«Per chi lavora nello sport il contributo da 600 euro è una corsa a ostacoli»

Il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti: "A qualcuno ancora manca marzo. E a volte viene negato persino il diritto a chiedere lumi sullo stato pratica"


«Per chi lavora nello sport ed è stato bloccato dal lockdown, l’accesso al contributo da 600 euro è una corsa a ostacoli. Ancora in molti non conoscono lo stato delle loro pratiche relative al mese di marzo, figurarsi vedere i soldi. Di più: a una lavoratrice che ieri domandava lumi sullo stato della sua pratica è stato domandato di non chiedere per non intasare le email dedicate, ma di controllare le sue email con assiduità compresa la cartella di spam. Sperare, in pratica: questa la ricetta secondo il governo M5S, Pd e sinistre»: la ricostruzione è del Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, raggiunto in questi giorni da una serie di segnalazioni da parte di istruttori, allenatori, sportivi professionisti a cui il blocco alle attività impedisce di lavorare.

«Per loro il decreto Cura Italia prometteva un contributo da 600 euro. Ebbene: il caso più clamoroso che mi è capitato di dover verificare – racconta Marchetti – è quello di una lavoratrice ferma che ha richiesto il bonus e che a ieri 28 aprile ancora non conosceva lo stato della sua pratica relativa al mese di marzo. Capito? Non dico i soldi, che già è gravissimo annunciare e poi non dare in una situazione di simile emergenza. Nemmeno lo stato della pratica!»
Non solo: «Dal settore dedicato a sport e salute per quanto attiene all’attuazione del Cura Italia – prosegue Marchetti – le hanno risposto con un’informazione sconfortantissima. La pratica per il bonus di marzo è ancora in fase istruttoria. Vale a dire che la signora non sa neppure se li percepirà, quei 600 euro di marzo che ormai ben che vada vedrà a maggio. Quel che invece sa bene è che, come molti suoi colleghi, ancora per un pezzo non guadagnerà niente. Altrettanto bene sa che ogni giorno bisogna che metta insieme il pranzo con la cena. Allora delle due l’una: o si mettono le persone in condizione di guadagnarsi il pane, oppure questo pane glielo si dà senza tante storie. Non esiste un piano C», si inalbera Marchetti.
«Perché poi uno per loro non ha nemmeno diritto a domandare. Alla signora è stato scritto, testuale, “la preghiamo di attendere nostre comunicazioni senza chiedere informazioni sullo stato della sua domanda attraverso i canali di comunicazione di Sport e Salute e di monitorare costantemente la sua casella mail, verificando anche i messaggi riconosciuti dal sistema come spam”. La ricetta Conte: aspettare e sperare. Un po’ pochino».

Redazione Nove da Firenze