Ammirare Firenze dall’alto significa perdersi nelle geometrie rosso porpora dei tetti medicei e nell'imponenza della Cupola del Brunelleschi, una prospettiva che oggi i droni rendono accessibile come mai prima d'ora. È un’esperienza che trasforma la città in una tela vivente, ma che richiede molto più della semplice abilità di pilotaggio.
Dietro la bellezza di queste immagini si nasconde infatti un complesso labirinto normativo che spesso scoraggia anche i professionisti. Esiste una persistente confusione tra ciò che l'amministrazione comunale può disporre sul territorio e ciò che le leggi aeronautiche nazionali impongono nello spazio aereo.
Nel 2021 il Comune di Firenze ha ufficializzato un aggiornamento normativo fondamentale: l'eliminazione dell'obbligo di presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività allo Sportello Unico Attività Produttive per il sorvolo con droni. Questa semplificazione riguarda anche le operazioni in aree critiche regolate dal protocollo ATM-09, ovvero le zone geografiche UAS dove i criteri di sorvolo sono particolarmente stringenti. Nonostante la rimozione di questo fardello burocratico locale, l'attività resta rigorosamente vincolata ai criteri fissati da ENAC.
Approfondimenti
Nonostante la semplificazione amministrativa, i conflitti di competenza emergono regolarmente durante eventi come lo "Scoppio del Carro". È essenziale comprendere una distinzione legale netta: il Comune può gestire l'occupazione del suolo pubblico o vietare l'accesso a droni all'interno di aree recintate, ma non possiede sovranità sullo spazio aereo. Quest'ultimo è competenza esclusiva dello Stato tramite ENAC.
Sulla questione, il pilota certificato Jacopo Bianchi offre una testimonianza chiave: "Il Comune di Firenze, qualche anno fa, per utilizzare il drone, voleva la scia. Poi l’Enac mandò una lettera all'Associazione Nazionale Comuni Italiani dicendo che i comuni non potevano controllare lo spazio aereo e il Comune si adeguò".
Questa precisazione è vitale per i professionisti: il "diniego" comunale è tecnicamente limitato all'accesso fisico terrestre, mentre la facoltà di solcare i cieli spetta a chi rispetta le direttive aeronautiche nazionali.
Per operare durante i grandi eventi nonostante le restrizioni comunali nelle piazze, i piloti esperti utilizzano una strategia che unisce perizia tecnica e diritto. Decollando e atterrando da terrazze o tetti privati, bypassano i divieti di accesso alle aree pubbliche recintate, restando nel pieno alveo della legalità aeronautica.
Questa pratica garantisce l'esercizio del diritto di cronaca, tutelato dall'Articolo 21 della Costituzione, permettendo di documentare eventi di pubblico interesse anche quando le istituzioni locali pongono dei freni. La "resistenza tecnica" di decollare da una proprietà privata non è un trucco, ma un modo per garantire informazioni di qualità rispettando le gerarchie delle fonti del diritto.
La libertà di volo garantita da ENAC non è un assegno in bianco, ma comporta responsabilità civili e penali. La regola resta il divieto di sorvolare assembramenti di persone, una condizione che richiede al pilota di operare sempre in Visual Line of Sight, ovvero mantenendo il contatto visivo diretto con il velivolo.
Eppure durante l'edizione di ieri dello Scoppio del Carro, un drone illegale, probabilmente decollato da Piazza della Repubblica, è apparso sopra la folla circa quaranta minuti prima dell'evento. Bianchi, agendo da "pilota difensivo", ha immediatamente abbassato il proprio drone per evitare rischi di collisione. Volare "alla cieca" da zone distanti è una violazione delle regole VLOS che mette a rischio la pubblica incolumità e la reputazione dell'intera categoria.
Anche a Firenze la tecnologia potrebbe convivere con la tutela del patrimonio e della sicurezza, a patto di rispettare le competenze. Il futuro dei grandi eventi urbani dipenderà dalla capacità di coordinare la sicurezza terrestre con una gestione dello spazio aereo più consapevole.