Covid-19: perché non torneremo a scuola

Ricciardi: "Dobbiamo riaprirla ma con protocolli rigorosi". Marchetti (FI): «Con Pd e M5S dalla pandemia al pandemonio. Ripetono la data come un mantra vuoto di spazi, banchi, docenti, regole». La Pietra (FdI): "Sul trasporto scolastico Giani non parla. Da Centrosinistra soltanto demagogia, ma ora servono risposte"


"Noi dobbiamo riaprire le scuole, che sono il motore di civiltà e di attenzione del Paese. Ma lo dobbiamo fare in due modi: limitando la circolazione del Covid fuori dalla scuola e con protocollo rigorosi all'interno" ha detto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma, intervenuto ieri al Meeting di Rimini.

Ma sul rientro a settembre non ce la stanno raccontando giusta. I trasporti pubblici casa-scuola, a esempio, potrebbero mettere a rischio il ritorno in classe a settembre?

"E' stata finora trascurata la vera priorità, quella legata ai trasporti, per concentrarsi esclusivamente sui banchi a rotelle o sulle mascherine" risponde Paolo Sarti, pediatra e consigliere regionale uscente di Toscana a Sinistra "La questione della scuola - prosegue Sarti, che è anche candidato alle regionali nella circoscrizione Firenze 1 - è fortemente legata alla mobilità, che era caotica prima ma adesso rischia di paralizzare le nostre città. I genitori saranno costretti ad accompagnare non solo i bimbi dei nidi, delle primarie e delle elementari ma anche quelli delle medie, che potrebbero avere una loro autonomia. Anche alle superiori, salvo chi utilizza motorini e biciclette, c'è urgente bisogno di potenziare i treni e i bus". Secondo Sarti, "a poco servirà ipotizzare ingressi scaglionati se al tempo stesso non si rafforzeranno i mezzi pubblici, che a causa delle misure di distanziamento hanno ridotto nettamente i posti". "Se vogliamo evitare il caos - conclude Sarti - è quindi indispensabile potenziare fin da subito le corse di treni, bus e tranvie. A meno che non si voglia rinunciare al distanziamento di sicurezza".

«Sulla scuola tra Pd, M5S e sinistre varie si sta passando dalla pandemia al pandemonio. Ancora oggi la Regione si vede costretta a precisare che apriranno il 14 settembre, ma a 23 giorni da quella data pronunciata ormai come un mantra c’è il vuoto su spazi, banchi, docenti, regole di sicurezza. E non mi metto a dire dei trasporti, settore tutto da progettare reimmettendo flussi d’utenza massicci come quelli legati all’universo della scuola. Siamo senza mezzi, con flotte obsolete e perfino senza gestore definito grazie a questa giunta regionale targata Pd e Iv. O ipotizzano di far usare ai ragazzi il monopattino acquistato col bonus?»: l’affondo arriva dal Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, raggiunto in più occasioni e sempre più spesso dalla preoccupazione delle famiglie «Sui nostri figli e nipoti, poverini, nel loro diritto fondamentale che è quello alla scuola, allo studio e alla formazione sinistre e grillini stanno dicendo tutto e il contrario di tutto. Febbre a scuola e febbre a casa. Metro di distanza sì ma per meno di un quarto d’ora no. Lockdown per classi in caso di un positivo ma forse anche no. Mascherina in classe un momento serve e uno no. E i banchi a rotelle? Se sono un presidio di tutela della salute per i nostri ragazzi, vanno aspettate le forniture. Se non lo sono, hanno buttato via soldi. La verità è che si vuol riaprire – rimprovera Marchetti – ma non si sa da che parte rifarsi al cospetto di un sistema scolastico già carente di spazi, docenti, personale... con gli edifici non a norma che ora vanno non ampliati, bensì sostituiti con l’edilizia leggera. Ma qui di leggero c’è solo l’approccio a una materia complessa». Marchetti apre il punto di vista alle implicazioni: «La scuola interagisce con molteplici aspetti della vita sociale individuale e collettiva. Dietro ai ragazzi soprattutto più piccini – incalza – ci sono famiglie in cui mamme e papà devono lavorare e ancora non sanno come dovranno organizzarsi, soprattutto dovendo nel contempo proteggere i nonni che fino a febbraio erano i baby sitter d’elezione di tanti alunni e studenti. Qui si rischia il patatrac. Per la vita delle persone, e per l’evento pandemico se non si governano i flussi di mobilità e stazionamento nei luoghi senza regole poche, chiare, certe».

