Fiorentina, la danza del futuro passa per Castrovilli e Commisso

Sogni e speranze. Obiettivi e traguardi. Miraggi di gloria sui fantasmi della retrocessione.


L’estate della Fiorentina è stata un turbinio di sensazioni diverse, contrastanti, bellissime. C’era la voglia, anzi la certezza, di ripartire. C’era la possibilità di cancellare il passato, di girare pagina, di iniziare un nuovo capitolo della storia viola.

“Dovrei tornare tra due settimane a Firenze se il Signore mi assiste con la salute. Ho trascorso delle bellissime giornate qui, non ci metterò soltanto i soldi ma anche il cuore. Ci saranno poche vacanze, lavorerò sempre”. A parlare così, addirittura a giugno, era stato Rocco Commisso, il nuovo presidente della squadra toscana. Soldi, investimenti, programmazione. Voglia di futuro.

A un giro di boa della Serie A è arrivato il momento di tirare le somme. E non è tutto oro quel che luccica a Firenze.

I sogni estivi

“Coi Della Valle si andava in B / Invece quest’anno c’è Ribery / E’ troppo tempo che siam depressi / Oh andiamo Rocco, compraci anche Messi!”. Cantavano così i tifosi della Fiorentina dopo l’arrivo dell’esterno francese direttamente dal Bayern Monaco. Aria di novità, finalmente tornavano i campioni a Firenze, con il patron italo americano che invece di abbassare i toni e smorzare gli entusiasmi, alzava la posta in palio: “Ho dato l’ok per fare investimenti nel mercato, ma io non voglio giocatori solo per sei mesi adesso: ma a lungo termine. E il prossimo anno faremo una squadra ancora più forte. Non posso darvi nomi o dettagli, porteremo uno, due o tre giocatori nelle prossime due-tre settimane. L’importante è che ci sia voglia di investire e noi ce l’abbiamo”.

Alla fine il mercato estivo ha portato all’Artemio Franchi un mix di giocatori giovani, di talenti da far sbocciare e di giocatori dall’esperienza navigata. A fianco di Pedro, brasiliano classe 1997 arrivato dalla Fluminense, ecco Cyril Thereau, in difesa ma anche a centrocampo se le fasce sono di Pol Lirola e Dalbert Henrique, il centro è di Milan Badelj, rientrato dopo la parentesi poco felice con la Lazio, e Martin Caceres. Poi Bartlomiej Dragowski, Eric Pulgar, Kevin Prince Boateng, Valentin Eysseric.

Tra i nomi nuovi, in molti si aspettavano anche quello dell’allenatore. Vincenzo Montella aveva ereditato la Fiorentina da Stefano Pioli alla 32esima giornata, racimolando addirittura 5 sconfitte e appena 2 pareggi. Alla fine fu 16esimo posto, salvezza matematica raggiunta solo all’ultima di campionato e il misero di bottino di 41 punti. Per questo, con l’arrivo di Rocco Commisso in molti si aspettavano il nome forte: Rino Gattuso, che con il presidente condivide le discendenze calabresi, addirittura Luciano Spalletti. Alla fine niente di tutto questo.

Nonostante ciò, però, ed alla luce del mercato estivo soddisfacente con l’ingaggio di giocatori funzionali al gioco di Montella ci si attendeva quantomeno di rispettare i pronostici iniziali dei bookmaker che vedevano una Fiorentina da decimo posto, come testimoniano le quote di inizio stagione riportate dal sito di Gambling.com.

La scelta di confermare Montella

“Montella deve sapere che a me non piace licenziare i dipendenti – aveva detto Commisso in una delle prime interviste da numero 1 viola - Ho un curriculum lunghissimo di fedeltà ai miei impiegati e loro sono leali con me. Detto questo, il calcio è ovviamente un mondo completamente diverso da quello degli affari. E qualche volta sei costretto a sacrificare qualcuno”.

E l’errore primordiale, per molti, è stato proprio questo: non aver voluto cambiare subito il timone. Il presente della Fiorentina parla infatti di una squadra che si aggira nella parte medio bassa della classifica, lontana anni luce dalla tanto desiderata Europa e letteralmente su un altro pianeta rispetto ai sogni estivi. Poche vittorie, una caterva di sconfitte, con Vincenzo Montella che si è trascinato fino alla 17esima giornata.

Momento in cui è stato chiamato un allenatore navigato ed esperto come Giuseppe Iachini. Un mestierante, un tecnico con idee e carisma ma che come curriculum ha squadre del calibro di Empoli, Udinese, Sassuolo, Palermo, Siena, Sampdoria.

È lui l’uomo della rinascita? È lui l’uomo della svolta? Probabilmente no. Ma quello che serve alla Fiorentina, adesso, è il classico anno di transizione: finire il 2020 in maniera dignitosa, provando a salire sempre di più la classifica. Cogliendo i frutti di un lavoro che deve essere lento ma costante. E valorizzando i fiori appena sbocciati.

Le perle viola

Sì, perché in una stagione complessivamente deludente, c’è qualcosa di veramente importante, di bello, di unico, nella rosa della Fiorentina. E non stiamo parlando tanto di quel Federico Chiesa finito di recente nella scuderia del nuovo procuratore Francesco Totti. Non stiamo parlando neanche del carisma e della forza di Frank Ribery, vero trascinatore della viola.

Il nome, che ormai è sulla bocca di tutti, è quello di Gaetano Castrovilli. Classe 1997, centrocampista unico nel suo genere, è il vero astro nascente della rosa toscana. Intelligente, duttile, tecnico. Elegante. Tanto che in molti lo hanno paragonato a un ballerino del pallone.

Effettivamente la danza è nel suo sangue: “Quando ero piccolo mi ero iscritto a una scuola di danza classica, ma è durata meno di un anno”. Originario di Canosa di Puglia, i primi calci li tira al Minervino, per poi passare al Bari, dove in quasi otto anni compie tutta la trafila fino alla prima squadra. Qui lo nota la Fiorentina, lo acquista e lo spedisce in prestito biennale alla Cremonese, a farsi le ossa. In Serie B arrivano 52 presenze e 5 reti. Numeri che gli valgono la conferma nel ritiro estivo e la maglia da titolare della Fiorentina.

“Mi ricorda Antognoni” aveva detto Vincenzo Montella in conferenza stampa. Veloce, dinamico, capace di giocare da mezzala come da trequartista. È lui il centrocampista del futuro. Lo sa bene Roberto Mancini, che lo ha già portato in nazionale e adesso lo tiene d’occhio per le convocazioni di Euro 2020.

Lo sa bene anche Rocco Commisso che dopo aver blindato Federico Chiesa è pronto a fare la stessa cosa con lui. Perché se questo deve essere l’anno di transizione della squadra viola, è bene anche fissare alcuni paletti del futuro. Tra questi ci deve essere per forza anche Gaetano Castrovilli, corteggiato da Inter, Juventus, Roma e Borussia Dortmund. Lui però non vuole sentire ragioni: a ottobre è arrivato il rinnovo fino a ottobre 2024. “Mi piacerebbe diventare un simbolo di questo club” ha detto.

Per farlo gli basterà continuare a ballare in campo.

Redazione Nove da Firenze