Domenica al Museo: la scelta di revocare l'iniziativa

La prima domenica del mese non sarà più gratuita nei musei statali


 Cresce il dibattito sulla revoca del provvedimento di Dario Franceschini, che apre le porte dei musei la prima domenica del mese ed a Firenze è simile alla Domenica Metropolitana che apre le porte dei musei civici ai soli residenti, sempre la prima domenica di ogni mese. 

Una scelta nazionale che potrebbe ricadere anche sulla consuetudine territoriale e che fa discutere il mondo della cultura. L'incentivo avrebbe portato tanti visitatori in luoghi cui forse non si sarebbero avvicinati ma che "li ha fatti tornare" come sostiene chi appoggia l'iniziativa gratuita quale opera di divulgazione. Chi vuole rivedere il sistema fa una giusta analisi economica e sociale? 

La Presidente della Commissione Cultura Maria Federica Giuliani interviene sulla decisione del Ministro alla Cultura di revocare la prima domenica del mese gratuita nei musei statali.

“Dal 2014 ad oggi quasi dieci milioni di persone sono entrate in un museo grazie all'iniziativa del Governo Renzi “Domenica al museo”, un fatto culturale e sociale senza precedenti che ha messo al centro l'arte e la cultura come esperienza inderogabile per la crescita di ognuno di ognuno di noi e del nostro paese, esperienza che quindi non si può liquidare semplicemente per un conto economico. Queste prime domeniche del mese – aggiunge la presidente Giuliani – hanno trainato l’importante aumento dei visitatori negli altri giorni, hanno avvicinato i cittadini ai musei e alle bellezze ed alla storia delle loro città.

Sarebbe stato giusto quindi fare un bilancio di tale esperienza e semmai rimodularla, riservandola eventualmente ai residenti come avviene per la “Domenica Metropolitana” qui a Firenze o ai soli cittadini europei, limitandola magari ai musei minori per valorizzarli e farli conoscere maggiormente. Il provvedimento invece – conclude la presidente della Commissione cultura di Palazzo Vecchio Maria Federica Giuliani – ha il sapore di chi vuol fare solo i conti piuttosto che cultura, un desiderio di discontinuità politica che penalizza la cultura e i cittadini”.

Redazione Nove da Firenze