Gli ospedali fiorentini tornano in assetto - Covid

L’escalation organizzativa già prevista a giugno dal Gruppo Emergenza GeCo. Cure Intermedie al Ceppo di Pistoia: attivi i nuovi 18 posti letto


Firenze – Ha aperto  all’ospedale San Giovanni di Dio il reparto per pazienti Covid con disponibilità fino a 20 posti letto. L’area individuata è quella del reparto di Osservazione Breve (OBI) al primo piano del padiglione Vespucci, con i pazienti Covid in un unico padiglione dedicato. I pazienti in ingresso al Pronto Soccorso del San Giovanni di Dio che dovranno essere ricoverati in OBI Covid ma anche quelli provenienti da altri presidi ospedalieri che giungono in ospedale col 118 o con mezzi propri, raggiungeranno il reparto attraversando il DEA e seguendo un percorso dedicato, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza igienico-sanitarie.

Quelli con sintomi sospetti per Covid, eseguono, invece, il tampone in tenda pre-triage e restano in isolamento fino all’arrivo della risposta nel Reparto Bolla (10 posti letto) al primo piano.Qualora invece tali pazienti necessitassero di cure intensive, queste saranno prestate in shock room o in altra stanza singola del Dea.

La necessità di aprire il reparto Covid al San Giovanni di Dio è stata evidenziata dal gruppo di lavoro denominato Geco (Gestione Emergenza Covid) che si è costituito a giugno presso l’ospedale con l’obiettivo della messa a punto di un piano intraospedaliero di organizzazione per far fronte al riemergere eventuale della pandemia da Covid-19.

La presa in carico presso il San Giovanni di Dio di pazienti infetti bisognosi di ricovero, era stata quindi pianificata per tempo come ipotesi da attuare nel caso di veloce occupazione di posti letto nei reparti di Malattie Infettive quale prima risposta aziendale in caso di nuova ondata pandemica.

L’attuale strategia aziendale, salvo evoluzione progressione della pandemia, è quella di mantenere al massimo possibile l’attività programmata cosiddetta elettiva e non urgente del San Giovanni di Dio. Tale attività, nella precedente fase, quando è stata sospesa, ha avuto il solo scopo di liberare spazi per accogliere malati Covid ma anche per ridurre al minimo i contatti intraospedalieri tra pazienti infetti e non.

Tra gli ospedali fiorentini della Ausl Toscana centro, da lunedì scorso 16 posti letto Covid sono a disposizione anche nel presidio di Santa Maria Nuova, nel cuore di Firenze. Da settimane, invece, è tornato in assetto Covid, in linea con la riorganizzazione della rete dell’assistenza ospedaliera aziendale, Santa Maria Annunziata a Ponte a Niccheri. Nell’ospedale Covid di riferimento per l’area fiorentina, tra Malattie Infettive e Medicina ci sono 35 posti letto Covid mentre restano 6 i posti dedicati Covid in Terapia Intensiva.

Da ieri inoltre sono operativi nell'area pistoiese i 18 nuovi posti letto di Cure Intermedie, (dei 72 complessivi che verranno progressivamente attivati,) realizzati al Ceppo, nel vecchio ospedale. Nel pomeriggio sono iniziati ad arrivare i primi pazienti per il ricovero in dimissione dall'Ospedale San Jacopo di Pistoia.

Inaugurati lo scorso luglio, dopo una ristrutturazione effettuata a tempo di record, come previsto anche dalla normativa regionale, i nuovi posti letto sono stati attivati per integrare le cure ospedaliere e sono destinati ai pazienti acuti che, una volta dimessi dall'ospedale, potranno proseguire il ricovero nella nuova struttura sanitaria territoriale attrezzata, e completare così il proprio percorso assistenziale e clinico.

Rappresentano, quindi, un punto di raccordo fondamentale tra l'ospedale per acuti ad alta intensità assistenziale ed il territorio, con la medicina generale, per la cura dei pazienti a media e bassa intensità assistenziale, per lo più cronici. I nuovi posti letto sono a disposizione anche per ricoveri disposti da Medici di Famiglia al fine di ridurre i ricoveri impropri, con minori disagi per i pazienti che continueranno ad essere curati al Ceppo, sempre dagli operatori dell'Azienda Sanitaria.

Il team medico, prevalentemente composto da specialisti geriatri, è diretto dal dottor Carlo Adriano Biagini, che è responsabile clinico delle Cure Intermedie del Ceppo e direttore della struttura complessa di Geriatria; quello infermieristico e OSS è invece coordinato dalla dottoressa Lucia Cirillo. In reparto è stata prevista anche la presenza dei fisioterapisti, coordinati dal dottor Simone Bonacchi, per le attività di valutazione funzionale, riabilitazione e couseling per i familiari.

"I posti letto del Ceppo rappresentano uno dei punti cardine nell'ambito delle strategie aziendali anche per fronteggiare l'attuale fase dell'emergenza sanitaria: al momento le nuove degenze del Ceppo servono, da un lato, ad assicurare la continuità delle cure ai pazienti e, dall'altro, a lasciare liberi nei presidi ospedalieri i posti letto per accogliere i pazienti acuti. A seconda dell’andamento epidemiologico del Covid19, l’Azienda valuterà la possibilità di utilizzare il reparto per i pazienti Covid, così da favorire la dimissione ospedaliera dei pazienti ancora positivi in fase post-acuta " - ha spiegato il dottor Daniele Mannelli, direttore della rete sanitaria territoriale aziendale e responsabile del presidio del Ceppo.

I quattro setting dedicati alle Cure Intermedie sono stati ricavati all'interno del terzo e quarto piano, praticamente speculari, del Padiglione denominato "Cassa di Risparmio", dove prima del trasferimento nel nuovo ospedale (nel 2013) vi erano reparti medici e ambulatori: i posti letto sono 36 per piano e suddivisi in quattro moduli.

Mannelli ha anche precisato che, in relazione all'evoluzione del quadro sanitario, oltre alla trasformazione degli attuali setting in "posti letto Covid", potranno anche essere progressivamente aumentate le degenze fino al completo utilizzo della struttura.

"L'invio dei pazienti dai reparti ospedalieri prevede un coinvolgimento strutturato del Nucleo di bed management con l'Agenzia di Continuità Ospedale Territorio (ACOT), quale proiezione territoriale nei presidi ospedalieri e punto nodale di riferimento dei percorsi di dimissione dei pazienti complessi", ha aggiunto la dottoressa Silvia Mantero, che è anche Direttore UFS Valutazione bisogni e identificazione risposte continuità assistenziale. In pratica si realizza una vera continuità ospedale-territorio attraverso il potenziamento di quest'ultimo. 

Redazione Nove da Firenze