"Nelle zone rosse nemmeno un caffè", e il Tar gli dà ragione

Parla Matteo Innocenti, il 38enne che con il suo ricorso preventivo ha convinto i giudici. L'avvocato Clauser: "La misura va contro lo stato di diritto e poteva aprire la via a una deriva autoritaria"


(DIRE) Firenze, 5 giu. - Con l'ordinanza "mi sono sentito minacciato, al centro del mirino. Non avrei potuto neppure prendere un caffè nella mia piazza, in San Iacopino", una delle 17 zone rosse di Firenze in cui i denunciati per rissa, spaccio, non potevano stazionare (ma solo transitare). Ma il Tar toscano ha dato ragione a Matteo Innocenti, annullando la misura firmata lo scorso 9 aprile dal prefetto Laura Lega.

Innocenti, 38enne laureato in filosofia, impegnato nel campo delle discipline olistiche orientali e attivista di Potere al Popolo, infatti, con i suoi legali (sostenuto dall'Aduc), ha presentato un ricorso preventivo.

Denunciato in passato "per detenzione di una modesta quantità di droga leggera", spiega l'avvocato Fabio Clauser, anche se "mai fermato" dentro una delle 'aree protette', ha scelto di agire per due motivi: uno personale, il timore di essere denunciato, visto che abita a ridosso di una delle zone interdette. L'altro politico: "La misura va contro e mina lo stato di diritto. Inoltre poteva aprire la via ad una deriva autoritaria in nome non della sicurezza, ma solo della percezione di sicurezza".

Redazione Nove da Firenze