C’eravamo tanto illusi, una sera e forse più. Ma la realtà a volte è altro, e la musata allora è più dura. E così, prima di affrontare la trasferta di Napoli che proprio tante cose almeno sulla carta non le promette, ti ritrovi un’altra volta a leccarti le ferite, e a guardare col fiato sospeso – di nuovo – una classifica che, con la Lazio che non strapazza il Lecce e se il Genoa fa risultato con il Bologna diventato ormai secchiello dell’acqua benedetta, fa di nuovo paura. E di brutto, anche pensando appunto che sabato prossimo sei a Napoli, davanti a gente che sconti non ne fa.
Direte: ma la partita è da giocare, e in fondo il Napoli è una squadra, non il Mostro Mangiabambini. Beh, certo: anche il Cagliari era “una squadra e non il Mostro Mangiabambini”. Già: ma i bambini se li è magnati, e alla fin fine senza nemmeno soffrire più di troppo. Un paio di contropiedi infilati bene, una difesa che si è aperta come il burro, un paio di erroracci a centrocampo – vero Fabbian? – poi un paio di difensori scegli e vispi come i briaconi dell’osteria, e poi hai voglia a buttare palloni in là alla rinfusa. O ci metti la testa, o non la sfanghi.
Eccola lì, la chiave di questa sconfitta che appena un’ora prima di entrare in campo nessuno si sarebbe aspettato. Eppure dovevano esserci anche le premesse. L’addio pieno di commozione al presidente Rocco Commisso – ma Catherine e Jospeh in tribuna non c’erano – con tanto di volantino diffuso dalla FerroFiesole, che vale la pena di riportare: Caro Presidente, con queste poche righe vogliamo salutarti e ringraziarti. Sì, dobbiamo farlo perché in questi anni hai gestito la Fiorentina con passione.
La prima volta che ci siamo visti (una delle poche) quando eri appena arrivato, e tutti chiedevano e parlavano di “moneeey”, ti dicemmo una cosa: “I tuoi soldi non ci interessano, ci interessa che tu gestisca la Fiorentina con amore e passione”. Beh, dal nostro punto di vista, a modo tuo, lo hai fatto. Magari talvolta sbagliando a chi affidarti, magari con persone incompetenti, ma lo hai fatto. Come in qualche modo, hai sempre avuto una forma di rispetto verso la Curva Fiesole, e noi questo non lo dimentichiamo.
Buon viaggio Presidente, anche da lassù, continua a tifare viola. Curva Fiesole». La gigantgografia, gli applausi, le lacrime, il minuto di raccoglimento in silenzio totale con la voce dello speaker che lo ha rotto per il messaggio della società. Via, giù, voleva dire un pomeriggio da lupi famelici, un pomeriggio per tre punti da azzannare con i denti grondanti sangue.
E invece. Un pomeriggio che, tra Como-Torino e poi il Franchi, mi ha fatto rivivere un bel paio di amarezze, a vedere un paio di giocatori, almeno. Baturina del Como e Salvatore Esposito del Cagliari, che la Banda Pradè – ma con lo zampino anche del De Cuius? Chiediamocelo, per onestà – ha voluto lasciare in mano altrui. Due che avrebbero fatto la differenza, a Firenze. Oggi poi. Oggi che c’era prima di tutto da evitare di dare punti di riferimento – Baturina – e oggi che c’era da sacrificarsi per mettersi alle calcagna a uomo del direttore d’orchestra avversario, e magari anche travestirsi da mezzocampista illuminato e ispirare, vedi Salvatore Esposito. Per non parlare di Yerri Mina: grezzo e sporco e poco raffinato, ma quanto determinante là in mezzo, a scanso dei vari Pongracic e Comuzzo che… si scansano, scusate il bisticcio delle parole, sul rispettivo avversario, lasciano fare, lasciano segnare.
Vanoli dice che “andando via Pablo Marì ci serve un altro difensore, la società lo sa e sta lavorando, è la prima che vuole accontentare, il mercato non è mai facile”. Ci serve “un” difensore”, mister? No, dai: ce ne servono almeno tre, Comuzzo e Pongracic hanno bisogno di ricambi, anzi hanno finalmente bisogno di DIVENTARE ricambi perché il livello è quello che è, e anche Gosens non è che attraversi un periodo brillante, e poi parliamoci chiaro, lui terzino non è, come non le è Harrison il quale probabilmente oggi ha perfino un po’ deluso, ma per forza, lui sa fare e deve fare altro, almeno a giudicare da quello che si è visto in giro per ogni dove ha messo tacchetti sui campi.
Beh, certo, non è che i nuovi abbiano fatto un figurone, a parte Brescianini che almeno ha avuto il merito di essere lì quando il pallone chiedeva la zampata per finire in fondo al sacco, e magari era un po’ tardi ma forse qualche possibilità di riacciuffare il risultato poteva ancora esserci. Ma gli altri? Solomon, semmai: la catena con Dodo funziona, il brasiliano sempre aver ritrovato spolvero, la fascia destra viaggia a velocità doppia, solo che magari laggiù ci vuole un pizzico di coraggio in più, nell’uno contro uno per en trare in area, nel cercare anche la porta, nel provare suggerimenti con un pizzico di gnegnero.