“Da mesi Fratelli d’Italia denuncia la situazione critica del trasporto scolastico, ma la Regione e l’assessore Ceccarelli ha ritenuto che fosse più urgente pensare ad altro. Ad esempio, a trovare il modo di trasferire la gestione del trasporto pubblico locale ai francesi, piuttosto che risolvere il problema del trasporto degli studenti. Le disposizioni anti Covid prevedono il distanziamento e per garantirlo occorre potenziare il trasporto degli studenti. In molti casi raddoppiare o triplicare le corse con mezzi e personale aggiuntivo. Ceccarelli non può scaricare sui dirigenti scolastici e sulle province responsabilità che sono proprie della Regione. È infatti la Regione che deve stanziare le risorse aggiuntive. Invece, Ceccarelli mente sapendo di mentire perché non un centesimo in più è stato stanziato per risolvere la questione. Bene, quindi, ha fatto il presidente della Provincia di Arezzo a sollevare il problema e chiamare in causa la giunta regionale. Ma assordante è il silenzio degli altri presidenti di Provincia affiliati al Pd, che sulla questione tacciono. E il candidato alla regione Giani cosa dice nel merito? Silenzio, a dimostrazione di quanto egli rappresenti la continuità del vecchio sistema di potere della sinistra. Ormai la demagogia non serve più, ma occorrono risposte concrete e immediate per risolvere i problemi ed è chiaro il centro sinistra non è più in grado di dare risposte concrete”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra.

"Più si approssima la fatidica data della riapertura delle scuole e più sono evidenti i gravissimi ritardi organizzativi che renderanno impossibile tornare in aula a milioni di studenti -afferma in un comunicato l'Associazione Genitori A.Ge. Toscana- Qualcuno sa qualcosa dei pulmini scolastici, che dovrebbero portare le loro corse da più di mezz’ora a soli quindici minuti, e della turnazione che necessariamente ne consegue? E’ stato organizzato qualcosa? E quegli undici milioni di mascherine al giorno promessi dal commissario straordinario Arcuri sono stati mai ordinati? Da sempre, per capire cosa progetta il Ministero dell’Istruzione, è buona norma guardare alle disposizioni e alle loro ricadute concrete piuttosto che ai comunicati stampa, ai finanziamenti piuttosto che ai proclami. A ben guardare, la riapertura della scuola a settembre è stata gestita tramite disposizioni tardive e fumose, che mai entrano nel dettaglio: l’ideale per non far spendere ai dirigenti scolastici le pur pingui risorse che sono state messe a disposizione nei mesi scorsi e che saranno inderogabilmente ritirate dal Ministero il 30 settembre. Che dire delle disposizioni sulla scuola materna del 3 agosto, che prevedono 1-2 collaboratori scolastici dedicati per ciascuna sezione, quando la richiesta per il personale aggiuntivo è scaduta a luglio? E mentre i presidi si arrabattano con nastri segnaletici e metro da sarta, la gara da 3.000.000 di banchi ha subito tanti e tali rimaneggiamenti da venire probabilmente impugnata da chi è rimasto escluso: in buona sostanza, nulla si spenderà per l’emergenza Covid-19, perché ad alto livello già si sa che a scuola non si torna. Da quando si sa? si chiederà il genitore attonito e frastornato. Sicuramente dal 28 maggio 2020, quando il Comitato tecnico scientifico stabilì che non si potevano avere più di 10 alunni per classe. La pantomima di tira e molla che ne è seguita, con concessioni sempre più permissive (un metro fra bocca e bocca; mascherina in attesa di poter garantire il distanziamento; liberatoria per i pulmini sulle tratte fino a 15 minuti) è servita solo a calmare gli animi, a zittire quei genitori poco provvidi, che insistono a chiedere il rientro a scuola per tutti, senza mascherina e senza distanziamento. Già adesso vice ministri e membri del CTS lanciano messaggi preoccupati e prefigurano il rischio di una mancata riapertura: ancora pochi giorni e la chiusura delle scuole sarà un fatto. E i genitori? I genitori avrebbero voluto saperlo prima, avere tempo per organizzarsi, per ottenere dalle scuole le condizioni ottimali per una didattica a distanza di qualità (buona connessione per tutti, notebook per chi non ne ha, didattica mirata, una parte degli alunni in classe e webcam efficaci per tutti gli altri), in modo da non perdere il filo di quella formazione e di quell’istruzione che sono mattoni fondamentali per costruire i cittadini di domani. Intanto, meglio aspettare a comprare il grembiule: prima di usarlo, potrebbe diventare troppo piccolo".

Redazione Nove da Firenze