Rubrica — Psicologia - Le realtà invisibili

Pagelle scolastiche, in ansia studenti e genitori: consigli per l'uso

Come gestire la situazione tra aspettative e compensazioni


 Alla casella di posta nove@nove.firenze.it sono arrivate sollecitazioni ad occuparsi dei temi che hanno caratterizzato l'ultimo turbolento periodo scolastico tra episodi di bullismo, violenze in classe ed aggressioni di genitori ai danni degli insegnanti.
Tra i vari messaggi, uno in particolare mira alle pagelle di fine anno ed al risvolto psicologico che l'appuntamento comporta all'interno delle famiglie.

Con la fine dell'anno scolastico arriva in effetti il momento di prendere visione delle pagelle scolastiche, un tempo di bilanci per gli studenti prima delle, forse meritate, vacanze estive.
Il momento del verdetto è vissuto con ansia sia dagli alunni, che pur essendo consapevoli dei loro traguardi o insuccessi devono fare i conti con un foglio che riassume il loro impegno e la loro capacità, che dai genitori che vedono nella pagella il riflesso di se stessi oltre che del proprio figlio.

Solitamente mamma e papà tendono a desiderare per il proprio figlio una vita piena di successo e di risultati appaganti. Questo desiderio peraltro benevolo, porta con sé un'infinità di aspettative, che spesso rimangono insoddisfatte, poiché sono generate da un'immagine ideale del proprio figlio, che non coglie la sua vera identità, i reali interessi, le competenze ed i limiti.
Per esempio un buon risultato scolastico oppure il raggiungimento di obiettivi, potrebbero andare a compensare nel genitore ciò che egli non è riuscito a realizzare per conto proprio, oppure una buona pagella potrebbe diventare una conferma della propria capacità genitoriale: se i voti sono buoni allora sono un bravo genitore, se sono brutti, ho sbagliato tutto.

Tutto ciò veicola il messaggio che nella società odierna, il nostro valore e di conseguenza anche quello dei nostri figli, dipende da ciò che facciamo come genitori e di ciò che fanno i nostri figli. Le reazioni classiche di fronte ad una pagella catastrofica o quasi sono il rimprovero e la punizione.
Il risultato è una maggiore demotivazione, disimpegno e sofferenza che rinforza l’idea di inadeguatezza del figlio e riduce l'autostima fino al rifiuto della scuola.
In realtà, alla base delle delusioni, delle gioie o delle aspettative raggiunte o mancate, c’è una domanda: “Quanto valgo?”.

I bambini, soprattutto, leggendo un numero su un foglio, tendono ad attribuire a quel numero l’intero valore della propria persona. Di fronte ai brutti voti non bisogna far passare l’idea che il “voto fa la persona”, che il fallimento non è permesso e che la buona performance permetta un successo futuro e renda il bambino o ragazzo degno di amore e attenzione.

Un otto o un sette non possono riassumere pienamente ciò che lo studente è, ciò che potrebbe diventare, ciò che prova, ciò che sapeva oppure ciò che ha dimenticato. Ci sono piccole e quotidiane sfide che il bambino può vincere o perdere, che non possono essere raccontate in un voto, né descritte in un rigo.
Mamma e papà devono modificare l’immagine ideale, imparando ad osservare il proprio figlio senza preconcetti, desideri e aspettative e cogliendo la sua vera identità, i reali interessi, le competenze e i limiti senza utilizzare la pagella scolastica come strumento di misura.
Solo così il voto acquisisce il suo reale significato ovvero un numero che dà un valore ad un compito svolto ed è indice degli apprendimenti, che possono essere migliorati con impegno e sostegno.

Non esiste il figlio ideale e lo studente modello, ma ogni bambino, ragazzo o adulto con le proprie capacità, caratteristiche e i propri sogni. In definitiva, il voto è attribuito alle prestazioni e andrebbe affrontato con la giusta distanza e consapevolezza, soprattutto da parte delle famiglie, perché i bambini e i ragazzi non hanno la competenza emotiva per comprendere il significato di un giudizio.

Alcuni voti potrebbero risultare deludenti, ingiusti, penalizzanti ma, quello che più dovrebbe contare, per il benessere del bambino è il percorso, non la meta. Un percorso che dovrebbe essere di continuo arricchimento, di possibilità, di sviluppo delle potenzialità. È importante cercare di capire, inoltre, cosa può essere nascosto dietro ad un basso rendimento (scarsa motivazione, poco impegno,stanchezza, reale difficoltà, conflitti familiari, disagio specifico, ecc.) e aiutare il figlio a capire come affrontare il problema.

Per questo cercate di dedicare loro del tempo esclusivo così da avere il modo e il tempo di raccontarvi e confidarvi le loro difficoltà e cercate di non drammatizzare l’evento poiché una “brutta pagella” non è irrimediabile, anzi trasmettete ai vostri figli la fiducia che potranno migliorare impegnandosi.
Inoltre la famiglia non deve mai interrompere il dialogo con la scuola né schierarsi contro quest'ultima per un brutto voto o per un'interrogazione andata male.
Atteggiamenti reciproci di chiusura, di rabbia, di rancore, non sono mai costruttivi, anzi diventano un pericoloso deterrente al raggiungimento delle finalità didattiche ed educative.
Prestare ascolto ai bisogni del proprio figlio è il primo passo per un cambiamento.

“L’unica buona educazione è quella che permette alle emozioni di essere libere” Alexander Neill

Psicologia - Le realtà invisibili — rubrica a cura di Angela Pia Giampalmo e Serena Gallorini

Angela Pia Giampalmo e Serena Gallorini

Angela Pia Giampalmo e Serena Gallorini

Angela Pia Giampalmo: Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Firenze. Iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana n°6312. Svolge attività da libera Professionista, presso il proprio studio di Firenze e Prato offrendo consulenze psicologiche individuali, di coppia e familiari ad indirizzo sistemico-relazionale.

Serena Gallorini: Laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi di Firenze. Iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana n°6429. Svolge attività da libera Professionista, presso il proprio studio di Firenze offrendo consulenze psicologiche individuali, di coppia e familiari ad indirizzo sistemico-relazionale.

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