Flotilla, il racconto di Bundu e Salvetti

"sono state 48 ore di tortura fisica e psicologica"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 Maggio 2026 16:03
Flotilla, il racconto di Bundu e Salvetti

"Siamo tornati: dalla fabbrica ex GKN di Campi Bisenzio — dove solidali e operai tengono aperta ogni giorno una battaglia per la dignità e per un altro modello produttivo — raccontiamo quello che è successo in acque internazionali e quello che continua ad accadere in Palestina". Antonella Bundu e Dario Salvetti stamani hanno tenuto una conferenza stampa alla ex GKN dopo il rientro in Italia.

"Prima di tutto: grazie. Ai gazawi e alle gazawe che hanno manifestato per la Flotilla mentre erano sotto le bombe. Alle resistenze di tutto il mondo che ci hanno tenuto compagnia da terra. Ai compagni e alle compagne che hanno cantato Bella Ciao nelle loro lingue: ci ha dato forza sapere di non essere sole e soli.Il sequestro è avvenuto in acque internazionali, questo deve essere chiarissimo e non normalizzato. Un gommone si è avvicinato alle imbarcazioni: ci sono state teste di cuoio che hanno sparato sulle barche con persone a bordo. Ci hanno sequestrato i passaporti. Da quel momento eravamo numeri dentro una nave con quattro container. Tecnicamente non possiamo che ritenerlo un campo di concentramento in miniatura e galleggiante.

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Le 48 ore che sono seguite sono state tortura fisica e psicologica. Siamo tra i fortunati che non riportano nessuna lesione fisica permanente per ora, e gli impatti psicologici a lungo termine restano da valutare. Ogni spostamento veniva eseguito con le mani legate da fascette dietro la schiena e la testa abbassata. Si dormiva rannicchiati nei container come in un carro bestiame, dal freddo della notte. In prigione la tortura era non farti dormire.La foto che ha fatto il giro del mondo — i sequestrati inginocchiati nel porto — era in realtà uno dei momenti più leggeri.

Quello che non è stato ripreso: il tunnel di sbarco dove i militari israeliani ti malmenavano al passaggio. Il cannone ad acqua con liquido giallo. Gli spari di bossoli con pallini. La gabbia di ferro 1,5 per 1,5 metri in cui ci spostavano. I due minuti concessi per parlare con un avvocato, dopo aver rifiutato di firmare che eravamo "entrati illegalmente". Il taser al collo appena sbarcata dalla nave prigione, coricata sul pontile mentre canticchiavano canzoncine. Lo spogliarsi di pantaloni, scarpe e maglietta.Ci riprendevano perché erano fieri di quello che facevano, godevano nella sofferenza.

Quello che abbiamo vissuto non è nulla rispetto a quello che succede al popolo palestinese ogni giorno. Noi avevamo il privilegio di sapere che, prima o poi, sarebbe finita. Loro no.Fa quasi sorridere, allora, che ci si stia tanto indignando per Ben-Gvir, che è uno schermo che consente di non parlare del problema reale. Il sistema che abbiamo incontrato era oliato, collaudato e con amplissimo consenso. C'era una macchina amministrativa enorme e la sensazione che nessuno stesse solo "eseguendo gli ordini": sembravano tutti convinti.

Il Mediterraneo è il mare più controllato al mondo — avevamo droni di stati e agenzie internazionali sopra la testa ogni giorno. Una nave cargo-lager non può non essere vista. Non è stata non vista: è stata ignorata.L'unica risposta è il boicottaggio complessivo. L'economia del regime sionista regge per il cinquanta per cento su sicurezza, esercito e sostegno internazionale. Con un boicottaggio non durerebbe. L'immagine di una barca a vela contro una nave militare è il simbolo di questo viaggio — e dice tutto sul rapporto di forze che vogliamo ribaltare.Proseguiamo la mobilitazione fino a quando non saranno interrotti i rapporti militari, commerciali e accademici con lo Stato sionista di Israele.

Fino a quando non saranno liberi tutti i prigionieri politici palestinesi, in Italia e nei territori occupati. Fino a quando l'occupazione non avrà fine", concludono Bundu e Salvetti.

Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, afferma: 

"Antonella Bundu è la candidatura a Sindaca attorno a cui è nata Sinistra Progetto Comune, per questo non potevamo mancare alla conferenza stampa di oggi, per ribadire il nostro sostegno agli equipaggi di mare e di terra della Global Sumud Flotilla, oltre che al Collettivo di Fabbrica ex GKN e a uno dei suoi protagonisti, quale è Dario Salvetti.

La testimonianza di oggi documenta crimini che il governo israeliano ha commesso con la piena consapevolezza dei governi europei, incluso il nostro che non ha ancora sospeso la fornitura di armi.

Chiediamo al Comune di Firenze di fare pressione su ogni sede istituzionale disponibile perché venga interrotta ogni forma di complicità. Il privilegio di sapere che "prima o poi sarebbe finita" non appartiene al popolo palestinese. Finché non cambia, la nostra pretesa non cambia", conclude Palagi.

“Il rilascio degli attivisti della Global Sumud Flotilla, tra cui Antonella Bundu e Dario Salvetti, non cancella la gravità di quanto accaduto. Israele ha fermato in acque internazionali equipaggi civili impegnati in un’azione pacifica e umanitaria verso Gaza: un fatto inaccettabile, che deve essere condannato con chiarezza dalle istituzioni europee”. Lo dichiara l’europarlamentare Pd-S&D Dario Nardella, a margine della riunione del Comitato per gli Affari Economici e Finanziari, Sociali e dell’Istruzione dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo che si è tenuta ad Istanbul, Turchia.“L’atto di impedire che gli aiuti umanitari raggiungessero una popolazione assediata non può essere considerata autodifesa da parte delle forze israeliane.

Il trattamento riservato agli equipaggi della Flotilla, sotto la responsabilità politica del governo Netanyahu e del ministro Ben-Gvir, resta un fatto gravissimo e lesivo del diritto internazionale” aggiunge Nardella. “Gaza continua a vivere una catastrofe umanitaria di proporzioni storiche: migliaia di civili uccisi, ospedali distrutti, bambini vittime della guerra, un’intera popolazione allo stremo”.“Il governo italiano e l’Unione europea devono pretendere da Israele piena chiarezza su quanto avvenuto, l’accertamento delle responsabilità e garanzie concrete perché simili azioni non si ripetano.

Il Mediterraneo non può diventare il luogo dell’impunità. Il diritto internazionale umanitario non è facoltativo: vale per tutti, senza eccezioni” conclude Nardella.

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