Legno e Mobili, in Toscana oltre 5.500 imprese e più di 24.000 addetti

Il settore non è mai stato molto sotto i riflettori né al centro del dibattito o di interventi significativ


 CNA Toscana ha curato la prima ricerca su questo comparto da cui emerge un quadro tutto sommato positivo o di stabilità: il legno/mobili toscano – come hanno evidenziato il Presidente CNA Produzione Toscana Mauro Sellari e Nara Bocini portavoce regionale del settore legno/mobili CNA - ha i suoi spazi di mercato, non presenta vere e proprie emergenze, ma uno scenario è preoccupante: il settore sembra indirizzato verso una lenta ma progressiva diminuzione per l'insufficienza del ricambio generazionale. E’ un lavoro insomma che non attira i giovani e neppure l’imprenditoria straniera.

Difficile pensare ad un artigianato toscano senza la falegnameria. Per questo motivo CNA Toscana sta intraprendendo un’azione di rilancio di questa importante componente dell’artigianato toscano, analizzandone, attraverso un’indagine presso i propri associati, le tendenze e, più in generale, lo stato di salute e le prospettive. L’indagine, integrata da una disamina dei dati camerali per collocare i risultati in quadro più ampio e comprensivo del settore in Toscana, è stata presentata questa mattina in conferenza stampa dal Presidente CNA Produzione Toscana Mauro Sellari, da Nara Bocini portavoce del settore legno/mobili CNA, da Andrea Manuelli e Alessio Monticelli, i ricercatori che hanno curato la redazione del rapporto.

Dai dati camerali risulta che la falegnameria, intesa come filiera legno-mobili in senso lato (comprendente quindi il settore legno-falegnameria in senso stretto, la produzione di mobili e le riparazioni), è tutt’altro che un settore residuale: conta, nel 2017, circa 5.500 imprese con quasi 24.000 addetti, anche se si tratta di valori in tendenziale diminuzione.

Dinamica delle imprese attive (2009-2017) - Imprese – TOSCANA - Valori assoluti

TOSCANA – ADDETTI (2009-2017) - n. indice 2009 = 100

Oltre 3/4 delle imprese sono artigiane, una consistenza di tutto rispetto per la Toscana nel suo complesso e anche per la maggior parte delle province in cui questo settore è diffuso. Le stesse esportazioni, malgrado molte imprese del settore siano proiettate sul mercato interno, si sono comunque attestate, nel 2017, oltre i 600 milioni.

Allo stesso tempo - e a maggior ragione per la significatività della falegnameria - preoccupa il lento, ma progressivo declino (circa il 20% in meno) della base imprenditoriale e degli addetti in questo comparto. Di fatto la base imprenditoriale artigiana della falegnameria ha cominciato contrarsi dalla crisi del 2008, subendo il naturale calo dovuto all’invecchiamento, ma senza un adeguato controbilanciamento in termini di turn-over imprenditoriale e di ingressi di nuove imprese. Attualmente la maggior parte degli imprenditori (48,8%) ha un’età compresa tra i 50 ed i 69 anni, con una situazione che in molti casi (come testimoniato anche dall’indagine CNA Toscana) non presenta garanzie di continuità aziendale oltre la vita lavorativa degli attuali soci e titolari.

TOSCANA – IMPRENDITORI (titolari/soci/amministratori) per Classe di età - Filiera Legno-Mobili

Il processo di invecchiamento e riduzione della base artigiana ed imprenditoriale della falegnameria è quindi stato molto forte dalla crisi del 2008 e continua ad andare avanti attualmente ed in prospettiva. Si tratta per certi versi di un paradosso, perché le prospettive di mercato e delle aziende non sono affatto negative e sono già stati, per così dire, ‘metabolizzati’ nel settore i grandi cambiamenti introdotti dalla grande distribuzione e dai maggiori operatori di mercato. L’indagine effettuata da CNA Toscana offre infatti un quadro tutto sommato positivo o di stabilità del settore: il 34,1% delle aziende non solo è cresciuto come fatturato nel biennio passato, ma ha anche prospettive di ulteriore crescita, mentre il 47,7% si colloca in una situazione di stabilità con riferimento sia al recente passato che allo scenario futuro. Il settore è indubbiamente peculiare nel suo lavorare prevalentemente su commessa e con rapporto diretto con il cliente, ma continua ad offrire spazi di mercato interessanti per un’artigianalità che invece, in assenza di interventi, rischia di rarefarsi e di disperdersi.

