Impiego statale: è giusto essere stati pagati senza lavorare?

Le parole del neopresidente di Confindustria Firenze Bigazzi su smart working e lavoro pubblico fanno arrabbiare il sindacato. Galgani (Cgil Firenze): “Il maggior problema è che in questi anni sono stati fatti troppi tagli”


Dopo quelle del professor Ichino, anche le parole del neopresidente di Confindustria Firenze Maurizio Bigazzi su smart working e lavoro pubblico provocano stupore nel mondo sindacale. Come noto è in discussione l'applicazione effettiva dello smart working a tutti i lavoratori pubblici, che in assenza di pianificazione e sopratutto di verifiche hanno potuto percepire il 100% del proprio stipendio durante i mesi del lockdown.

Ma in effetti anche chi normalmente svolge lavoro manuale e per settimane è rimasto a casa ha svolto qualche mansione, oppure si è ritrovato 'in ferie’ ? E' stata valutata la possibilità, prevista dal contratto nazionale dei lavoratori del pubblico, di decurtare lo stipendio a chi non ha svolto per settimane alcuna attività?

Vediamo cosa rispondo all'unisono i sindacalisti fiorentini.

"Abbiamo letto con stupore le parole, inaccettabili, del neopresidente di Confindustria Firenze Maurizio Bigazzi su smart working e lavoro pubblico -ribatte Paola Galgani, segretaria generale Cgil FirenzeIntanto, una volta per tutte, basta con l’idea che lo smart working abbia minor valenza e dignità rispetto al lavoro ‘tradizionale’, e questo vale sia per i lavoratori privati che pubblici. Lo smart working non è stare 'in ferie’, è lavoro a tutti gli effetti e anzi piuttosto ha bisogno di essere normato; su questo Bigazzi può chiedere lumi soprattutto alle tante donne che in telelavoro hanno visto peggiorare le possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Altro che ‘contributo di solidarietà’.Inoltre, è intollerabile mettere di nuovo nel mirino i lavoratori del pubblico che sono fondamentali per la tenuta del nostro Paese, come è stato dimostrato una volta di più con la gestione dell’emergenza Covid. Il maggior problema del lavoro pubblico, semmai, è che in questi anni ci sono stati troppi tagli alla sanità, alla scuola, alla pubblica amministrazione e ad altri settori. Tagli figli dell’idea che il lavoro pubblico non sia utile. Idea sbagliata e smentita dai fatti, perché il lavoro pubblico è un bene pubblico da difendere ancora più di prima. Bisogna investire sulla digitalizzazione del Paese, forse questo servirebbe a ‘semplificare’ senza bisogno di invocare continuamente commissari e deregolamentazioni, che prima di tutto peggiorano le condizioni di lavoro e producono competizione sleale tra le stesse imprese".

“Basta con gli attacchi ai lavoratori pubblici, basta con la contrapposizione tra lavoro pubblico e lavoro privato”. Così il segretario generale della CISL-FP Firenze-Prato, Nicola Burzio, replica alle dichiarazioni del neopresidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi “Non si fanno provocazioni sulla pelle della gente” dice Burzio. “Perché Bigazzi non dà un'occhiata agli stipendi dei dipendenti pubblici, costretti a rimanere a casa per non aggravare l'emergenza Covid? Forse l'industriale non è aggiornato su certi tabellari e anche su certi temi, come il dibattito sui vantaggi delle tecnologie applicate al lavoro, pubblico e privato. Temi che oggi pretendono nuove soluzioni e pongono sfide di efficienza e modernità, lucidità nelle analisi, nelle possibili soluzioni, senza mai arretrare dalla tutela dei diritti che, questa sì, dovrebbe essere nota anche alla generazione di Bigazzi. Oggi più che mai abbiamo tutti bisogno di menti sgombre da pregiudizi ideologici e rigidità del secolo scorso.”“Poi – continua Burzio - è necessario fare chiarezza: la pubblica amministrazione non ha mai chiuso, nessuno è stato in vacanza, si è continuato a dare servizi fondamentali per le imprese e per i cittadini. La pubblica amministrazione si è trovata ad affrontare rapidamente una riorganizzazione del lavoro e un’innovazione dei processi con infrastrutture spesso non adeguate ed è riuscita ad erogare servizi solamente grazie alla volontà e all’impegno di tanti lavoratori pubblici che hanno messo a disposizione anche le loro dotazioni informatiche personali. Riguardo agli aspetti economici, ricordo che la modalità agile del lavoro, ha ridotto le voci stipendiali per i dipendenti ed ha portato notevoli risparmi per le amministrazioni.” “Serve un’alleanza e non una contrapposizione tra le forze sane del Paese – dice Burzio - per tracciare un percorso che veda nella valorizzazione del servizio pubblico una leva importante per far ripartire l’economia e le imprese; serve innovazione e semplificazione; serve migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, non dichiarazioni di basso profilo e slogan stantii che danno un’immagine del lavoro pubblico fatto di privilegi.” “Un suggerimento: il patto sociale reggerà anche quegli investimenti e quei cantieri che oggi Bigazzi invoca e il contributo delle tasse pagate dai dipendenti tutti, pubblici e privati, sarà determinante. Veda di ricordarselo e di portare rispetto a chi lavora.”

