Mobilità a Firenze, la logica dei semafori e l'insulto ai pedoni

La vivibilità urbana si gioca sugli attraversamenti, non è forse un caso se la notizia delle strisce pedonali illuminate è stata accolta con entusiasmo


Quella per i semafori intelligenti potrebbe essere una voce di bilancio consistente nel prossimo futuro, dovuta alla necessità di mettere in sicurezza le vite umane coinvolte nella mobilità urbana.
A meno di 48 ore di distanza, la notizia riguardo ad un piccolo investimento pubblico di un comune toscano sulle strisce pedonali illuminate ha creato interesse e suscitato entusiasmo nei lettori tanto da rappresentare un fenomeno a dir poco inspiegabile di reazione smisurata alla "scoperta dell'acqua calda"
Probabilmente l'argomento ha toccato un nervo scoperto. Vuoi vedere che i pedoni, nelle città toscane da anni lanciate verso sistemi di Smart City e Slow City, si sentono figli di un dio minore?

 Il capoluogo che momento sta vivendo? A Firenze il mezzo privato è la priorità, a dispetto della cura del ferro l'attaccamento per automobili e motorini è ravvisabile nell'uso quotidiano degli spazi pubblici ad iniziare dalle strade, così come è ravvisabile nella contrarietà espressa verso ogni possibile cantiere che vada a limare i posti auto o posti moto
Dell'incapacità nell'arte del parcheggio ne abbiamo parlato in varie occasioni, e non solo relativamente alla zona a traffico limitato ed all'invasione degli spazi "riservati" ad altri cittadini che a loro volta necessitano di spazio pubblico per poter parcheggiare il proprio mezzo privato. Ma nella circolazione?

Il pedone fiorentino si affida alla speranza che tutti gli attraversamenti siano sottoposti a controllo semaforico. Negli spazi liberi, quei piccoli spiragli che si aprono sui marciapiedi, a volte riducendo l'area destinata alle strisce pedonali, si muovono i pedoni che sono l'ultimo anello della catena: il pesce piccolo.
Le segnalazioni, anche a nove@nove.firenze.it continuano ad essere tante da parte di chi non si ritiene tutelato sulle strade urbane attraversate ogni giorno da chi accelera per anticipare il pedone, chi insulta il pedone, chi fatica a rallentare in prossimità degli attraversamenti pedonali finendo spesso per "inchiodare" così ci viene raccontato, a tal punto da causare l'arresto meccanico ed elettrico del mezzo

Quello che la Tramvia, come infrastruttura, ha contribuito a rimodulare sono anche gli attraversamenti veicolari, ciclabili e pedonali. In alcuni casi la temporizzazione dei semafori impone una programmazione per step che tiene conto di alcuni parametri quali la priorità dei mezzi coinvolti. Il mezzo che circola sui binari aziona degli invisibili passaggi a livello e detta in qualche modo le aperture e chiusure, il resto ruota attorno ai "tempi morti". Il flusso si spezza e resta in attesa: sono in attesa le auto, i motorini, ma anche i ciclisti e soprattutto i pedoni.
I pesci piccoli fanno parte del sistema e pertanto sono tenuti ad attendere il loro turno ma finiscono per annaspare in quei pochi secondi concessi loro per "levarsi velocemente di torno"

Possibile dunque che oltre alla superiorità fisica dei veicoli a motore, i pedoni siano costretti a subire anche la matematica dei contatti elettrici? Quali parametri sono applicati al sistema elettrico per stabilire i tempi di attraversamento di un bambino, di un anziano, di un passeggino oppure di una carrozzina? 

Fatta salva la comprensione umana, dovuta al senso civico del rispetto altrui, ma risultando la stessa pressoché inesistente e basandosi pertanto l'affidabilità della mobilità elementare solo sul rispetto degli attraversamenti semaforizzati, quali sono gli scenari futuri?
Meno pedoni in circolazione, potrebbero rispondere i lettori più cinici, oppure sistemi di controllo semaforico ad elevate prestazioni con sistemi ottici integrati e videocamere per il monitoraggio destinate a prevenzione e sanzione.
Tanti semafori, per una spesa pubblica consistente ma necessaria a limitare infortuni, perdite di vite umane ed a limitare di conseguenza la spesa pubblica sanitaria.

Antonio Lenoci