Open: perquisizioni della Guardia di Finanza in tutta Italia

Nuovi sviluppi nell'inchiesta della Procura di Firenze sull'ex Fondazione che finanziava le iniziative di Renzi che replica con un lungo post su Facebook: "Chi ha finanziato in questi anni la Fondazione Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni. I pm sono gli stessi che hanno firmato l'arresto per i miei genitori". Indagato Carrai


Riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio. Sono, secondo quanto appreso, tra i reati contestati dalla Procura fiorentina nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Open, nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi e recentemente chiusa dallo stesso ex premier. Oggi a Firenze e in altre città italiane tra cui Milano, Roma, Torino, Napoli e Palermo sono in corso perquisizioni della Guardia di Finanza proprio in relazione agli sviluppi di questa inchiesta, che nel settembre scorso portò alla perquisizione dello studio di Alberto Bianchi, l'avvocato fiorentino ex presidente di Open.

“E' noto a tutti che sono in corso numerose perquisizioni della Guardia di Finanza a Firenze, e in altre città italiane, nell'ambito degli sviluppi delle indagini relative all'inchiesta della procura fiorentina sulla Fondazione Open che era stata costituita per sostenere le iniziative politiche dell'ex premier Matteo Renzi. Le perquisizioni – aggiunge il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale Alessandro Draghi – sono oltre una ventina e riguardano, secondo quanto si apprende, anche case e uffici di finanziatori, nonché una nota industria farmaceutica.

La trasparenza prevede, secondo le recenti normative, che ogni candidato, anche riempilista, dimostri il casellario giudiziario e i finanziamenti ricevuti. Dato che l'inchiesta presuppone reati, secondo quanto si è appreso, di vario titolo, quali: il riciclaggio, il traffico di influenze e l'autoriciclaggio, è naturale e corretto – conclude il capogruppo di Fratelli d'Italia Alessandro Draghi – che i cittadini sappiano dove i politici prendono i soldi, soprattutto quelli che amministrano i beni comuni”.

In serata, Matteo Renzi ha affidato a Facebook le sue considerazioni

"Questa mattina centinaia di finanzieri in tutta Italia hanno perquisito all’alba abitazioni e uffici di persone fisiche e giuridiche “colpevoli” di aver finanziato la Fondazione Open. Un’operazione in grande stile, all’alba, di forte impatto mediatico.

La decisione è stata presa dai pubblici ministeri di Firenze, Creazzo e Turco, titolari anche di altre inchieste: sono loro, ad esempio, ad aver firmato l’arresto per i miei genitori, provvedimento - giova ricordarlo - che è stato annullato dopo qualche giorno dai magistrati del Tribunale del Riesame. Ma il danno mediatico, e psicologico, ormai era già stato fatto.
Chi ha finanziato in questi anni la Fondazione Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni. Cosa facesse la Fondazione è noto, avendo - tra le altre cose - organizzato diverse edizioni della Leopolda.
E se è giusto che i magistrati indaghino, è altrettanto giusto che io mi scusi con decine di famiglie per bene che stamattina all’alba sono state svegliate dai finanzieri in tutta Italia solo perché un loro congiunto ha sostenuto in modo trasparente la nostra attività politica.
Sono giunto al paradosso di dare un suggerimento per il futuro alle aziende: vi prego NON FINANZIATE Italia Viva se non volete passare guai di immagine. È un paradosso perché proprio noi avevamo voluto l’abrogazione del finanziamento pubblico e un sistema trasparente di raccolta fondi all’americana.
Ma se fare un versamento regolare, volontario, tracciabile e trasparente (ovviamente non a tutte le migliaia di fondazioni politiche del nostro Paese ma solo a qualche specifica fondazione) diventa occasione per una perquisizione e relativo battage mediatico mi rendo conto che sia molto difficile in questo Paese finanziare liberamente la politica.
O almeno qualche politico.

Quanto a noi:

1. Aspetteremo con un sorriso la fine delle indagini, i processi, le sentenze, gli appelli. Noi ci fidiamo della giustizia italiana: ci possiamo permettere di aspettare perché conosciamo la verità. Io credo nella giustizia. E so che la giustizia arriva, prima o poi arriva.
2. Chiediamo un aiuto. Chi si ribella a questo massacro mediatico e vuole sostenerci non faccia mega versamenti ma piccole donazioni da 5, 10, 100, massimo 1.000 euro a questo link italiaviva.it/sostieni. Il crowdfunding sarà la nostra risposta al crollo delle donazioni che ovviamente avremo.
3. Andremo avanti più determinati di prima sui nostri temi. Decisi a lottare sulle tasse, sul debito, sul piano shock per i cantieri. Che le nostre battaglie abbiano un senso lo vediamo ogni giorno: prima ci ignorano, poi ci attaccano, alla fine ci danno ragione. Lo abbiamo visto su IVA e auto aziendali, lo vedremo su plastica e Italia Shock

Qualcuno prima o poi unirà i fili di ciò che è successo in questi mesi: a me sembra tutto molto chiaro. Basta avere un po’ di pazienza e a noi la pazienza non manca. Lasciamo che ci siano le indagini, i processi, le sentenze. E rispettiamo il lavoro dei giudici, dei finanzieri, dei giornalisti.
Se poi altri partiti utilizzano questa vicenda per chiedere commissioni di inchiesta sui partiti e sulle fondazioni io dico che ci sto. Anzi, rilancio: dovremmo allargare la commissione di inchiesta anche a quelle società collegate a movimenti politici che ricevono collaborazioni e consulenze da società pubbliche. Italiane, certo. Ma non solo italiane.

Noi siamo per la trasparenza, sempre. E i processi li vogliamo fare nei tribunali, non nei social.
Quanto a noi sabato saremo con Italia Viva a Bologna. Domenica a Pistoia. Lunedì a Milano. In quelle sedi dirò che cosa penso.
Un sorriso a tutti, buona serata".

In tarda serata, è poi trapelata la notizia che nell'ambito di questa stessa inchiesta risulta indagato Marco Carrai, uomo da sempre vicino a Matteo Renzi. 

Redazione Nove da Firenze