Fanno notizia i semafori della Tramvia, ma i pedoni possono aspettare

L'animo motorizzato del capoluogo analizza le nuove intersezioni della mobilità su ferro, ma dimentica la tradizione pedonale


All'indomani dell'inaugurazione della nuova Linea T1 Leonardo da Scandicci a Firenze Careggi, la Tramvia in sede protetta fa discutere. Il traffico condensato ai semafori e registrato in aumento presso le intersezioni semaforiche fa intimorire in vista dell'autunno, tanto da dedicare il dibattito ai possibili correttivi. Il motivo del contendere? I mezzi a motore non possono aspettare, i pedoni invece aspettano da sempre.

Il fatto che il trasporto pubblico su ferro, lungo le rotaie, avrebbe richiesto di inserire il parametro della precedenza è ben noto sin dai primi anni del 2000 ed ha già creato ansia nel 2010 quando Firenze ha scoperto l'intersezione tra via della Scala e viale Rosselli o ancora del viale Rosselli con via Jacopo da Diacceto. Un punto delicato che ancora negli ultimi tempi ha creato disagi alla circolazione.

Il punto fondamentale sembra essere l'attesa, un parametro inconcepibile per i mezzi a motore, mentre sembra essere naturale per i pedoni.
Perché se da un lato ci sono semafori di nuova generazione "intelligenti" ed ottimizzati dalle centraline che registrano i passaggi del tram, liberando di volta in volta il transito ai veicoli pubblici o privati, dall'altra ci sono gli attraversamenti tradizionali, quasi dei monumenti a tempo. In alcuni casi si potrebbe parlare di clessidre.

Un caso emblematico è quello di piazza Beccaria, ma se ne segnalano tanti da Porta Romana a piazza Libertà, sul Lungarno Pecori Giraldi ed altri ancora.
Piazza Beccaria, che dalla riqualificazione dell'area attorno alla Porta alla Croce che vide la creazione delle nuove aiuole, vive oggi una seconda fase di ristrutturazione con il restyling di via Gioberti, propone un attraversamento leggendario.
I pedoni si incontrano sotto la porta dove si lasciano il passo visto che l'attraversamento è graduale: tocca attendere a lungo il proprio turno per godere di pochi istanti di libero passaggio. Attendere poi nuovamente per un altro rapido passaggio. Due step. Stop and Go. Per pochi metri lineari.

Colpa dell'Amministrazione? Potrebbe trattarsi di buonsenso e rispetto. Parlare di temporizzazione semaforica nel giorno che registra l'ennesimo investimento di un pedone che attraversava le strisce pedonali, sembra essere sintomatico di una città che migliora la sua mobilità elementare, che si è data delle precedenze, ma non delle priorità.

La predisposizione a rallentare in prossimità di un attraversamento pedonale, a prescindere se sia occupato o meno dal passaggio di un pedone, così come vorrebbe la prassi, non sembra essere propria del motorizzato tipo che circola sulle strade fiorentine.
Per questo motivo zebre sfornite di semaforo sono spesso temute ed evitate.   Un costo per la collettività, un deterrente indispensabile che a volte viene persino ignorato, aumentando altri costi come quello esistenziale in primis e sanitario.

Antonio Lenoci