Calcio Storico Fiorentino: che fare da grandi?

Foto Monica Caleffi

Inchiesta di Nove da Firenze sulle potenzialità inespresse di uno dei più antichi e spettacolari giochi del mondo


L'edizione 2015 del Calcio storico fiorentino è stata un successo. L'accordo unanime sul nuovo regolamento e la sua applicazione in campo ha consentito lo svolgimento regolare di tutte e tre le partite, pur salvaguardando la spettacolarità degli scontri fisici, che stanno alla base del gioco. Il completamento del torneo ha esaltato tutti gli aspetti scenici dell'evento e il pubblico cittadino ha risposto con entusiasmo, mandando in esaurimento i biglietti nel giro di poche ore di prevendita. Per la prima volta in TV abbiamo visto anche una copertura di qualità, con telecamere e commentatori all'altezza del compito.

E qui sta forse il limite del Calcio storico per come è stato congegnato sino ad oggi. Lunedì scorso il sindaco Dario Nardella ha annunciato al Consiglio comunale l'intenzione di proporre la candidatura dell'antico gioco per l'elenco del Patrimonio immateriale Unesco. Ma come può essere condiviso un tale patrimonio se il torneo si manifesta in sole tre partite di 50 minuti ambientate in una splendida piazza, ma che accoglie a malapena il pubblico degli appassionati? E i tanti turisti che ne hanno sentito parlare, ma non riescono a trovare i biglietti? Per quale ragione un gioco tanto spettacolare non riesce a godere dell'attenzione televisiva nazionale?

Questa settimana Nove da Firenze intende porsi tanti interrogativi sulle potenzialità inespresse dal calcio più antico del mondo. Chiederemo a esperti e addetti ai lavori dove potrebbe arrivare il Calcio Storico Fiorentino e se potrebbe diventare davvero e finalmente anche una grande risorsa economica per il turismo della città.

Se le tribune attuali si sono dimostrate insufficienti sarebbe possibile progettare una struttura temporanea di maggiore capienza, senza sminuire il valore storico della piazza che le ospita? Oppure sarebbe meglio abbandonare Santa Croce e spostare il Calcio fiorentino in altra ambientazione monumentale, in piazza Signoria? Al Prato, dove fu giocato per la prima volta? Al Giardino di Boboli? Oppure in una struttura sportiva vera e propria, magari a Campo di Marte?

E che dire della collezione di cimeli ospitata al Palagio di Parte Guelfa? Sarebbe possibile trasformarla finalmente in un vero e proprio Museo del Calcio Storico Fiorentino, magari con sede in uno dei tanti edifici monumentali inutilizzati, ma con un approccio maggiormente orientato alla fruibilità turistica? Magari con tutti i supporti che la tecnologia contemporanea consente, video interattivi, 3D, ecc.?

E che ne direste se a fianco del museo del Calcio Storico ci fosse anche una scuola permanente, che insegnasse ai turisti stranieri a giocare duro, grazie alla docenza professionale dei più famosi giocatori, le vecchie glorie fiorentine? Come immaginate reagirebbero gli studenti USA, o quelli arrivati dall'Australia?

E poi un tema di fondo legato alla “vendibilità” commerciale e televisiva di un gioco che dura poche ore nell'arco di un anno. Può essere immaginabile affiancare al torneo storico un torneo contemporaneo, in cui i quattro quartieri fiorentini mettano in palio un trofeo, accettando la sfida, con regole fiorentine, di squadre “forestiere” provenienti dalle altre città toscane, o chissà da dove? In similitudine alla Coppa America di vela, che pensereste di una “Coppa Firenze” di Calcio storico, da giocare nel mese di giugno di ogni anno in città con un calendario a otto, o più squadre?

Il dibattito è aperto tra esperti, addetti ai lavori e pubblico dei lettori di Nove da Firenze.

Nicola Novelli