Analisi di settore: congiuntura e prospettive di sviluppo - Matrice di posizionamento relativamente alla dinamica del fatturato (%)


a) Sviluppo: 2015-17 (=/+) e Prospettive (+);

b) Dinamica in peggioramento: 2015-17 (+) e Prospettive (-);

c) Crisi: 2015-17 (-) e Prospettive (-);

d) Dinamica in miglioramento: 2015-17 (-) e Prospettive (+);

e) Stato stazionario: 2015-17 (=) e Prospettive (=).

Malgrado le prospettive non negative delle imprese, per rilanciare la falegnameria sono necessari diversi interventi. Se l’invecchiamento incombe come scenario a lungo termine, le imprese sembrano fronteggiare bene il mercato nella loro quotidianità soprattutto attraverso l’introduzione di nuovi prodotti (51,5%) e nuove iniziative commerciali (33,3%). Meno frequente, però, è stato l’investimento (13,6%) o l’assumere giovani (18,2%). Anche in proiezione futura l’orientamento è per certi versi simile, con molte imprese che ritengono di fare promozione commerciale (39,4%) e/o introdurre nuovi prodotti (37,9%), pur riconoscendo la necessità di interventi più impegnativi quali l’investimento in macchinari (33,3%) e l’assunzione di giovani (24,2%). A questo riguardo va ricordato che la formazione tecnica pesa purtroppo quasi totalmente sulle aziende, non esistendo, in Toscana, percorsi scolastici e di professionalizzazione tecnica specifici e di rilievo sul settore.

A parte il forte bisogno di supporto finanziario e di aiuto agli investimenti, la filiera, a detta delle stesse imprese, ha necessità di puntare maggiormente sulla valorizzazione del prodotto locale (37,9%), sullo sviluppo delle collaborazioni tra imprese (40,9%), imprese che spesso sono più isolate che in altri settori manifatturieri.

Supporto ed iniziative richieste – incidenza % sul totale delle imprese

Più in generale bisogna puntare sul ‘diventare -o ridiventare- filiera’. In altre parole va supportata una maggiore integrazione tra imprese ed operatori, oltre a garantire la riproduzione dei fattori umani e materiali in ottica futura. Del resto, le condizioni della domanda, pur soffrendo della concorrenza di prezzo (60,6%) e di una flessione dei consumi (59,1%) che è durata diversi anni, offrono comunque degli spazi di mercato interessanti e anche resilienti, se affrontati con il giusto approccio commerciale.

Per concludere, le opportunità di rilancio ci sono, anche se vi è un lasso di tempo limitato per coglierle. Il segnale d’allarme più preoccupante a lungo termine è infatti quello dell’invecchiamento e di un ricambio imprenditoriale insufficiente. La continuità aziendale e la formazione (ed inserimento in azienda) dei giovani sono ovviamente fondamentali per evitare il processo di assottigliamento del settore con conseguente dispersione dell’importante know-how artigianale legato alla falegnameria tradizionale. Particolarmente le ditte individuali e quelle mono-addetto, specie se in assenza di interesse da parte dei figli o altri componenti più giovani della famiglia, rinunciano in molti casi alla successione. Azioni integrate di formazione e sensibilizzazione e orientamento a partire dalle scuole devono e possono avere un impatto per riportare interesse su un settore in grado oggi e nel futuro di offrire occupazione e reddito nella nostra regione.

Ci sembra quindi che si possa parlare di potenziale inespresso del legno mobili toscano dovuto anche alla scarsa valorizzazione dei prodotti regionali e più in generale della filiera sul territorio, a partire anche dalla materia prima. Sarebbe infatti interessante che fossero previste misure incentivanti, volte a potenziare la capacità commerciale e organizzativa delle imprese del settore e a facilitare la creazione di filiere produttive, magari coinvolgendo anche le aziende attive nella coltivazione delle essenze legnose. A tal proposito CNA Toscana invita la Regione a riattivare il bando che incentiva l’attivazione di consulenze e servizi qualificati e a riproporre dei bandi di filiera che coinvolgano le imprese produttive, nello specifico della filiera del legno e quelle della coltivazione del bosco.

Redazione Nove da Firenze