Firenze Fiera: Becattini ancora presidente, ma a 'gettone zero'

Dall’accumulo di stipendi al lavoro "gratis"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Luglio 2026 23:35
Firenze Fiera: Becattini ancora presidente, ma a 'gettone zero'

È possibile guidare uno dei motori economici più rilevanti della Toscana, gestire piani industriali milionari e orientare lo sviluppo urbanistico di Firenze senza percepire un solo euro di compenso? In vista dell’assemblea dei soci del 30 luglio, la riconferma di Lorenzo Becattini alla presidenza di Firenze Fiera solleva un interrogativo che travalica la gestione amministrativa per addentrarsi nei meandri del potere istituzionale.

Mentre Eugenio Giani parla di un "premio" alla carriera, l'opinione pubblica si trova davanti a un paradosso: perché affidare una sfida così aggressiva a un manager che, in quanto pensionato, per legge non può essere retribuito? Sotto la superficie della continuità istituzionale si nasconde una manovra politica che puzza di conservazione, dove il "servizio gratuito" rischia di diventare l'alibi perfetto per una gestione priva di vera autonomia decisionale.

Il vulnus in questa operazione è la forzatura normativa necessaria per blindare Becattini nel suo terzo mandato consecutivo. Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale, denuncia apertamente una "forzatura delle regole" orchestrata dalla sinistra toscana. Non si tratta solo di una questione di poltrone, ma di un segnale di debolezza del sistema: la rinuncia a un manager giovane, capace di portare idee fresche e un piano industriale aggressivo, in favore di un usato sicuro.

In questo scenario, colpisce il silenzio del Movimento 5 Stelle. Quelli che un tempo gridavano allo scandalo contro le dinamiche delle partecipate sembrano oggi evaporati, assorbiti in un’inerzia istituzionale che avalla, col proprio mutismo, il mantenimento dello status quo. La meritocrazia viene così sacrificata sull'altare della stabilità politica.

Per comprendere la diffidenza dell'opposizione, Stella scava nel passato: Becattini non è sempre stato un manager "disinteressato". In passato finì al centro delle polemiche per il cumulo di tre stipendi contemporanei, un caso che sollevò dubbi etici sulla gestione degli incarichi pubblici.

Oggi la situazione è ribaltata: Becattini rientra come pensionato, impossibilitato per legge a percepire emolumenti. Ma un presidente che non riceve compenso ha davvero la forza politica — o la motivazione professionale — per scontrarsi con i propri azionisti di riferimento? Come sottolinea Marco Stella: "Non si rilancia una società facendo nuovamente presidente un pensionato."

Il rischio è che la figura del presidente diventi puramente notarile, incapace di esercitare quella pressione necessaria per risanare i conti quando questi entrano in conflitto con gli interessi dei soci controllanti. L’accusa riguarda la gestione del canone di concessione della Fortezza da Basso. Qui i numeri parlano di un cortocircuito economico. Esiste una perizia giurata, commissionata dalla stessa Firenze Fiera, che fissa il valore di mercato dell'affitto a 330.000 euro annui. Eppure, la società continua a versarne 1,2 milioni. Il calcolo è presto fatto:

  • Canone attuale: 1,2 milioni €
  • Valore perizia giurata: 330 mila €
  • Risparmio annuo "fantasma": 900 mila €

Perché Becattini non ha mai difeso questa perizia davanti ai soci pubblici? La risposta potrebbe risiedere nella composizione societaria: la Regione Toscana detiene il 47% delle quote di Firenze Fiera. In pratica, la Regione è allo stesso tempo il proprietario che riceve l'affitto (alto) e il socio di maggioranza dell'azienda che lo paga. Se Becattini avesse forzato la mano per risparmiare quei 900.000 euro, avrebbe tolto soldi direttamente dalle casse del suo principale sponsor politico, Eugenio Giani. Non aver mai presentato formalmente quella perizia o non aver chiesto una valutazione terza appare come un atto di sottomissione manageriale alle esigenze di bilancio del socio pubblico.

A questa analisi fatta di risparmi mancati e norme forzate, Eugenio Giani contrappone una visione monumentale. Per il Governatore, la riconferma di Becattini è funzionale al "Sogno Bellavista". L'obiettivo è la realizzazione del nuovo Padiglione Bellavista, un’opera architettonica destinata a raddoppiare la capacità del Palazzo dei Congressi per attrarre eventi internazionali.

Si delinea così un paradosso tipicamente toscano: da un lato l'ambizione di investire milioni in nuove cubature e grandi opere, dall'altro l'incapacità (o la mancanza di volontà) di tagliare quasi un milione di euro di costi fissi inutili. La strategia di Giani è chiara: la crescita si fa con il cemento e la continuità, non con la revisione della spesa o il ricambio dei vertici.

La vicenda di Firenze Fiera è lo specchio di una gestione delle partecipate dove la fedeltà politica sembra pesare più del bilancio. Da una parte abbiamo la visione di Stella e dell'opposizione, che chiede trasparenza sulla perizia "dimenticata" e un management giovane e retribuito (e quindi responsabile). Dall'altra la visione di Giani, che premia la continuità in vista delle grandi manovre edilizie.

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