Chiarot, addio al Maggio con polemica: "Potevo restare altri 5 anni sovrintendente"

Cristiano Chiarot (foto Agenzia Dire)

Il 28 luglio lascerà alla scadenza naturale ma critica il sindaco: "Avevo già detto che ero fuori dai giochi. Perché chiedere quel parere a Roma e fare quel comunicato?". Poi la promessa: "Ho chiesto un parere a un giuslavorista, non andrò in pensione. Se un teatro mi chiama, posso andare". Nel pomeriggio Nardella incontra i sindacati


(DIRE) Firenze, 16 lug. - "Ero già fuori dai giochi, la richiesta di quel parere" avanzata al ministero dei Beni culturali "mi ha amareggiato. Mi ha seccato e disequilibrato", così come i comunicati di riconferma, anche se "vado via sereno". Il 28 luglio, alla naturale scadenza contrattuale, Cristiano Chiarot lascerà la guida del Maggio fiorentino. Il sovrintendente resterà fino alla nomina del nuovo Consiglio di indirizzo, per la gestione ordinaria del passaggio di consegne.

Poi prenderà la sua strada, "in punta di piedi". Ma non si ritirerà dalla scena: "Cosa farò? Non lo so. Non andrò sicuramente in pensione. Se mi chiama un altro teatro, non mi precludo la possibilità di andare".

La situazione è 'precipitata' ieri sera, visto che Chiarot aveva dato la propria disponibilità a rimanere fino a dicembre (ed anche più avanti, si apprende, se Nardella avesse mantenuto la presidenza). Ma dopo il colloquio tra il sindaco e Onofrio Cutaia, direttore generale dello spettacolo dal vivo del ministero dei Beni culturali è arrivata la nota di Palazzo Vecchio. Con la sentenza: la legge Madia inficerebbe il rinnovo.
Un comunicato preso male da Chiarot, che mette le cose in fila e in un certo senso si sfoga: "Avevo già detto che ero fuori dai giochi. Il comunicato mi ha spiazzato. Perché farlo?". Non solo: ieri l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi "attorno alle 14", prima del Consiglio comunale, "è venuto qui, da me, per parlare.
Gli ho detto di dire al sindaco di non preoccuparsi, che avremmo trovato una via d'uscita e che avrei mandato una lettera sui motivi del mio ritiro. Alle 20 mi arriva la notizia del parere chiesto e delle mancata conferma".

Chiarot fa quadrato anche sulla riconferma: "Lo faccio solo per completezza di informazione, visto che ho letto che è impossibile". Non è così per il sovrintendente: stando ad un parere che si è fatto fare alcuni mesi fa da un giuslavorista di Roma sulla legge Madia, "potevo restare altri cinque anni sovrintendente". Non a queste condizioni, con Nastasi alla presidenza, ma "potevo avere il conferimento" oppure "lavorare gratis. Parlo tecnicamente, ma non è vero sia impossibile".

L'altra "criticità importante sta nella ripatrimonializzazione del Maggio. In questi due anni non è stato fatto un euro di debito, però pesa lo stock di quello passato", passato da 62 a 59 milioni, "che si ripercuote sulla cassa". Serve, aggiunge, ancora il sostegno di Comune e Regione che nei mesi scorsi hanno messo sul piatto cinque milioni, "che si devono attivare per far fronte a questo problema". Perché, spiega, "ogni primo dell'anno abbiamo bisogno di avere in cassa 3,3 milioni per pagare l'indebitamento". Quindi, avverte, "guai ad interrompere" il percorso di risanamento, ma nel 2017 il commissario Gianluca Sole "dichiarò che la Fondazione aveva bisogno di essere ricapitalizzata per 18 milioni, anche se non erano necessari subito tutti".

Nel pomeriggio Nardella incontrerà al teatro i sindacati, anche se "io non ci sarò, non sono stato invitato", dice Chiarot.

(Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze