchiamo di essere attenti all'accoglienza dei migranti in fuga dai loro paesi, ma un'accoglienza vera che funzioni devo poi tradursi in integrazione che la si fa anche prendendosi cura tutti assieme dell'ambiente, dei parchi e degli spazi comuni dove ogni comunità vive". "Da queste come altre esperienze – aggiunge l'assessore - possono nascere, specialmente per le persone già riconosciute come rifugiati o comunque in possesso di un permesso umanitario e quindi regolarizzate per un periodo di tempo lungo, nuove esperienze di inserimento in piccoli progetti di lavoro per la cura del patrimonio ambientale, boschivo, di quello agricolo o per il ripopolamento dei borghi contribuendo ad alimentare un'economia circolare e rendendoli parzialmente autonomi".

E' l'esperienza in parte costruita nel comune calabrese di Riace e che il presidente Rossi, in visita in Calabria, ha annunciato di voler provare a replicare anche in Toscana.

"Il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno è il primo in Toscana e forse in Italia ad essere giunto all'avvio della fase operativa per offrire ai migranti presenti sul territorio un'opportunità nuova in termini di formazione e di attività volontaria e ai corsi d'acqua del comprensorio più completezza di manutenzione", commenta soddisfatto il presidente del consorzio Marco Bottino. Alla firma hanno partecipato anche alcuni dei ragazzi che saranno impegnati sugli argini. "Il loro prezioso lavoro volontario – aggiunge Bottino – non solo migliorerà la manutenzione dal punto di vista idraulico e di fruibilità, funzioni proprie del consorzio, ma anche riguardo la pulizia generale il decoro urbano".

I giovani che parteciperanno alla pulizia degli argini fiorentini di Arno e Mugnone, muniti di guanti e pinze e con abbigliamento adatto, vivono oggi all'ostello di Villa Camerata. Gli ospiti che hanno dato la loro disponibilità a pulire Ombrone e Brana, lungo gli argini percorsi dai pistoiesi, sono invece sistemati in più strutture, dalla città fino alla montagna. L'attività naturalmente è volontaria e nessuno di loro potrà utilizzare macchinari. Gli interventi che li vedrà impegnati sono aggiuntivi e diversi da quelli già svolti dal personale interno o dalle ditte che lavorano per i consorzi. Tutti saranno coperti da assicurazione. Entro la metà di giugno sarà organizzata una giornata di formazione, sei ore in aula e due di pratica. Sarà l'agenzia formativa Chiantiform ad occuparsene, la stessa che a San Casciano in Val di Pesa da due anni organizza una scuola di contadini per giovani ragazzi toscani che non riusciti a finire le scuole. Dopodiché tutti lungo argine e sponde a raccogliere rifiuti e cartacce.

La gestione diffusa dei profughi in Toscana e la positiva esperienza di accoglienza messa in campo dai Comuni della Provincia di Siena. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi al Circolo di Sant’Andrea e al quale ha partecipato anche il parlamentare del Pd, Luigi Dallai con l’assessore del Comune di Siena, Anna Ferretti. “In Toscana fin dall’inizio dell’emergenza – ha spiegato Luigi Dallai – si è scelto di accogliere i migranti distribuendoli a piccoli gruppi, su tutto il territorio regionale, senza ‘ammassarli’ in grandi centri di accoglienza. Si è trattato di una scelta lungimirante e molto efficace, che ha permesso di ospitare piccoli gruppi di massimo 20 persone, garantendo un'accoglienza più dignitosa agli ospiti, ma anche una migliore integrazione, grazie anche al lavoro incessante di associazioni e volontari”. “Attualmente nella nostra provincia – ha continuato Dallai – sono 28 i Comuni che ospitano rifugiati per un totale di 640 persone. Negli ultimi due anni sul nostro territorio hanno trovato accoglienza circa 1500 persone, di cui molti sono minori. Qui da noi, come in tutta la Toscana, il modello di accoglienza si basa su tre capisaldi: è limitato nei numeri, è realizzato in strutture piccole e fondato su criteri di reciprocità nelle responsabilità. Nella larghissima maggioranza dei casi i Comuni hanno attivato convezioni per mantenere attivi i profughi, attraverso i lavori socialmente utili: dal mantenimento delle aree verdi al taglio dell’erba sulle strade. Fino ad oggi non si sono verificati casi di difficoltà particolari o di emergenze”.

