Rubrica — Running

Firenze Marathon, polemiche ed offese alla medaglia: Evviva Clet

L'arte contemporanea fa sempre discutere, se così non fosse non sarebbe viva e l'artista non sarebbe un genio


I commenti alla medaglia dell'edizione 2018 che hanno accompagnato la presentazione sui Social della Firenze Marathon sono emblematici quanto il simbolo scelto per rappresentare la corsa per antonomasia.

 Clet, artista stimato in tutto il mondo tranne che a Firenze, città nella quale anziché vedersi offrire spazi didattici ed artistici ha trovato multe e demolizione di opere, è stato chiamato a realizzare l'immagine del premio di fine corsa. Una scelta coraggiosa, provocatoria e per questo culturalmente interessante.

Clet ha giocato con l'Uomo vitruviano creando il terzo movimento all'interno del quadrato e del cerchio: la corsa.
Clet ha dichiarato a Palazzo Vecchio, durante la presentazione: "La corsa è uno sport in cui l'uomo è solo con il proprio corpo che nudo e puro viene messo alla prova" da qui la scelta di concentrarsi sulla figura umana. "Il profilo dei monumenti - ha spiegato - così come tanti simboli già visti li ho subito accantonati. Ricordando Leonardo, l'artista in assoluto, ho recuperato ciò che rappresenta l'Umanesimo che ancor più dell'architettura Rinascimentale ci caratterizza e può rappresentare Firenze nel mondo".  

Risultato? "Brutta" "Orrenda" "Cambiatela" hanno scritto gli umanisti moderni. In tanti sul Profilo Facebook della Firenze Marathon si sono scatenati nella critica feroce, senza appello. Qualcuno ha commentato "ricorda il cartello stradale". Già, ma Clet è l'artista dei cartelli stradali. Ci sarà un rimando?
  Cos'è il genio. L'area pedonale è la rappresentazione plastica e reale dello spazio vitale di un podista. L'allenamento, la preparazione avvengono in prossimità di un cartello che riporta quel simbolo.
"Sembra un semaforo". Il verde, la strada libera davanti per poter distendere gambe e braccia al ritmo dei battiti cardiaci.
Tutte suggestioni. Le stesse che si possono provare in un bacio classico tra due profili di marmo, nei lineamenti di un volto dipinto, nei particolari di una cesellatura. Cambiano i materiali, le forme si adattano al contesto storico, ma il più è lasciato all'interpretazione personale.  

 Il blu non è piaciuto, peccato sia il colore del logo della Firenze Marathon. In tanti, fin troppi, avrebbero preferito un "giglio" magari in campo "viola" neppure bianco. Provincialismo? Sacrilegio anche solo pensarci.
Sarebbe stato banale? Lo ammettono, i commentatori mettono le mani avanti ed accettano la "banalità" che avrebbe intriso la medaglia. 

"L'arte ed il fascino di Firenze.." "Una città riferimento dell'arte nel mondo.." "Firenze è il top dell'estetica nel mondo..". Quanta banalità può nascondersi dietro la critica.

"Una medaglia da bambini", borbotta qualcuno. Forse perché i bambini l'avrebbero apprezzata di più. 

Running — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it