Mascherine: dove e come si buttano oggi, e dove (si spera) si getteranno in futuro

Monni (Pd): "per ora l'unica è l'indifferenziato, ma c'è un'azienda di Lucca che..."


Mascherine all’ordine del giorno: quanto mi durano e dove le metto? Nel giorno in cui il commissario Domenico Arcuri annuncia la distribuzione di qualcosa come 12 milioni di mascherine al giorno in Italia, è bene provare a ribadire un paio di questioni che riguardano questo oggetto ormai inseparabile nella nostra vita di tutti i giorni, calcolando anche che stiamo per immettere nel ciclo di rifiuti, una quantità enorme di prodotti non riciclabili. E lo facciamo con la consigliera regionale del Pd, Monia Monni, fa parte della Commissione Ambiente.

  1. “Le mascherine -ricorda Monni- quelle attualmente di gran lunga più diffuse tra la popolazione grazie alla distribuzione di massa gratuita di questo periodo, sono da gettare nell’indifferenziato”. Dovrebbero saperlo tutti, ma anche a dare un’occhiata veloce ai social non è così. C’è persino chi le butta per terra, al punto che il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha chiesto ai concittadini di buttarle nel cestino. Meglio dire: nel cassonetto, e appunto dell’indifferenziato.
  2. Come si tolgono le mascherine. “Per ora, e non è una precauzione da prendere alla leggera, sono da togliere un elastico per volta. Non bisogna toccare la parte esterna della mascherina”. Questo perché c’è incertezza sulla capacità del virus di rimanere “in vita” sulla mascherina. C’è chi dice alcune ore, ma uno studio pubblicato da The Lancet parla addirittura di sette giorni. Per questo motivo:
  3. Dobbiamo chiuderle in un sacchettino, non gettate direttamente -continua Monni- perché dobbiamo pensare a tutelare anche chi la nostra spazzatura la raccoglie, e non deve certo correre rischi per colpa nostra. Meglio comportarsi come se fossero sempre infette, perché effettivamente potrebbero esserlo”.

Quindi al momento il destino delle mascherine è l’inceneritore. Ma a questo si aggiunge che siccome non tutti tutti rispettano le norme, ecco l’accorato appello del biologo marino Silvio Greco: “i famosi battelli marini Pelikan stanno pescando nuovi rifiuti nei nostri mari: essenzialmente (indovinate?) guanti monouso e mascherine. Questi sono straordinari dispositivi individuali per la nostra salute ma in mare si rivelano armi letali che gli organismi marini, come tartarughe o tonni confondono per le loro prede abituali, le seppie. Chiediamo all’industria che le mascherine siano fatte in monomateriale riciclabile: o polipropilene o polietilene”.

Sicuramente, quando si sarà attenuata l’emotività di questa fase di emergenza coronavirus, ci sarà modo di fare spazio anche alla questione ambientale. In varie parti d’Italia si lavora a questo scopo, ma in rampa di lancio potrebbe essere un’azienda di Lucca che ha avviato una produzione di mascherine riciclabili. “Lunedì -spiega Monni- col consigliere Francesco Gazzetti andiamo a visitarla, dopo averne parlato con l’Ad di Alia, Alessia Scappini. Apriremo a breve un dialogo con alcuni imprenditori che fanno le mascherine Made in Toscana per capire come muoverci al meglio. Il futuro passa da strade come queste”. 

Marco Bazzichi