Gol nel recupero, la Fiorentina sfonda con merito il bunker Cremonese

Segna Kean appena entrato. Partita nervosa, ospiti arroccati in difesa. Rigore sacrosanto su Piccoli annullato dal Var

Paolo
Paolo Pellegrini
04 Gennaio 2026 19:15
Gol nel recupero, la Fiorentina sfonda con merito il bunker Cremonese
Foto Fabio Vanzi

Gol, vittoria, tre punti. In fondo basterebbe questo, oggi. E invece no, perché cose da raccontare ce ne sono tante. Cose anche inquietanti, se si vuole, e cose belle: il silenzio addolorato e assoluto in memoria dei poveri ragazzi bruciati vivi nell’inferno di Crans Montana, l’applauso a Manor Solomon quando, forse nemmeno troppo a sorpresa, Vanoli ha deciso di buttarlo nella mischia, e il ragazzo l’ha ripagato con il cross che ha provocato il tap in vincente in pieno recupero.

Sì, qualche bischero che ha provato a fischiare s’è sentito, ma insomma nulla in confronto alla magrissima figura rimediata da quell’assessore della Piana che s’è arrogato, con strafottente e becera ignoranza oltretutto, perfino il diritto di parlare a nome di Firenze, poco ci manca che non parlasse nemmeno a nome suo proprio, figuriamoci… E a proposito di bischeri e bischerate, sarebbe ora che la Fiesole-in-Ferrovia la smettesse di a) sparare petardoni da 5mila euro l’uno di multa, b) seguitare con cori (“se andiamo in B, vi facciamo un culo così”, e ancora “noi cantiamo solo per la maglia”) che almeno in giornate come questa non hanno proprio motivo di stare al mondo.

E di fatti alla a fine i ragazzi in viola son rimasti in mezzo al campo, sotto la curva non ci sono andati, gli hanno voltato il culo e buonasera. Mentre Vanoli si rivoltava stizzito, al gol di Kean, a qualcuno che dal parterre di tribuna gli deve aver martellato orecchie e qualcos’altro più in basso.

E comunque non basta, perché stasera la Fiorentina non è più ultima in classifica: stessi punti del Pisa e del Verona, ma stato di salute numerico migliore, barriera salvezza ad appena tre punti: vero che ti aspetta un trittico tremendo, però mai dire mai. Perché alla fine di un’altra partita che sembrava al solito maledettamente stregata è arrivato anche un colpettino di fortuna, quel pallone che è rimpallato preciso sul piede di Kean al 91: e però lui c’era, lì, a due metri o forse meno dalla linea di porta. E se anche la Dea Bendata comincia a buttarci un occhio – dopo tutti i moccoli che s’era presa in avvio per l’inzuccata di Parisi stampata sulla traversa – allora dai, perché non sperare. Vietato non è.

Intendiamoci, nessuno può parlare di partita esaltante. Prima di tutto perché almeno io continuo a chiedermi dove sono e da dove nascono i 21 punti 21 in classifica della Cremonese, davvero una delle squadre più brutte tra quelle comparse al Franchi quest’anno, e ormai si son viste davvero tutte perché il girone finisce mercoledì, siamo all’Olimpico contro Sarri & C. Beh, mi risponderete, è squadra di Davide Nicola, arroccata, fallosa, rocciosa, capace di qualche guizzo: ma le situazioni di pericolo, un paio in 100 e più minuti, son nate da palle sanguinose perse dai difensori, cioè da Ranieri, e da una clamorosa svista dell’arbitro.

E qui il secondo motivo di quel “non esaltante”: Federico La Penna da Roma e tutta la sua squadra. Lui ne ha combinate un bel po’, tra falli invertiti o addirittura non visti sotto gli occhi, gialli che potevano essere rossi, gialli sacrosanti che invece gli son rimasti nel taschino, perfino la capacità di provocare una rissa e non saper come sedarla salvo poi estrarre un rosso per “uno a caso” nella panchina viola. Ma peggio di lui il Var.

Il rigore su Piccoli è netto e sacrosanto, ma ci hanno impiegato minuti su minuti per deliberare di una fantomatica “mano sul collo”, certo, c’è stata una strattonata, ma lieve e a vicenda, mentre la falce tagliagambe di Baschirotto a sei metri dalla linea di porta è netta eccome.

