Nuovo patto anti-mafia in Toscana: Comuni in prima linea

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Città Metropolitana di Firenze: protocollo che prevede più controlli delle Polizie municipali sui passaggi di proprietà o di gestione nei bar, ristoranti e attività ricettive per provare a stanare i fenomeni di riciclaggio, usura ed estorsione


(DIRE) Firenze, 10 ott. - Controlli sui passaggi di proprietà o di gestione nei bar, ristoranti e attività ricettive per provare a stanare i fenomeni di riciclaggio, usura ed estorsione. E' questa la novità del nuovo protocollo contro le infiltrazioni mafiose rinnovato in prefettura dai Comuni della Città metropolitana di Firenze. L'intesa conferma i punti stipulati nel 2015 e allarga il raggio di azione del patto, visto che introduce azioni di controllo al campo dell'edilizia, dell'urbanistica e delle attività economico-commerciali. Concretamente, all'intesa vengono aggiunti due articoli, l'8 e il 9 "che puntano ad attuare interventi preventivi sempre più puntuali", si spiega da palazzo Medici Riccardi.

Con l'articolo 8 le amministrazioni dovranno richiedere alla prefettura informazioni antimafia sui privati che cedono ai Comuni aree da destinare ad uso pubblico. Analogo obbligo è sancito per ogni concessione edilizia privata per gli interventi che superano i duemila metri quadrati. Le informazioni antimafia, poi, dovranno essere acquisite anche dai concessionari ed enti gestori di interventi infrastrutturali di urbanizzazione "che la giurisprudenza, anche comunitaria, ritiene vere e proprie opere pubbliche".

Con l'articolo 9, invece, arrivano controlli stretti su ristoranti e bar, ma anche sulle attività ricettive, di intrattenimento (come giochi e raccolta di scommesse) e di vendita al dettaglio o all'ingrosso. Si parla, in sostanza, di "un'attenta azione di analisi e monitoraggio dei passaggi di proprietà o di gestione", con cui "sarà possibile intercettare più facilmente i fenomeni di riciclaggio, usura ed estorsione".

Su questo fronte saranno le polizie municipali a giocare "un ruolo di primo piano, con serrati controlli per verificare il rispetto delle normative di settore e procedere, nel caso di mancata osservanza delle prescrizioni di legge, alla sospensione o alla revoca delle autorizzazioni, fino alla cessazione della stessa attività". Sul punto, si spiega, "è essenziale la circolarità delle informazioni raccolte". L'articolo, infatti, prevede che i Comuni segnalino alla prefettura, ogni quattro mesi, le variazioni di titolarità delle attività commerciali considerate a maggior rischio di infiltrazione, che possono costituire "indicatori sintomatici" di attività da tenere sotto stretta osservazione.
Il protocollo "va oltre i punti stabiliti nel 2015", visto che "ho voluto inserire maggiore attenzione su alcuni settori specifici, penso all'edilizia, all'urbanistica e a tutte quelle che sono le attività economico-finanziarie che qui sono uno dei punti forti dell'economia", spiega il prefetto di Firenze Laura Lega. Le mafie, aggiunge, operano "nei settori tradizionali, ovvero rifiuti, edilizia, sanità, servizi e nel mondo dell'agroalimentare", tuttavia "non c'è più un terreno in cui si possa dire che il rischio di infiltrazione non c'è, così come non c'è territorio che possa dichiararsi immune dal rischio infiltrazioni". Occorre quindi "stringere la maglie ed essere accanto ai sindaci, garantendo che l'asticella sul controllo del territorio sia sempre più alta".

Redazione Nove da Firenze