“Oh dio, odio l’odio” e Facebook la banna

Il post poetico di una nostra lettrice rimosso dall’amministrazione del social network, perché portatore di “contenuti violenti”. Ennesimo esempio della “artificial stupidity” degli algoritmi che governano il web


FIRENZE- E’ successo nei giorni scorsi a una nostra lettrice del Mugello, che si è vista cancellare “d’ufficio” dall’amministrazione di Facebook un post che aveva appena pubblicato sul proprio profilo personale. Il contenuto contestato? Una sorta di commento poetico sui recenti fatti di cronaca italiana, per invitare alla tolleranza e al rispetto reciproco. Per dare un’idea eccone uno stralcio conclusivo: “Odio e piango a casa, quando vedo quello che succede tutti i giorni in mare, in strada, dappertutto. Odio, amo e mi tormento, scrivevano gli antichi. L'odio mi fa cosi paura. Cerco sempre di scrivere la parola in modi diversi, per toglierle potere. Odio quando l'odio mi pervade. Quanta fatica per riconoscerlo, decostruirlo e trasformarlo. Odio. Oddio. Oh Dio”.

A quanto racconta la lettrice a Nove da Firenze, di professione operatrice sociale e attiva da molti anni nel settore dell’integrazione, il post deve essere stato segnalato da qualcuno all’amministrazione di Facebook, perché contente un messaggio che incita all’odio. Ma questo non deve sorprendere: ci sarà ogni genere di buontempone e perditempo tra i 25/30 milioni di italiani che si affacciano tutti i giorni sul maggior social network mondiale.

La cosa sorprendente è che l’algoritmo di Facebook, uno dei software che vorrebbe rappresentare il modello della AI, abbia dato retta a queste strampalate segnalazioni, chissà mai da chi inviate, se individuo in carne ed ossa, oppure bot sovranista-putiniano. Evidentemente incapace di procedere a una analisi semantica del testo per comprendere che la ricorrenza del termine “odio” non incita assolutamente ai cattivi sentimenti, ma al contrario all’amore per il prossimo.

Sta di fatto che il poetico post è stato rimosso dalla bacheca della malcapitata, che ha ricevuto anche un messaggio di invito a fare maggiore attenzione a non urtare la sensibilità degli utenti di Facebook. E solo grazie ai suoi amici, che avevano ricondiviso il post nelle loro bacheche, la nostra lettrice è stata in grado di ricostruirne il contenuto, per tornare a pubblicarlo sulla propria.

Atteso lieto-fine per la piccola vicenda, ma ennesimo campanello di allarme per chi continua a credere che i social network come Facebook possano costituire uno spazio di dibattito pubblico di qualche utilità per la discussione politica e per lo sviluppo della democrazia in Italia. Con buona pace dei soliti cantori delle "magnifiche sorti e progressive" di Internet, incapaci di accorgersi della brutta china che ha preso il web, in particolare i social, vittima di una sindrome da artificial stupidity, che è impossibile negare.

Nicola Novelli