Il grande lavoro dei Comuni e del terzo settore. “Se il modello di accoglienza toscano funziona – ha detto Dallai – lo dobbiamo al grande lavoro che stanno facendo, ogni giorno, le associazioni del volontariato e del terzo settore, grazie al coordinamento dei sindaci dei Comuni interessati. La nostra provincia può contare sulla positiva esperienza degli anni 2011-2013, quando furono accolti i primi migranti in fuga dalla Libia. Oggi l’emergenza umanitaria coinvolge molti più Paesi e molte più persone scelgono di fuggire dalle guerre. L’Italia, anche per la sua posizione geo fisica, è insieme alla Grecia in prima linea per affrontare questa emergenza complessa ed è per questo che da mesi sta chiedendo all’Europa di riprendersi il ruolo di coordinamento che le spetta e di investire più risorse su quei Paesi, come il nostro che da anni stanno sostenendo spese dedicate all’accoglienza”.

Gli immigrati? Non solo profughi, badanti, delinquenti e poveracci. Si intitola ‘L’Italia siamo noi’ il libro del giornalista Jacopo Storni (edito da Castelvecchi, pagine 150, 12,50 euro) che racconta l’Italia dei nuovi immigrati: imprenditori, medici, architetti, avvocati, politici, poliziotti ecc. Il libro uscirà in tutte le librerie d’Italia il 26 maggio. E’ l’altra faccia dell’immigrazione. Storie di successo di immigrati che sono riusciti a inserirsi, a costruirsi posizioni autorevoli e rispettate, che hanno portato le loro competenze e il loro know-how in Italia, persone che contribuiscono allo sviluppo economico, italiano ed escono del tutto fuori dallo schema del profugo bisognoso di aiuto e di assistenza. Un modo completamente diverso di leggere il fenomeno immigrazione, basato su racconti e testimonianze concrete di uomini e donne in carne e ossa che, pur nati in altri Paesi, non solo si sentono italiani, ma danno all’Italia molto più di quanto hanno ricevuto. Il libro è un viaggio tra i volti e le storie del Paese multiculturale: Fuad, l’ex primario somalo che lavora dell’ospedale di Borgo San Lorenzo (Firenze); Otto, il finanziere camerunense che lavora a Milano; Halyna, da badante a imprenditrice di Treviso; Francesco, il poliziotto nero; Liliam, bambina di strada diventata cake designer a Torino; Toni, l’assessore nigeriano di Bergamo e responsabile immigrazione della Lega; Nelu, da "schiavo" del mattone a imprenditore edile di Roma; Jean Jacques, il prete africano che vive a Prato; Molid, dal barcone al Novotel di Firenze; Romano, il soldato eritreo col tricolore sul petto. E poi anche Idris, il famoso opinionista sportivo e Lilian Thuram, protagonista per anni del calcio italiano. Vite straordinarie, uomini e donne che non hanno mai smesso di inseguire i propri sogni.

“Finché continueremo a raccontare gli immigrati soltanto come profughi, poveracci, schiavi, badanti e delinquenti, gli immigrati resteranno sempre e soltanto profughi, poveracci, schiavi, badanti e delinquenti – ha detto Jacopo Storni - Ho scritto questo libro per contribuire a ribaltare lo stereotipo sugli immigrati che vivono nel nostro Paese, per raccontare quelle storie di cui quasi nessuno parla, per tentare di ragionare sull’immigrazione con una prospettiva diversa. Un futuro multiculturale è inevitabile (e forse sarà un futuro migliore). In questo libro tento di raccontare l’Italia che ci aspetta”.

"Welfare, immigrati e territori nella società italiana di oggi" è un convegno in programma a Firenze, sabato 28 maggiodalle ore 9 presso Il Fuligno, Sala ‘Giglio’, Via Faenza 48. Il convegno è organizzato e promosso dalla SISS (Società Italiana Sociologia della Salute) e dalla sezione 'Sociologia del Territorio' della AIS (Associazione Italiana Sociologia). L'obiettivo è valorizzare come il territorio nazionale, il welfare locale quindi, risponde ai servizi sociosanitari richiesti dai cittadini stranieri. Per il welfare ci sono due ordini di problemi infatti: l’identificazione di questi nuovi cittadini, il mantenimento dell’uguaglianza nella prestazione dei servizi. Si nota una risposta diversificata rispetto alle peculiarità territoriali, pertanto la domanda di partenza è “quale modello nazionale e a quale principio bisogna rifarsi, al di là delle autonomie locali? E quali risorse sono a disposizione, oltre alla grande risorsa del Terzo settore?”. Al dibattito partecipano, tra gli altri, l'on. Federico Gelli Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, Mario Morcone Capo Dipartimento per le libertà civili e immigrazione, Vittorio Bugli assessore alla presidenza della Regione Toscana e Matteo Biffoni presidente dell'Anci Toscana. Introduce e modera Sandra Gallerini componente del Consiglio Direttivo della Società Italiana Sociologia della Salute.

Redazione Nove da Firenze