Pagamenti: il commercio al dettaglio gruppo merceologico meno puntuale

In base allo Studio Pagamenti di CRIBIS, meno in difficoltà il settore rurale, caccia e pesca (13,1%), le costruzioni (10,2%) e quello del commercio all’ingrosso (9,7%)


La Toscana, con il 34,1% entro la scadenza e il 12% in grave ritardo, si posiziona all’8° posto in Italia per puntualità dei pagamenti delle imprese. È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato ai primi sei mesi del 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information. Ad Arezzo le più virtuose, 43° provincia in Italia, con il 37,3% di pagamenti puntuali e il 10,1% in grave ritardo, seguita da Pisa (45°), Pistoia (47°) e Siena (48°) con rispettivamente il 38,9%, 37,8% e 36,6% di pagamenti entro la scadenza. Prato è la 51° in Italia (34,8% di pagamenti nei tempi e 10,5% oltre il 30 giorni dalla scadenza), Lucca 52° (34,4% alla scadenza e 10,9% in grave ritardo) e Firenze è al 57° posto con 31,9% di pagamenti nei termini e 12,4% in ritardo grave). Massa Carrara e Livorno occupano il 60° e 63° posto in Italia, mentre chiude la classifica regionale Grosseto, la meno puntuale, che si piazza al 70° posto in Italia con il 28,7% di pagamenti puntuali e il 16,7% in grave ritardo.

Al 30 giugno 2020 cominciano ad evidenziarsi le ripercussioni economiche negative dell’emergenza Covid-19 sulla puntualità dei pagamenti delle imprese: le aziende che pagano i fornitori con grave ritardo (oltre i 30 giorni) sono l’11,8%, un dato in aumento rispetto al primo trimestre 2020 (10,6%) e sostanzialmente analogo a quello di un anno fa (11,6%). È quanto emerge dallo Studio Pagamenti, aggiornato ai primi sei mesi del 2020, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information.

Inizia tuttavia a vedersi qualche lieve miglioramento, soprattutto per le microimprese, che fanno registrare una maggiore stabilità per i pagamenti a scadenza. Il Nord Est e il Nord Ovest del Paese hanno registrato l’incremento più elevato di ritardi gravi rispetto al trimestre precedente (rispettivamente 16,7% e 13,3%), mentre a livello settoriale aumentano i ritardi gravi per Industria e Commercio all’ingrosso.

Oltre la metà delle imprese (53,2%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni (54,5% lo scorso trimestre). Alcuni settori mostrano però i primi segnali di sofferenza: l’industria, dove i pagamenti in grave ritardo crescono, rispetto al trimestre precedente, del 23,2%, il commercio all’ingrosso (+11,5%), i servizi (+7%), le costruzioni (+5%). In altri segmenti, come i servizi finanziari e il settore rurale, caccia e pesca, i ritardi gravi non sono aumentati.

“Dall’analisi dei dati - commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS - emerge che nel secondo trimestre di quest’anno si stanno manifestando le prime ripercussioni economiche negative sui tempi di pagamento delle imprese. Una conseguenza inevitabile dovuta alla situazione pandemica mondiale ma che deve, necessariamente, indurre le imprese nazionali di tutte le dimensioni a rivedere le proprie politiche di selezione di fornitori o partner commerciali, puntando con decisione a privilegiare soggetti e interlocutori con un elevato grado di affidabilità economico finanziaria e non solo”.

Nonostante la maggiore stabilità per i pagamenti a scadenza, le microimprese registrano la quota più elevata di ritardi gravi: 12,8%, a fronte del 7,8% delle piccole, il 5,9% delle medie e il 5,7% delle grandi.

Redazione Nove da Firenze