Mostro di Firenze, parla Vieri Adriani: l'ogiva e la pistola, il confronto mancato

Per anni si è detto che alla soluzione del caso mancava solo l'arma del delitto


A 50 anni dal primo duplice omicidio attribuito a quella che sarebbe stata la lunga serie dei delitti del Mostro di Firenze, sui titoli dei quotidiani è apparsa la parola "errore" al posto di orrore.
La caccia alla Beretta consumatasi a suon di visite presso le armerie e nei vecchi fascicoli delle procure italiane potrebbe apparire ai lettori di oggi come una sorta di depistaggio. Forse l'arma non era quella, si è detto, o non solo quella. 
E sugli autori materiali? Parallelamente alle analisi sui reperti si è mossa in questi mesi la memoria ai nomi di tutti i protagonisti, una sorta di ripasso generale che ha visto e vede quotidianamente opinioni contrastanti in merito a processati, condannati, assolti e piste. Di granitico, insomma, c'è ben poco.

 Tante informazioni, alcune evidenziate come novità risultate però ben note a chi del caso se ne occupa da anni, si sono concentrate soprattutto nell'ultimo periodo. Tra le poche certezze ne resiste una, il ruolo dell'avvocato Vieri Adriani nell'epilogo (forse, ma per mere ragioni temporali) di questa storia: l'avvocato che ha sostenuto il desiderio di giustizia espresso dalle famiglie delle vittime francesi, i giovani assassinati nella piazzola di Scopeti è già stato ospite di Nove da Firenze all'inizio dell'approfondimento di indagini.

I nuovi nomi legati alla vicenda sono a loro volta legati a delle armi. Non è così assurdo quindi che ad oltre 30 anni dall'ultimo duplice omicidio tutto ruoti attorno ai rilievi scientifici "All’ogiva ritrovata dopo 33 anni in un cuscino, è stato attribuito un significato che appare eccessivo. Si cercano, sia una prova genetica sul piombo - con esito positivo improbabile - sia delle rigature che saranno probabilmente in numero di sei con un certo passo come in tante altre pistole, non solo la Beretta. Senza tenere conto del fatto che la pistola con la quale effettuare eventuali confronti è stata denunciata come sottratta a fine 2013" spiega Vieri Adriani.

Quindi un colpo di fortuna mancato? "Ho appreso dalla stampa dell’esistenza di un procedimento pratese per omessa custodia di armi, che si stenta a credere non sia stato attratto da quello fiorentino per evidenti ragioni di connessione. Lascerebbe molto perplessi, poi, se le armi - come è filtrato - fossero state denunciate come smarrite solo dopo la presentazione dell’ultimo esposto da me depositato il 21 novembre 2013".

Quindi non l'ogiva, ma ancora la pistola resta la chiave del caso? "Ci sarebbe una Beretta che uno degli indagati dichiara alla stampa essergli stata sottratta nelle stesse circostanze di tempo e di luogo delle altre armi, ma che non sappiamo se sia stata oggetto di formale denuncia di sottrazione. Se fosse stata omessa nell’elenco delle armi sottratte, questo potrebbe costituire un elemento da non trascurare ai fini valutazioni in corso".

Potrebbero lasciare perplessi i lettori le dichiarazioni di un avvocato che ha sollecitato la Procura eppure cita così tante volte la stampa, ma è in realtà una costante nella storia del Mostro. Si è spesso "appreso da.." o addirittura intuito se non semplicemente ipotizzato quali potessero essere elementi, mosse e pensieri degli inquirenti.

Il fatto che a distanza di oltre 30 anni si sia scoperta la presenza di una ogiva, la parte anteriore di un proiettile, all'interno del materiale appartenente alla tristemente famosa tenda da campeggio repertata agli Scopeti, ha suggestionato l'opinione pubblica tanto da sollevare il polverone degli errori grossolani. Lo staff di Adriani, come conferma l'avvocato, già da anni chiedeva di effettuare verifiche meticolose in tal senso, cosa che si sarebbe poi fatta, nell'ultimo anno, su tutti i reperti di tutti i duplici delitti evitando un mero riepilogo formale a campione. 

 Adriani oggi attende l'esito dell'approfondimento di indagini, più le proroghe, ed anche se all'apparenza sembra essere non troppo fiducioso, è ben ravvisabile la speranza che nulla di questa storia vada perduto, ritardi ed errori - se ce ne sono stati - compresi. 
 
 

Redazione Nove da Firenze