Mario Draghi professore a Firenze dal 1981 al 1991

L'insegnamento presso Unifi (Facoltà di Scienze politiche Cesare Alfieri) curiosa analogia con il premier dimissionario Giuseppe Conte che potrebbe stare per tornare in cattedra nella città del giglio. Nardella: "Personalità adatta per tirare fuori l'Italia da queste secche"


Mario Draghi, ex presidente (dal 2011 al 2019) della Banca Centrale Europea e incaricato dal Capo dello Stato Mattarella di formare un nuovo Governo, ha una cosa in comune con Giuseppe Conte: l'insegnamento a Firenze. 

Se infatti il premier dimissionario è professore ordinario di diritto privato all'Università di Firenze e presto potrebbe tornare a ricoprire il suo ruolo in città (il rettore Dei lo attende a braccia aperte, "ha dato lustro all'Ateneo", sottolinea), anche Draghi ha insegnato presso Unifi. Sono passati tanti anni, era il 1981 quando Draghi - allora 34enne - prese a Firenze la cattedra di professore ordinario di Economia e politica monetaria, che tenne fino al 1991, alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri.

Lasciò quella carica fiorentina perché nel 1991 fu chiamato a ricoprire il ruolo di Direttore Generale del Ministero del Tesoro, il governo era l'Andreotti VII e il ministro Guido Carli mentre Carlo Azeglio Ciampi, suo grande estimatore, era Governatore della Banca d'Italia.

Sull'attuale situazione romana prende posizione il sindaco di Firenze Dario Nardella

"Il presidente Mattarella ha preso la migliore decisione possibile, visto lo stallo determinato dai partiti a seguito della crisi aperta da Italia Viva. Mario Draghi è una personalità adatta per tirare fuori l'Italia da queste secche. Il Capo dello Stato ha spiegato con chiarezza le uniche due strade che abbiamo davanti e condivido in particolare la limpidezza dei ragionamenti sulla sciagura rappresentata dalle elezioni anticipate che significherebbe mettere l'Italia nel congelatore per 4-5 mesi nel momento più drammatico della storia del nostro Paese dal dopoguerra in poi. Quindi l'unica strada che rimane è garantire all'Italia un Governo per affrontare sfide difficilissime e molto serie, cosa che noi sindaci diciamo ormai da troppo tempo, perché siamo in prima linea e ci rendiamo conto del livello di preoccupazione dei cittadini. È chiaro che lo stallo legato alla crisi politica ha allargato allo stremo il solco tra la politica nazionale, il sistema dei partiti e i cittadini. C'è rabbia, sfiducia, stanchezza verso questa politica, quindi è necessario che i partiti abbiano, ora, davvero il massimo di umiltà nell'affrontare la strada del nuovo governo ed evitino di porre veti astrusi e incomprensibili. Se c'è un'ultima speranza di riscatto per questo sistema dei partiti è proprio quella di dimostrare di avere a cuore l’Italia sostenendo il Governo Draghi con una maggioranza il più possibile larga, solida e coesa.

Interviene anche il sindaco di Prato Matteo Biffoni: "Fate presto, serve un Governo subito. Per i sindaci è fondamentale avere interlocutori certi, dobbiamo dare risposte alle nostre comunità e alle imprese che stanno affrontando la fase più difficile per l'economia del nostro Paese". Il sindaco di Prato Matteo Biffoni lancia un appello alla politica nazionale sottolineando la necessità di avere un Governo in tempi strettissimi: "La questione è molto pratica: ogni progetto, investimento, finanziamento è fondamentale per permettere alle nostre comunità, alle nostre città di affrontare questa grave crisi economica e sociale che stiamo attraversando e lavorare per lo sviluppo. Non possiamo permetterci di non dare risposte ai cittadini, ai lavoratori, alle imprese perché non abbiamo interlocutori stabili - sottolinea il sindaco Biffoni -. Adesso non è il momento di troppe discussioni, ricordiamoci che siamo ancora in mezzo a una pandemia che ha messo e sta tuttora mettendo in crisi due dei beni più preziosi: salute e lavoro".

Redazione Nove da Firenze