Già, ecco un’altra chiave: il telecronista di Dazn ha contato QUARANTA CROSS della Viola verso il centro area. Quaranta, con otto calci d’angolo e qualche palla inattiva su punizione, poche perché Guida ha fischiato pochino, e si è dimenticato troppe volte nel taschino il cartellino giallo con difensori e centrocampisti del Cagliari, siamo onesti. Cioè, in altre parole: ho grossi dubbi sull’intelligenza calcistica di troppi giocatori viola, devo ammetterlo.
Capaci di farsi irretire dalle provocazioni più che normali di una squadra scesa in campo per braccare a uomo il portapalla-direttore d’orchestra, tant’è che Fagioli non ha combinato gran che salvo qualche tentativo di filtrante e di contro qualche palla persa con ignominia, e per alzare il muro di una maginot composta di tir, pullman e carrarmati davanti a Caprile, portiere comunque di gran prontezza e bella sapienza di tempi scelti nelle prese e uscite alte; ma i millemila cross che gli sono spiovuti verso i guantoni erano tutta robetta molliccia, moscia, morbidosa, insomma facile. La riprova? Una volta una che Dodo ha messo palla tesa in mezzo, ecco la zampata di Brescianini e risultato riaperto.
Eppure no, nulla da fare: questi hanno continuato con il solito sistema dei crossetti e crossacci – quanti troppo lunghi o sversati, o lontani da maglie viola o bassi o corti o non sfruttabili – mai utili a creare pericolo. Cosicché l’unico che ci ha provato è stato il solito sacrificatissimo Gudmundsson, sono pronto a sparare a chi ne parli male, che un paio di botte sibilanti a fare la barba al palo ha provato a metterle, per non parlare poi del movimento di qua e di là, di su e di giù a cercare palla da velocizzare senza però riuscirsi, complice il troppo macchinoso e talora inebetito Ndour – ma non è che di là Mandragora facesse poi faville – e complice il troppo solitario Piccoli, tuttavia anche lui non in serata di grande spolvero.
Di fronte, un Cagliari elementare. Belle individualità, di Esposito ho detto, quel Palestra lo prenderei a occhi chiusi, Luperto e Mina in mezzo alla mia difesa personale farebbero un figurone, il piede di Ze Pedro sarà stato anche casuale in quel lancio che ha dato il via al primo gol ma non ci credo, e comunque attenzione, ripartenze, corse, palla che si muove; di qua possesso sterile, giochesse e tacchetti e tocchetti nello stretto affollato, idee zero, voglia di provarci ancora meno. Non siamo tornati a certe serate da incubo, sul piano di quelle che si vede, ma contava il risultato, e non è venuto, anche e soprattutto perché non l’hanno meritato, due soli tiri nello specchio della porta in cento minuti di partita, e chissenefrega del 68% di possesso palla e di 8 corner a 3.
Bene, anzi malissimo. Si torna al Franchi martedì, arriva il Como in Coppitalia, mammamia quello visto contro il Torino fa davvero spavento, meglio ragionarci su un attimo se ne vale la pena davvero. Poi si va a Napoli, e lì boh, di sicuro come ho detto sconti non ne fanno, se arriva qualcuno pronto da buttare nella mischia tra difesa e centrocampo e magari anche davanti perché chissà se Kean rientra e comunque anche lui quest’anno diciamocela tutta… Poi viene il Toro, poi si torna a Como e intanto riparte la sarabanda della Coppetta che il povero Rocco due volte ha sognato e invece. Dai, fatelo almeno per lui.
FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Dodò, Comuzzo, Pongracic, Gosens (59' Harrison); Ndour (59' Brescianini), Fagioli, Mandragora (45' Fabbian); Solomon (82' Fortini), Piccoli, Gudmundsson. A disp: Lezzerini, Ranieri, Nicolussi Caviglia, Fazzini, Kospo, Christensen, Kouadio, Braschi, Balbo. All. Vanoli.
CAGLIARI (3-4-2-1): Caprile; Zé Pedro, Mina, Luperto; Palestra, Mazzitelli (79' Prati), Adopo, Obert (79' Idrissi); Se. Esposito, Gaetano; Kilicsoy (71' Borrelli). A disp.: Sherri, Rodriguez, Cavuoti, Dossena, Ciocci, Pavoletti, Trepy, Luvumbo. All. Pisacane.
ARBITRO: Marco Guida di Torren Annunziata; assistenti Bindoni-Colarossi, quarto ufficiale Bonacina; Var Di Paolo-Di Bello
MARCATORI: 31’ Kilicsoy (C), 47’ Palestra (C), 74’ Brescianini (F)
NOTE: ammoniti Pongracic (F), Caprile (C), Mina (C), Ze Pedro (C), Comuzzo (F); angoli 8-3 Fiorentina; spettatori 20.456