"Esordio col botto per il nuovo presidente di Confindustria Firenze, che attacca i dipendenti pubblici per non guardare in casa propria: se i sacrifici sono per tutti, date il buon esempio, chiedete che venga ristabilita l’aliquota del 27% sull’Ires e che sia progressiva così un piccolo imprenditore non è chiamato a contribuire quanto uno grande. Riducetevi i compensi in maniera strutturale a voi stessi a ai vostri manager. Imponendo che nessun manager possa guadagnare più di 3 volte l’operaio meno pagato -è la risposta del USB Pubblico Impiego Firenze- Sappiamo che non lo farete, perché la realtà è un’altra da quella che raccontate. Lei rappresenta un pezzo di tessuto imprenditoriale, gioca la sua partita, quella del profitto, quella di chi per rimanere a galla ha bisogno di sfruttare i lavoratori e rappresenta una parte della società, di sicuro non i lavoratori e le loro famiglie. Le parole di Bigazzi neo presidente di Confindustria Firenze sono un insulto ai lavoratori che in questi mesi hanno garantito all’amministrazione di erogare i servizi ai cittadini, nonostante tutto. Confindustria deve ringraziare i dipendenti, perché quando le imprese ricevono i finanziamenti a fondo perduto, quei soldi pubblici provengono dalla tassazione in gran parte garantita dal salario dei dipendenti e dalle pensioni. Attaccare i dipendenti pubblici serve solo a spostare l’attenzione e distoglierla dalle vere responsabilità dello stato di povertà dei lavoratori ed è paradossale sentire Confindustria piangere miseria ,nonostante il taglio dell’Irap a svantaggio della collettività, mentre i tanti che sono rimasti a casa senza un lavoro perché assunti con contratti a termine e oggi non rinnovati, milioni di lavoratori che avete usato uno dopo l’altro, con rinnovi trimestrali finché vi son serviti, così come i collaboratori assunti con forme contrattuali per le quali non dovevate neppure versare i contributi sociali. Perché per voi i lavoratori sono oggetti ad uso e consumo del vostro profitto. Il nuovo presidente di Confindustria Firenze prova ad attaccare dipendenti pubblici, col fine di destabilizzare chi è riuscito a mantenere diritti nel mondo del lavoro, che vanno estesi dal pubblico al privato e non contratti. Confindustria gioca a ricattare i lavoratori a chiedere di scegliere tra occupazione e salari e diritti, quella formula che ha funzionato non per generare crescita, ma per destrutturare ulteriormente la nostra struttura produttiva e aumentare la quota di lavoratori poveri e ricattabili. La nostra risposta è che siamo pronti a fronteggiarlo sia nel pubblico che nel privato a fianco dei lavoratori per estendere i diritti del pubblico, che devono restare il faro a cui condurre la condizione di lavoro nel privato e non viceversa. Quindi, chi rappresenta questo modo di operare sulla pelle dei lavoratori non può permettersi di puntare il dito e di giudicare l’operato dei dipendenti pubblici che di sicuro ignora. Se la sua preoccupazione è la condizione dei lavoratori la sentiremo fare appelli affinché le aziende non usino gli appalti e le esternalizzazioni per pagare meno il lavoro e aumentare lo sfruttamento, ci aspettiamo che sia altrettanto determinato nell’esporsi contro il caporalato diffuso in tutti i settori. La realtà è che la povertà lavorativa è aumentata proporzionalmente con i vostri profitti".

Redazione Nove da Firenze