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Foto Fabio Vanzi

Partita non esaltante, partita tanto sui nervi, specie dopo il fallaccio – da rosso? L’ha salvato solo la posizione del piede – di Bondo su Parisi. Partita che tuttavia la Fiorentina ha davvero dominato, salvo un minimo rilassamento nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo, e un po’ di stanchezza in avvio ripresa. Ma quando fai 20 tiri contro 5, di cui 8 a 2 in porta, fai il 64% di possesso senza restare troppo nella tua metà perché la Maginot avversaria era una serie di bus e tir piazzati davanti all’area, quando fai 505 passaggi contro 301 vuol dire che hai giocato solo tu, e in effetti la Viola ha corso appena un brivido – bello grosso però – per quella punizione assolutamente inventata da La Penna, calciata velenosa da Vazquez e per fortuna solo appena sfiorata da Sanabria a un metro da De Gea. Però nell’altra porta, episodio rigore a parte e qualche bella parata di Audero pure, il pallone non voleva entrarci.

C’è un perché, non giochiamo a nasconderci, anzi più di uno. La Fiorentina ha dominato di nervi, di carattere, di impegno, di sacrificio, di tentativi da tutte le parti contro un bunker chiusissimo. Con un Fagioli pressoché monumentale a dirigere l’orchestra e a tentarle di tutte, in 90 minuti solo un paio di piccole sbavature, un lancio sbagliato e una palla persa male sul limite della difesa. Ma troppo solo nel cercare di movimentare rapidamente la palla, né Mandragora né Ndour – onesti operai del pallone – offrono questo genere di sponda, tanto al regista quanto agli esterni, Parisi da una parte – gran primo tempo, poi calato fino alla provvidenziale sostituzione – e Gudmundsson dall’altra, con l’islandese che si è davvero dannato fino a ripiegare, al solito, troppo indietro per poi lanciarsi in belle percussioni ma senza trovare mai, salvo una botta respinta da Audero, la chance per tentare la via del gol. E il problema quindi resta sempre tutto lì: da tre quarti in avanti la Fiorentina stenta.

Poche idee, poca velocità, poca reattività individuale, scarsa decisione sull’ultimo passaggio, troppi tocchi prima di provarci, con Piccoli oggi impiegato fin dall’inizio – Kean non si era allenato, ma ci dev’essere dell’altro… - e bravo a lavorare per la squadra, a procurarsi quel rigore poi sciaguratamente annullato, ad aprire spazi, sì, ma il suo mestiere sarebbe un altro, e poco da fare, lui dentro non la butta.

Quindi, se davvero domani è il tanto atteso “giorno di Paratici”, domani si metta mano ad altre mosse di mercato. La prima, Solomon, pare azzeccata. Quello che manca o quello che c’è di avanzo è fin troppo palese. E per cortesia, non ci fate leggere “piace tizio ma c’è la concorrenza…”, perché se sono le big okay, la forza delle grandi vetrine europee è un bel magnete, ma se i “concorrenti” devono essere Verona, Cagliari o altre facezie che si leggono in giro, allora non ci siamo. La Fiorentina sarà messa male in classifica, ma ha una storia, un nome, un blasone. E se non ci si tiene a rispettarli, allora davvero è meglio farsi da una parte.

FIORENTINA (4-1-4-1): De Gea; Dodò, Comuzzo, Pongracic, Ranieri (65' Gosens); Fagioli; Parisi (65' Solomon), Mandragora (84' Nicolussi Caviglia), Gudmundsson (84' Kean), Nodour (75' Fortini); Piccoli. All. Vanoli

CREMONESE (3‑5‑2): Audero; Terracciano, Baschirotto, Falino; Barbieri, Payero (75' Zerbin), Bondo (27' Grassi), Vandeputte ( 58' Vazquez), Pezzella; Bonazzoli (75' Sanabria), Vardy (75' Moumbagna). All. Nicola

ARBITRO: Federico La Penna di Roma 1; assistenti Bahri-Rossi; quarto ufficiale Bonacina; Var Marini-Gariglio

MARCATORE: 91’ Kean

NOTE: Ammoniti: Bondo (C), Dodò (F), Payero (C); angoli 7-3 Fiorentina; spettatori 19.827

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