Furto in uno “store” di via Pistoiese: ladri “colti con le mani nel sacco”

La polizia arresta tre 21enni marocchini: avevano riempito dei borsoni di scarpe e abbigliamento sportivo. 835 migranti saranno accolti nella Città metropolitana. Bambini rom, minori senza diritti. FdI: “Case gratis: una vergogna il regalo del Comune di Prato ai sinti”. Rapporto Irpet: il valore aggiunto della comunità cinese a Prato


Ieri sera la polizia ha arrestato tre ladri sorpresi all’opera all’interno di uno megastore di via Pistoiese. Poco prima della mezzanotte, appena è scattato l’allarme del negozio, la volante di zona si è avvicinata per il controllo e gli operatori si sono subito accorti che una delle porta di sicurezza era stata forzata ed era stata lasciata aperta. Una volta entrati nei locali dell’esercizio gli agenti si sono trovati di fronti tre giovani cittadini magrebini che stavano riempiendo dei borsoni da palestra con scarpe e abbigliamento sportivo arraffato dagli scaffali. I malviventi hanno immediatamente lasciato la refurtiva a terra e si sono dispersi proprio tra i tanti scaffali. Nel frattempo, coordinate dallaSala Operativa 113, si erano avvicinate anche due pattuglie della Squadra Mobile: un equipaggio si è unito alle ricerche all’interno dell’area commerciale mentre l’altro si è appostato fuori. Così, dopo qualche istante, è saltato fuori prima una ladro e poi un altro, entrambi però non molto propensi a finire in manette; i due si sono infatti scagliati contro i poliziotti che alla fine hanno avuto la meglio, bloccandoli. Nella circostanza due operatori hanno anche riportato lievi contusioni. Ma approfittando della confusione, il terzo complice è riuscito a dileguarsi passando da un’uscita di emergenza; tuttavia la sua libertà è durata pochi minuti: la polizia lo ha trovato nascosto dietro la recinzione di una struttura confinante. Tutti è tre dovranno ora rispondere del reato di furto aggravato in concorso.


La consigliera metropolitana delegata alle Politiche sociali Benedetta Albanese guiderà un coordinamento per la ripartizione di 835 migranti che, sulla base del Piano nazionale di accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, dovranno essere accolti dai Comuni della Città Metropolitana di Firenze. 100 persone sono previste per Firenze. Nel corso della Conferenza Metropolitana, che ha raccolto stamani a Rignano sull'Arno i sindaci dei Comuni fiorentini, è emerso l'orientamento di una soluzione per aree piuttosto che per singoli Comuni. Per individuare la quota si tiene conto della popolazione dei Comuni e della loro estensione territoriale, quindi si proporranno soluzioni per aree. Risulterebbe una quota di 100 persone per Firenze; di 30 per i Comuni più grandi; quindi fasce di 20, 10, 8, 7 e 5. Chi ha già migranti accolti secondo la tipologia del Piano nazionale di accoglienza li vedrà computati all'interno della quota di pertinenza.


Rapporto dell’associazione 21 luglio: hanno il 60% di probabilità in più rispetto ai coetanei non rom di essere segnalati ai servizi sociali, 7 possibilità su 10 di essere adulti discriminati per la loro etnia, 1 possibilità su 5 di non andare mai a scuola e nessuna di accedere a un percorso universitario. “Gli appartamenti che il Comune di Prato vuole ristrutturare coi soldi della Regione a favore principalmente di Rom e Sinti devono essere assegnati prima ai cittadini pratesi che ne hanno bisogno. Siamo pronti a fare le barricate affinché l’amministrazione cambi il testo di quella delibera, che così com’è stata scritta suona come uno schiaffo ai tanti pratesi che vivono in situazione d’indigenza, pagano le tasse e continuano a essere dimenticati dal Comune”. E’ con queste parole che il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia e candidato governatore Giovanni Donzelli commenta la delibera con cui il Comune di Prato ha annunciato di voler ristrutturare un’antica casa colonica, con destinazione – recita il testo – “per famiglie a forte rischio di emarginazione, in particolare RSC (Rom, Sinti e Camminanti, ndr)”. “All’amministrazione pratese concediamo 24 ore di tempo per cambiare il testo di quella vergognosa delibera, che grida vendetta davanti alla dignitosa povertà di tanti cittadini pratesi. Altrimenti – spiega Donzelli, insieme al portavoce pratese Fdi Gianni Cenni e al dirigente nazionale Cosimo Zecchi – venerdì mattina daremo vita a iniziative eclatanti per difendere i diritti degli italiani. La delibera di giunta 67 del 31 marzo 2015 parla chiaro: il Comune di Prato intende ristrutturare un’antica casa colonica per un intervento di edilizia abitativa in favore di famiglie Rom, Sinti e Camminanti. Uno schiaffo inaccettabile al buon senso. Faggi – conclude Donzelli - abbia il coraggio di non rinnegare spudoratamente ciò che ha firmato e cambi quella delibera”.


La via dell'integrazione, sociale ed economica, è una necessità: l'unica capace di portare vantaggi a tutti, alla comunità cinese e al resto dell'economia pratese. L'unica strada per lo sviluppo del distretto industriale. E' la tesi che emerge dall'ultimo rapporto Irpet sulle imprese e la comunità cinese a Prato presentato alla fine di marzo. Dati - quelli pubblicati dall'istituto regionale per la programmazione economica - che confermano il primo studio presentato un un anno fa e che dicono che il contributo al Pil del 'distretto parallelo' (sempre meno parallelo e sempre più convergente) è ben superiore a quello demografico.

I numeri

I cinesi a Prato sono il 9 per cento di tutta la popolazione, anche se i residenti 'veri' – era stato ipotizzato l'anno scorso - potrebbero benissimo essere 40-45 mila contro i soli 17mila iscritti all'anagrafe. Consumano (e spendono) per 172 milioni di euro, che è il 5 per cento del totale (e dunque la metà del loro peso demografico). Ma la comunità cinese contribuisce per l'11 per cento al Pil provinciale, 705 milioni, e gli investimenti valgono l'8 per cento, ovvero 125 milioni. Le esportazioni incidono per il 33 per cento. Cifre non trascurabili. L'Irpet l'anno scorso aveva quantificato in due miliardi l'anno la produzione del distretto 'cinese', con oltre cinquemila imprese presenti sul territorio. Se non vi fosse la comunità cinese, spiega ora l'Irpet, il Pil della provincia di Prato sarebbe più basso del 22 per cento, considerando effetti diretti, indiretti e indotti. Il valore aggiunto delle imprese non cinesi si ridurrebbe del 9 per cento, mentre le importazioni regionali ed estere si ridurrebbero del 36 e 39 per cento.

Tra criticità e opportunità
Certo non sono tutte rose e fiori. Da sempre le opinioni sulla comunità cinese a Prato si dividono tra pessimisti e ottimisti. I primi ritengono che il loro insediamento abbia solo prolungato l'agonia di settori industriali oramai maturi e modalità organizzative non più sostenibili impedendone l'ammodernamento. Gli ottimisti sono convinti che abbia portato invece nuove risorse umane e un modello produttivo tuttora vitale. C'è anche una terza via, fatta di un intreccio di opportunità e rischi. Sicuramente c'è un problema che riguarda la sicurezza sul lavoro e il rispetto delle regole, che la Regione ha affrontato con un progetto mirato tenuto a battesimo l'anno scorso e che prevede il controllo di 7.700 aziende in tre anni: oltre cinquemila a Prato, le altre tra Firenze e Pistoia. Un progetto, su cui si è soffermato anche oggi il presidente della Toscana Enrico Rossi, che prevede anche un patto per la regolarizzazione ed emersione delle imprese non in regola, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria e gli ordini professionali.

Un po' più radicati, con qualche problema a scuola
Nel 2013 il 78% dei residenti cinesi con non più di 17 anni era nato a Prato. E' un segno di progressivo radicamento sul territorio. Ma va anche detto che complessivamente i residenti cinesi nati a Prato sono solo il 23%: non molti di più di quanti (il 17%) erano nel 2005, con il 73% degli immigrati che risulta ancora nato all'estero. I ragazzi cinesi studiano, ma forse meno che altri. Sono pochi infatti quelli che vanno alla scuola dell'infanzia (il 46% contro il 38% del 2005). E solo il 63% frequenta le scuole superiori, in lieve calo rispetto al 2006 e in controtendenza rispetto all'impennata di altre etnie.

Dalle confezioni al tessile e il terziario
I cinesi confermano anche la loro forte propensione all'impreditorialità. A giugno 2014 le imprese gestite da cittadini cinesi erano il 17 per cento di tutte quelle della provincia: 39 imprese ogni cento cinesi in età attiva. Rispetto alle sole ditte individuali, quelle cinesi arrivavano addirittura all'88 per cento. Ma l'imprenditorialità cinese si sta progressivamente diversificando. Un tempo c'erano solo confezioni, oggi cresce il peso del tessile. Cresce anche il peso del terziario, commercio (all'ingrosso) e ristoranti davanti a tutto. Gli imprenditori cinesi sono più simili oggi ai loro colleghi pratesi. Nella comunità cinese cresce anche la voglia di partecipare. E questo dovrebbe aiutare l'integrazione. Con il valore aggiunto di una rete di relazioni internazionali e con il loro paese di origine.

Redazione Nove da Firenze